L’importanza di stare zitti

Certo, stare zitti è strettamente legato al nostro modo di essere: una persona impulsiva difficilmente è in grado di tacere, soprattutto quando viene toccata sulle corde giuste. L’esperienza e l’età fanno il resto, perciò può succedere che un’impulsiva giovanissima possa trasformarsi in una pacata e riflessiva signora di mezza età. Può essere.

Generalmente si tende ad educare quell’istinto sanguigno e precipitoso che fa agire ancor prima di pensare ma come si nota spesso, l’input caratteriale lascia una notevole traccia anche quando vent’anni non li hai più da un pezzo.

Ciò che invece fa la differenza tra una persona educata ed il resto del mondo, è il buon senso, capace di trasformare l’impulso irrefrenabile nella sua diversa espressione. Succede quindi che, invece di far uscire dalla propria bocca parole inopportune, sia più consono abbandonare il discorso, le persone, la situazione, magari scusandosi per un’improvvisa, quanto opportuna indisposizione.

Ma sarebbero da spendere due parole anche e soprattutto sull’importanza di stare zitti in altre situazioni, ad esempio quando non si conosce l’argomento, il contesto, la persona in oggetto. Troppe parole lanciate al vento, senza alcun criterio, così, proprio per dare aria alla bocca, e le conseguenze di queste boutade creano un effetto a macchio d’olio, dove ogni sciocchezza si gonfia a dismisura.

Quindi da una falsità di poco conto si arriva ad una grossissima bugia, oppure si vuole pontificare su qualche cosa che non si conosce a fondo, così, solo perché si è sentito qualcun altro che l’ha detto alla radio, in televisione, al bar, non ha importanza dove, sta di fatto che senza conoscere le fonti o se non si parla con cognizione di causa la scelta migliore sarebbe star zitti.

Quanto sarebbe perfetto avere sempre le parole giuste per ogni situazione, ci sono però dei casi in cui diventa decisamente meglio tacere, non proferir parola,  a costo di mordersi le labbra.

Perché alla fine ” Meglio tacere e passare per idiota, che parlare e dissipare ogni dubbio”

(Lincoln o Wilde?Propenderei per Wilde, visto il personaggio!)

Ricordare tutto, le tecniche esistono

Non sempre riusciamo a ricordare ogni dettaglio e questo, con gli anni non migliora, purtroppo. Certamente siamo tutti inclini a tenere in mente ciò che più ci preme e non abbiamo scuse se ci dimentichiamo cose che avremmo dovuto ricordare.

Ma, c’è sempre un “ma” e proprio in questi giorni leggevo che esistono persone in grado di tenere a mente infiniti dati, senza alcuno sforzo, così mi sono documentata ed ho scoperto che, se un tempo le regole per aiutare l’esercizio della memoria erano poche e riconosciute, oggi esistono veri e propri corsi, basati su studi scientifici, in grado di aiutarci a ricordare un’infinità di elementi.

Stiamo parlando di situazioni, avvenimenti, dettagli che la nostra mente ha deciso di ricordare, questo è il primo step. Perchè tutto è basato sulla volontà di tenere a mente qualcosa, quindi ogni tecnica che useremo sarà sempre conseguente alla presa di coscienza che questo dato è da ricordare.

Stabilito questo, ognuno dovrebbe andare incontro alle proprie caratteristiche, quindi riuscire a concentrarsi sul modo migliore, tra i tanti, che va d’accordo con il proprio modo di essere.

C’è chi è privilegiato da una memoria visiva e chi, invece, deve collegare necessariamente a qualcos’altro qualsiasi fattore per poterlo tenere a mente.

Per chi studia, essere in grado di utilizzare il tempo al meglio può fare una grande differenza e la preparazione di esami difficili può diventare quasi uno scherzo.

Di certo aiuta lo stato fisico, l’aria che respiriamo, lo stress cui siamo sottoposti ogni giorno di certo non aiuta ma sta di fatto che sforzare la memoria seguendo un metodo preciso porta indiscutibilmente a risultati mai sperati. Ecco così, che chi non può passeggiare nel parco può ottenere risultati simili osservando immagini di paesaggi naturali e quieti.

Altro metodo efficace per aiutare la memoria consiste nel ripetere ad alta voce ciò che capiamo, cioè leggere ad alta voce a volte non serve ma riassumerne i concetti chiave e ripeterli, aiuta.

