Comunicare è come vivere

E ci sono mille modi diversi per farlo, perché ci sono miliardi di persone che comunicano.

E comunicare è alla base di ogni tipo di relazione. Se sei un’ottimo comunicatore di sensazioni e sai usare le parole giuste, avrai i risultati che ne conseguono.

Se, al contrario, non sapete esprimere alcunchè se non in maniera confusa e scorretta, avrete relazioni confuse e scorrette.

Così, se la vostra comunicazione, attraverso un sito web, una pagina Facebook, o attraverso qualsiasi altro mezzo non è chiara, efficace, non instaurerete alcuna relazione positiva con gli utenti. Non avrete alcun feedback positivo quindi avrete speso tempo e denaro per nulla.

Buttato.

Ed insistete: ho un sito, una pagina Facebook, mando in continuazione e-mail per presentare la mia attività, io comunico!! Vero!

Forse gli strumenti usati per comunicare non sono stati impiegati nella giusta maniera. Ci avete pensato?

Ingredienti di primissima qualità e tutti gli strumenti migliori per assemblarli non sono sufficienti per creare un pasto da gourmet!

Alla base di tutto stanno le persone, che con la propria professionalità/creatività assemblano, impastano, cuociono e presentano in modo eccellente. Questo darà un risultato ottimo!

Se vi è chiaro il concetto: potete avere il miglior Mac a disposizione, tutti gli strumenti perfetti per creare una comunicazione che vi darebbe un ritorno spettacolare, ma se non avete chi giostra il tutto, chi è capace di assemblare, creare, ideare, analizzare, monitorare, il risultato non arriverà mai.

Ed è per questo motivo che soffro di continui attacchi di nausea quando navigo e visito siti inesistenti, pagine facebook senza senso, e contemporaneamente parlo con utenti che non si capacitano dei motivi per i quali non abbiano ritorno dalla propria comunicazione!!

La differenza la fa il professionista: in qualsiasi professione.

 

Come tenere in forma il sito web e la vostra comunicazione aziendale

Approfittando del momento adatto.

Non penserete, per caso, che la prova costume non vada fatta ANCHE al vostro sito e a ciò che gli gira intorno?!

Già, cari miei, arriva la bella stagione ed è tempo di relax, per certi/pochi fortunati.

Molti usano il tempo in eccesso per tirare le somme, fare una sorta di bilancio rispetto al primo semestre lavorativo dell’anno.

Anche per la comunicazione non c’è tempo migliore per rimodernarla e darle un futuro più consono alle vostre aspettative.

È questo il momento per occuparsene: per monitorare la situazione, controllando il raggiungimento degli obbiettivi, per mettere in pratica quel progetto cui avete pensato durante l’inverno e sempre rimandato per questioni di tempo.

Ma ora, davanti ad un bel bicchiere di vino bianco ghiacciato, potete tranquillamente affrontare tutto, con mente più cristallina.

L’analisi alla vostra comunicazione aziendale non dovrebbe essere relegata alla vacanza, ma far parte del normale iter che imporrebbe un monitoraggio costante. Ma se questa è la situazione, meglio tardi che mai.

Quindi tra un tuffo nel mare ed una lettura “da ombrellone”, è giunto il momento ideale per guardare a quel progetto.

Approfittate allora di questo status magico, e agite.

Scrivete, appuntatevi, chiamate la vostra Web agency di fiducia, insomma, fate in modo che proprio il periodo vacanziero possa essere il momento in cui i vostri progetti prendono il largo, o si rivedono quindi migliorano.

Ci sono ottimi professionisti in grado di portare avanti le vostre idee. E realizzarle in grande autonomia.

Non è più come un tempo, che quando eravate in vacanza voi lo era tutto il resto del globo.

Ora è possibile consultare  fornitori/professionisti per dar forma al vostro progetto! Allora approfittatene!

Vi consiglio di non confessare che vi state occupando di lavoro in una località amena. Siate comprensivi!

E poi, conclusa la telefonata, guardate l’orizzonte e raggiungete la battigia, con l’unico pensiero al cocktail da ordinare al bar, dopo aver fatto un lungo, rinfrescante bagno.

C’est la vie!

 

Sì, la scrittura è una patologia

E scrivere è magia

Se quando leggi, il contenuto si traduce in quella magia.

Purtroppo molti pensano di scrivere bene ma l’argomento è molto complesso.

La cartina tornasole della scrittura infatti è la lettura del testo.