E continuando ci sono veri e propri metodi di cui parlano questi coach che davvero aiutano a migliorare notevolmente la nostra memoria, rendendoci più efficaci sul lavoro e pure nel quotidiano.

Ed ora scherziamo, vi interrogo: Quali sono le date che dovreste ricordare? Badate bene, mi rivolgo soprattutto ai signori uomini, non barate, che poi vi tocca pure dormire sul divano per enne giorni!!!

Dire, fare. La differenza

Quanto è facile parlare, dar aria alla bocca, intendo. Ci sono persone, gran maestre in questo, capaci di eloqui fantastici contro azioni pari al nulla.

“Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”, per me anche l’oceano e non c’è nulla di più ignobile di qualche promessa mai mantenuta: con se stessi, gli altri, non ha importanza.

Sta di fatto che quando una persona dice che farà qualcosa e questo non succede, si trasforma in un traditore, tradisce la promessa fatta. É un poco il difetto degli ignavi, quelli che procrastinano, che non decidono, che non rischiano, che non sono. Una vita inutile, fatta solo di abitudini e di cose dalle quali sono trascinati.

Decisamente ammirevoli, di contro, quelli che parlano molto meno e agiscono, sapendo di rischiare ma prendendosi la responsabilità e via. Perché tra il dire ed il fare c’è di mezzo… il coraggio, che manca in chi non prende mai una decisione importante, di quelle che ti cambiano la vita, perché è ovvio che ogni decisione di un certo peso la vita la cambia, la stravolge: un trasferimento, un matrimonio, dei figli, un cambio lavoro.

Molto più comodo starsene nella situazione ovattata di sempre e lamentarsi, sì, senza fare alcunchè per cambiare le situazioni. Triste. Legato a ciò di cui scrivevo la settimana scorsa.

Non è necessario scomodare la psichiatria, quando si tratta di persone indecise ma giusto per sapere, c’è un disturbo ben preciso, una patologia che la scienza riconosce: l’abulomania, che porta chi ne soffre a non prendere decisioni. Mai. Perché hanno troppa paura delle conseguenze e manca loro il coraggio di agire; conseguentemente han paura dell’abbandono e si crea così un circolo vizioso. Perché alla fine, se vengono lasciate sole, proprio perché ritenute eccessivamente passive, cadono in depressione, soffrono di ansia e si spera siano in grado di farsi aiutare e soprattutto riconoscano tutto questo, cosa di per sé difficile se non individuata da uno specialista.

 

La lista è una questione mentale

Fare la lista implica innanzitutto organizzazione generale, una di quelle caratteristiche con le quali ci nasci, oppure no. Col passare del tempo, certamente, chi è sempre stato abituato alla massima organizzazione necessita sempre più di liste per non dimenticarsi le cose.

Una volta erano rappresentate da biglietti infiniti e spunte, oggi invece abbiamo la tecnologia in aiuto, si usa la To Do list ma è la versione moderna della vecchia lista dove si annotavano cose, da fare e ricordare. Infatti il mercato delle app per le liste di cose da fare è in continua crescita.

Crescono infatti le applicazioni che troviamo su Google Play o su App Store; ci sono quelle che ormai hanno superato infiniti download e sono Any.Do, Wunderlist, Google Keep, Trello e Remember the Milk.

I servizi che offrono sono simili, validissimi aiuti in grado di farti tornate alla memoria qualsiasi cosa, un po’ come avere una segretaria che tenga sotto controllo i tuoi impegni o che annoti per te le cose che mancano dal tuo frigorifero, regali da fare, abbigliamento da comprare, insomma, un aiuto indispensabile, soprattutto per chi ha una memoria scadente.

Ora poi, queste app si possono pure condividere con i membri della propria famiglia, i colleghi, gli amici, insomma aiutano ad organizzarsi al meglio la vita e spesso a non fare figuracce per la dimenticanza di un compleanno, un regalo, un avvenimento.

Il concetto di lista, poi, non è per i soli maniaci dell’organizzazione, ha un valore notevole, implica dar significato al fare, quindi importanza ad una sorta di processo produttivo, capace di rendere la vita meno complicata.

Rappresenta quasi una disciplina, un modo di fare che ti porta ad annotare qualsiasi cosa, per non dimenticarla o per rendere la giornata più facile da gestire. E funziona. La lista più usata è quella per la spesa, ovviamente, poi impegni, cose da mettere in valigia, di questi giorni, ed infinite cose che ognuno di noi pensa di poter dimenticare.

Le app to do list vengono in nostro soccorso anche quando non sappiamo come prendere appunti o dove segnare la lista delle cose da fare, da dire.

Per quanto mi riguarda, grazie lista, senza di te la mia vita sarebbe peggiore!

Pensare con la propria testa

Dovrebbe essere il nostro primo “credo”. E sarebbe fantastico se tutti noi crescessimo con questa convinzione.

Eppure, tutti sono convinti di pensare con la propria testa anche se non è vero, condizionati come siamo dalla società; leggendo poi con attenzione gli scritti sui social realizzo quanto sia difficile incontrare gente che lo faccia realmente.

Perché per farlo è necessario, prima di tutto, interessarsi e conoscere ciò che dici; esempio? Faccio una colazione sana… Cioè bevo caffè e brioche. Sbagliato: pensi di fare una colazione sana ma non è così, eppure la maggior parte di noi italiani si nutre così, pensando che magiare un piatto di pasta integrale significhi mangiare bene.

Insomma, alla base di tutto c’è l’ignoranza imperante, quella che porta la maggior parte tra noi a nutrirsi di programmi televisivi spazzatura, capaci solo di riempire la testa di sciocchezze.

Partendo dal presupposto che quando siamo bimbi le nostre idee sono ben condizionate dalla famiglia e dalla scuola, se si ha la sfortuna di avere la prima e la seconda con grossi problemi, va da sé che non sia facile ragionare al meglio con la propria testa, proprio perché le nostre prime idee sono quelle dei nostri genitori, poi la scuola ci forma ed il resto la fa il DNA.

E poi, come scrivevo in un vecchio articolo, le fonti. Perché se ciò che impariamo lo facciamo da fonti sbagliate, e soprattutto non mettiamo a confronto idee diverse per arrivare ad un nostro personale punto di vista, allora è come leggere sempre le informazioni dallo stesso giornale: sarà il punto di vista di una parte, quindi non corrisponderà mai alla realtà dei fatti.

Un tempo leggevo almeno un paio di quotidiani, la mattina, proprio perchè appassionata di politica mi piaceva leggere la stessa notizia da punti di vista differenti. E cambiavano molte cose.

Alla fine la famiglia, la scuola e la gente che abbiamo frequentato nei primi vent’anni della nostra vita ha fatto sì che la nostra mente ragioni oggi in una maniera piuttosto che un’altra. E la lettura di infiniti libri, quindi punti di vista differenti e la curiosità verso tutto, soprattutto le fonti di ciò che ci arriva, dovrebbe fare una grande differenza.

In poche parole ciò che possiamo fare per ragionare sempre con la nostra testa è non prendere tutto ciò che ci arriva come verità assoluta ed informarci, perché solo andando in fondo alle cose potremmo capirle e, chissà, magari vivere meglio!

 

Parole in disuso

Quasi cimiteriali, direi. Parole desuete, appunto. Inutile dirlo, anche il linguaggio è cambiato ed ogni anno vengono aggiunti vocaboli che sono diventati di uso comune ed entrano, di diritto, nel nostro modo di parlare e a volte di scrivere.

Naturalmente ci sono parole che non si usano più, almeno non così frequentemente, soprattutto nelle conversazioni di tutti i giorni. Poi certo, la differenza tra il linguaggio parlato e scritto rappresenta un’altra questione, ne parleremo…

Pensavo che da tempo non sento persone utilizzare termini come bislacco, ramanzina, smargiasso, tanti altri, evidentemente poco “trendy” e, senza polemica, persino il di nulla, grazie, prego, salute, permette etc, pure queste si sentono davvero poco. Peccato!

Eppure ci si affeziona alle parole, rappresentano un proprio stile, tanto che ricordo mio nonno pronunciarne alcune che sono diventate rare, direi. Mi chiamava “signorina” anche quando avevo 4 anni! Altri tempi e a dire il vero, un poco di nostalgia ce l’ho.

Abbiamo però tutti imparato molte parole anglofone e ci sentiamo parte del mondo usandoli, spesso a sproposito, proprio perché non appartengono al nostro vocabolario di sempre.