Quando per leggerlo vi dovete soffermare, non capite il significato all’istante e dopo dieci righe avete voglia di versarvi un bicchiere di acqua, vuol dire che lo scritto non funziona (o non bevete da 24 ore!).

Il contenuto deve fluire. Come diceva Calvino nel suo “Mestiere di scrivere” ci vogliono tanti elementi, ma non sono da dimenticare la semplicità e la leggerezza.

Un testo va bene quando non dovete tradurre ogni parola non troppo chiara, ed i concetti vi risultano così lontani . Diventa tutto più difficile, così.

Un po’ come quando studiavate una materia per voi più complicata da apprendere.

Al contrario, quando leggete un testo, che sia un post o una presentazione aziendale, se lo fate d’un fiato, allora funziona.

Come bere un bicchiere di qualcosa che vi piace da impazzire. Questo dovrebbe succedere.

E poi, parlare è naturale: impariamo a parlare tutti, in una maniera o nell’altra, senza alcun insegnamento specifico.

Scrivere o leggere no. Dobbiamo andare a scuola e studiare le regole necessarie per farlo.

E non è sufficiente, perché ci vuole una bella dose di predisposizione naturale che unita allo studio e alla passione danno come risultato la scrittura di un ottimo testo.

Steven Pinker – docente di psicologia del linguaggio ad Harvard – sostiene che “La buona scrittura rende l’azione innaturale di leggere molto simile alle due azioni più naturali che conosciamo: parlare e vedere”.

Non posso che essere d’accordo, ma non è come dire che se tutti cantano, tutti sappiano cantare.

Vorrei solo farvi stare un giorno al posto mio, quando il vicino di casa si sveglia ed intona canzoni folli sotto la doccia.

Alle 6 di mattina.

Mai provato?!

Web analytics: come funziona veramente

Semplificando al massimo. Lo so, gli esperti storceranno il naso! 

Ricordate il mio articolo sulla strategia, quando dicevo che per ogni obbiettivo è necessario averne una?

Anche nella web analytics  l’approccio deve essere questo.

Prima di tutto è necessario avere una visione a 360° della nostra attività sul web, perché solo analizzando i dati in relazione ad azioni fatte precedentemente e quelle che verranno di conseguenza, riusciremo a capire l’andamento di tutto.

E  a lavorarci per far sì che funzioni ciò che vogliamo che vada a segno.

È una questione proprio di atteggiamento, di strategia, appunto.

Se noi osserviamo i flussi di navigazione con attenzione alle sessioni aperte, gli obbiettivi, il numero delle pagine, le conversioni ed altro ancora, analizzando unicamente le singole azioni, non stiamo sbagliando ma non deve essere l’unica nostra strategia, deve essere solo la base.

La differenza la fa la comprensione completa del percorso degli utenti, analizzati con un’altra lente di ingrandimento.

Il problema di web analytics, è che quando si ha a che fare con utenti non ci sono regole, perché questi non sono persone uguali, quindi con comportamenti standardizzati.

Ecco perché le difficoltà non si possono bypassare applicando regole sterili.

Oltretutto non è sufficiente leggere i dati analitici seguendo i nostri soliti obbiettivi. No. 

Bisogna verificare, misurando con i relativi strumenti – vedi KPI ( Key Performance Indicator ) , come sta funzionando la nostra strategia mentre la stiamo mettendo in pratica!!

Già, cari miei, all’interno di un lavoro di comunicazione c’è ovviamente anche questa parte, che ci permette di rilevare, in corso d’opera, come sta funzionando.

E se non sta andando troppo bene saremo in grado di calibrare il tiro, modificare, insomma di correggere e quindi di permettere al nostro cliente di spendere al meglio il suo denaro.

E non è un passaggio che si possa saltare a piè pari.

Sarebbe come volersi lanciare con un paracadute senza conoscerne il meccanismo: ti può anche andar bene una volta.

Io non rischierei.

La legge dei mi piace

Mi piace, non mi piace. Il pensiero di questa mattina.

Strettamente legata a quella del dare e avere

Se una persona vi chiede di mettere un mi piace – un like – su una pagina, certo, dipende dal grado di amicizia: se la conoscete e stimate da trent’anni è una cosa, se è un’amica dell’amico dell’amica, forse cambia.

Ma non è detto. In genere cosa fate?

Non posso rispondere per gli altri ma personalmente, se mi viene chiesto di mettere il like ad una pagina che non sia la scuola di torture ai bambini, vado a visitarla e lo faccio: ci impiego un nanosecondo. Spesso vado oltre, perché per carattere sono curiosa e guardo di cosa si tratti, ne leggo a riguardo.

Perché è semplice. No?

E qui si apre un mondo che, come anticipavo, è strettamente legato al concetto del dare e avere.

Va da sé che se nella vostra vita avete messo migliaia di like richiesti da chicchesia, così, per indole, e quando li richiedete voi non arrivano, vi farete delle domande cui di certo darete delle risposte.

I mi piace/like, questo strumento di verifica di interazione, sarebbero da analizzare da un punto di vista sociologico e psicologico relazionale ma non è questo il contesto.

Un esempio: se sulla vostra pagina, qualsiasi cosa postiate – immagine, contenuto o video – avete un utente che clicca mi piace “a mazzi”, i casi sono due: guadagna in qualche maniera dal suo click o usa il like per palesare una fortissima attrazione verso la vostra persona. 

Ora, prima di guardare i mi piace altrui, facciamo una sana disamina di come noi affibbiamo i pollici alzati e capiremo meglio la situazione.

Quante volte avete cliccato il like sull’ennesima foto della vostra amica o del vostro amico, che cambia l’immagine di profilo come voi vi cambiate le mutande, pensando cose che è meglio non dire?

Sì, a volte i mi piace li cliccano così anche gli altri.

Quelli sinceri, che non generano stupore, rimangono quelli dei familiari, dei cari amici e soprattutto della mamma: generalmente a lei basta vedere il vostro nome  scritto, che parte in preda al click incontrollato.

Ma quei click hanno un valore affettivo, sanno di “ogni scaraffone è bello a mamma sua”.

Quelli che valgono davvero sono quelli sudati, guadagnati, dopo aver scritto migliaia e migliaia di parole, quelli apprezzati da quei pochi ma sani followers che vi leggono, e attraverso le vostre parole, magari, sentono parte delle vostre emozioni. Yeah!

Sì, i guardoni del web. Parliamone.

Guardano e non favellano.

Analizzando Facebook per lavoro, realizzo ogni volta quanti siano gli utenti che entrano nelle pagine Web, nei siti, quindi guardano, e come per magia se ne vanno.

Per poi ritornare, magari.

E’ del tutto normale se stanno cercando per l’acquisto di qualsivoglia cosa, anch’io faccio così: navigo, entro, guardo, poi esco, ritorno e mi fermo solo quando trovo ciò che realmente mi soddisfi, quindi acquisto.

Ma intendo quelli che entrano sulla tua pagina Web, Social, e non mettono un commento, un mi piace. Nulla. Guardano.

Mi sono interessata alla questione ed ho trovato conferma ai miei pensieri.

C’è un’infinità di gente, iscritta a Facebook o altri social, che passa ora a leggere, cercare, guardare/spiare ma molto raramente si palesa, mettendo un like, un commento.

Sono i voyeur del web. A me personalmente danno fastidio, non troppo, ma mi chiedo sempre il perché.

Un altro discorso è se  ci sono persone che ti spiano, quindi guardano il tuo profilo solo per sapere cosa fai, dove vai: questo mi inquieta un attimo.

Ma la tecnologia in questo ci aiuta? Ci sono strumenti che ti permettono di sapere chi spia la tua vita, tra le persone che hai accettato come amici?

Dopo essermi documentata, sono molto ma molto dispiaciuta ma devo dirvi che, ad oggi, non esiste alcun modo per scoprire chi visita il vostro profilo Facebook.

Ricordo che un tempo c’erano applicazioni facilmente reperibili che promettevano di guardare le attività degli amici e/o di scoprire l’identità dei visitatori.

Proprio i gestori di Facebook hanno bandito questo tipo di soluzioni e hanno annunciato che:

“Facebook non fornisce applicazioni o gruppi che permettono agli utenti di visualizzare chi ha visitato i profili o le statistiche sulla frequenza con cui un determinato contenuto è stato visualizzato e da chi“.

Meno male, essere spiati può anche far piacere, ma non in questo modo.

Oppure sì?!

Gli obbiettivi della comunicazione – Parte 2 –

S.M.A.R.T. –  Obbiettivi raggiunti

Lo so, la teoria sugli obbiettivi è un affare complesso, metterlo in pratica non è uno scherzo, ma vi garantisco che SMART, ideata da Peter Drucker, è praticamente un Vangelo.

Siamo nel lontano 1951 quando viene pubblicato per la prima volta il suo “The Practice of Management”, la gestione per obiettivi, uno dei trenta e più libri scritti da questo economista, esperto in management, austriaco, naturalizzato statunitense.

In seguito viene menzionato infinite volte, per esempio in un testo, “Management Review”, di elevato interesse, scritto da George Doran, Arthur Miller e James Cunningham.

Sempre la teoria SMART, attraverso la quale si creano obbiettivi che aiutano il business, qualsiasi esso sia.

Cinque criteri per impostare la vostra strategia. Abbiamo visto che senza strategia non si arriva da nessuna parte, perciò analizziamo questi 5 punti/criteri di SMART. E applichiamoli al settore lavorativo che ci interessa.

Un acronimo: Specific, Measurable, Attainable, Relevant, Time-based. 

Specifico: Il primo criterio suggerisce di porsi un obiettivo specifico, non generale, in poche parole di mettere bene a fuoco cosa si vuole ottenere dalla Comunicazione, ed analizzarlo.

Misurabile: suggerisce di quantificare i progressi man mano compiuti verso il raggiungimento dell’obiettivo. Hai bisogno di analizzare la situazione, mentre ti avvicini a ciò che vuoi raggiungere, anche perché puoi spostare il tiro mentre sei in corso d’opera per migliorare/correggere la situazione.

Affrontabile: si intende un obbiettivo realistico, attualmente raggiungibile. Impegnativo perché va bene essere ambiziosi, ma non impossibile, perché va bene essere ambiziosi ma è anche importante essere realistici.

Per esempio deve essere alla portata del tuo team: se siete in due a lavorare ad un progetto non puoi di certo permetterti di avere un ritorno che richieda l’impegno di 50, o un ottimo successo può trasformarsi in un altrettanto fallimento.

Rilevante: è necessario scegliere obiettivi che contano perché solo così potranno avere il supporto che necessitano e l’intero staff, che sia formato da due persone oppure 1000, lo sosterranno con maggiore energia. Significa dare la precedenza alle reali priorità.

Temporale: è un importante criterio per stabilire entro quando vogliamo raggiungere un obbiettivo. Avere una scadenza è anche utile per organizzarsi meglio e definire le priorità/urgenze.

Tutto questo è SMART, per very smart people!

 

Gli obbiettivi della comunicazione – Parte 1 –

Strategia: necessaria come l’aria per respirare

Iniziamo col dire che avere obbiettivi, in genere, è importante. Intendo nella vita, sapere cosa si vuole, è già un buon inizio. Come raggiungerli è un altro punto, ma andiamo per ordine.

Quante volte mi è capitato di conoscere professionisti che vogliono dare una certa immagine al proprio prodotto o professione e lamentano di non aver avuto il risultato che si aspettavano dalla comunicazione fatta fino a quel momento.

Arrivati a questo punto non sanno cosa fare per due motivi:

  • hanno speso soldi che non hanno dato ritorno quindi sono restii a spenderne ancora
  • non conoscono l’argomento abbastanza a fondo per poter creare una strategia per risolvere la    situazione.

La soluzione esiste: affidarsi a chi, per professione, conosce l’argomento riconosce gli errori commessi e, cosa più importante, ha gli strumenti per far sì che non si ripetano.

Le web agency servono a questo.

Analizzano il motivo per il quale non hai il risultato voluto e può essere a causa del contenuto inesistente, grafica obsoleta, nessun analisi adeguata, pagine social lasciate a loro stesse. 

Gli strumenti tecnologici vi aiuteranno a trovare una strategia adeguata.

Perché è il caso di averne una, ci vuole un piano, quello che gli esperti marketing chiamano business plan.

La scribacchina che c’è in me consiglia di prendere carta e penna perché è così che si imposta un progetto di comunicazione.

Perciò, se avete un sito dal quale non avete avuto alcun ritorno, invece di arrivare alla conclusione errata che “Tanto, la pubblicità non funziona più!” che è un po’ come dire “Ho comprato un paio di Louboutin, nuove, a 100 euro sul web e non sono arrivate, mai più Louboutin in vita mia!”.

Analizziamo i fatti: “La pubblicità” funziona, eccome, ci sono aziende che spendono un’infinità di soldi perchè sanno che questi torneranno indietro, moltiplicati.

E le Louboutin? Per quale motivo avresti potuto comperare delle scarpe da 600 euro a quella cifra? Forse pensavi di ricevere solo le famose suole?!

C’è sempre bisogno di capire e di saperne di più.

Con l’aiuto di capaci professionisti impostate il vostro progetto imprenditoriale ed utilizzate lo strumento della comunicazione come va usato.

Darà risultati sicuri.

Google AdWords è web marketing

Web marketing a piccole dosi

Facendo un passo indietro andiamo dritti nel Web Marketing, e più precisamente, nel Search Engine Marketing, che può aiutarvi ad accrescere il numero di visitatori, la tipologia degli stessi, ed aumentare la visibilità flirtando con i motori di ricerca.

Ma torniamo alle campagne di Google AdWords per capire cosa siano e soprattutto a cosa servano. 

Sono una forma di pubblicità attiva, perché sarete voi a decidere come raggiunge i vostri potenziali clienti  a seconda della tipologia cui mirate, della zona di destinazione che vi interessa, e la gestirete con i tempi che vorrete.

Sono uno strumento onesto di base perché sarete voi a decidere quanto investire e, cosa davvero importante, in base ai risultati avrete modo di regolarvi e spostare il tiro, mentre molti vostri concorrenti staranno ancora cercando una risposta al non ritorno adeguato della propria comunicazione.

Gli esperti del web dicono che questo è solo un anello della catena del marketing, ma pur sempre un anello essenziale. Perché vi permette di raggiungere clienti che non immaginavate nemmeno di poter contattare.

Certo, da solo, non produce granché, perché se gli utenti che fate arrivare alla vostra pagina, che sia sito o ciò che vorrete, non trovano ciò che li soddisfi, allora non funziona. 

Come per qualsiasi prodotto/servizio: se è orrendo e/o non dà risultato avrete fatto un buco nell’acqua.

Per avere risultato effettivo vi potete affidare alle campagne Google, ma la cosa più importante è che vi affidiate a professionisti capaci, in grado di indicarvi la strada migliore per arrivare al risultato che volete.

Possiamo creare una campagna Google Adwords, e gestirla in modo che venga generato un traffico qualificato/specifico/mirato verso il vostro sito, per attirare il maggior numero di clienti possibile ed avere il ritorno che volete.

Uno strumento efficace perché aumentando i visitatori, cioè veicolandoli  ovunque vogliate sul web, può incrementare le vendite online, farvi ricevere più telefonate se è quello che volete, oppure ti servirà a far girare il tuo business e/o fidelizzare i vostri clienti. Non poco, direi.

Gestire i contenuti per la tua comunicazione online è possibile

Qualche regola fa sempre bene

Trattare i contenuti e la loro gestione, usando le 300 parole di questo articolo, potrebbe disturbare chiunque nel settore. Diventa pretenzioso, lo so. L’intera Treccani non sarebbe sufficiente, ma ci sono due/tre concetti sull’argomento di cui vorrei sottolineare l’importanza. Passo per passo toccheremo anche altri punti.

Chiunque sia capace di gestire bene i contenuti per la tua comunicazione sa bene che aiuta il tuo brand ad aggiungere personalità.

Non è un accessorio come qualcuno ancora insiste a considerare: è come un capo spalla, necessario quando esci e ci sono venti gradi sotto zero.

Ma diamo un’occhiata ai contenuti, oggi: non sono soltanto quelli che fan bella mostra sul tuo sito, snelli ed efficaci, interessanti e decisamente glamour.

 

Parola d’ordine CTA!!!

I contenuti sono importanti nel tuo Blog, per i tuoi video e, attenzione a quello che sto per scrivere: non esistono contenuti favolosi che possano vivere isolati da una CALL TO ACTION efficace.

Già, puoi avere visite a non finire, perchè hai fatto tutto per bene, ma se i tuoi followers, quelli che hai attirato tanto faticosamente a te, non cliccano quel benedetto bottone, sei ancora lontano dal tuo obbiettivo.  

Perchè se arrivano a scrivere sul tuo form, ben visibile, non invasivo, allora hai sudato tanto senza dare al tuo corpo alcun beneficio.

 

Qualità, ottimizzazione, ascolto.

Altri concetti/base: la qualità, l’ottimizzazione, ed il fatto che il contenuto del tuo sito deve rispecchiare il carattere dell’Azienda.

Non create contenuti aggressivi per un Azienda che non lo sia, perchè sarebbe come far indossare una minigonna in pelle ad una suora. Oltre a non sortire l’effetto che si vorrebbe/dovrebbe, è controproducente.

E poi l’importanza dell’ascolto, del vecchio briefing, di appunti dove si segnano i toni, gli obiettivi, la storia della realtà in questione. 

Ed ora esce la mia anima scribacchina. Dal momento in cui avete preso infinite note sul Cliente e vi siete fatti dare tanto, ma tanto materiale da leggere ed avete studiato i suoi competitors con attenzione ed un briciolo di ferocia costruttiva, allora potete iniziare. Con il piede giusto.