Da tempo siamo abituati ad usare parole che sono strettamente legate al mondo informatico, vedi  linkare, swicciare etc… Oppure altre che sono ormai nostre, vedi mission, location, spesso usate a sproposito, e borderline, usato con accezione quasi positiva…

Dipende da infiniti fattori l’uso di un determinato vocabolario, rispetto ad un altro, il linguaggio usato in famiglia, che ha anche a che fare con l’educazione ricevuta. E poi il percorso scolastico, il lavoro, le amicizie…

Certamente tutto questo influisce ma rimane assodato che tutti noi, negli ultimi anni, abbiamo acquisito parole che non facevano affatto parte del nostro modo di parlare e ne abbiamo quasi dimenticate altre, come se la nostra evoluzione come persone, includesse questo meccanismo, al quale nessuno può scappare!

Ci avete mai pensato a tutti quei termini famigliari che da un pezzo non usate più e a quelli che da poco vi trovate a pronunciare, perché appresi dal linguaggio corrente, soprattutto se avete figli adolescenti in casa?

Ecco, questo intendo…

 

Ci siamo… oh oh oh oh …

A Natale siamo tutti più buoni, quindi vorrei darvi anch’io qualche buona dritta per trascorrere un periodo festivo in nome del business, senza esserne schiavi, quindi iniziare il nuovo anno con la grinta giusta.

Perché se l’anno che sta per concludersi non è stato particolarmente felice, lavorativamente parlando, prendiamo in considerazione qualche fattore e vediamo di analizzarlo nella maniera giusta. Solo per tirarne le fila.

Prima ipotesi: abbiamo curato e lavorato assiduamente al nostro business plane ma i risultati non si stanno facendo vedere. Avete un buon team ma molto probabilmente, se il vostro progetto è complesso, di sicuro ci sarà stato qualche avanzamento, magari inferiore alle vostre aspettative.

L’importante è notare che si sia proceduto. Altrimenti avrete di certo un piano B, necessario.

Seconda ipotesi: non siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi, nemmeno i primi. C’è qualcosa che decisamente non va, o nel vostro progetto, o negli obiettivi troppo ambiziosi. É il caso di mettersi a tavolino ed analizzare ogni step, quindi collaboratori, responsabilità ed obiettivi.

Terza ipotesi: dopo un inizio scoppiettante c’è stato un momento di stallo ed il nostro progetto sembra essersi fermato.

Questo in genere è naturale, l’importante è che non rappresenti un vero e proprio punto di arrivo, dopo il quale non esiste più crescita.

É il momento di fare il conti, è vero, ma non siate troppo spietati con voi stessi: ogni progetto ha bisogno di impegno ma anche di tempo per raccogliere risultati soddisfacenti. Non decenni, certo, ma non conosco aziende che in un anno abbiamo raggiunto l’apice, se non in casi eccezionali!

Lo so, il frigorifero dobbiamo tutti riempirlo e le spese sono sempre tante, soprattutto se hai appena iniziato un’attività.

Ma tutto questo era previsto, no? Quindi non demoralizzarti, piuttosto analizza per bene la situazione e progetta al meglio il passo successivo. Hai tempo per rilassarti in questo clima natalizio e magari trovare nuove e mirabolanti idee per migliorare il tuo business.

Bene, è Natale, sei nel momento migliore per osservare, condividere e, perchè no, festeggiare quest’anno di lavoro che si sta concludendo, con un occhio di riguardo al prossimo, che si affaccerà carico di energia e pensieri propositivi!

Buone feste a tutti voi, al vostro business e agli affetti più cari!

La vostra scribacchina irriverente.

 

Il blog, gli articoli, siamo a 50!

Dire che il tempo passa velocemente risulta banale, è vero. Ma da quando sono in Base Creativa e mi occupo della comunicazione ho scritto, ad oggi, 50 articoli su questo blog.

Per natura non mi mancano mai argomenti ed è vero che contenermi nelle 300 parole consigliate non è sempre facile.

Stamattina, nonostante la buon ora, vorrei proprio scrivere dell’importanza del blog, del fatto che se non hai la costanza di scrivere, sempre scrivere, non funziona. Importante è la pubblicazione continua, contenuti di qualità, ovviamente! E una buona veste grafica, ovvio.

I migliori insegnano questo ed essendo una persona che prima di scrivere legge, sono affezionata lettrice di numerosi blog, e questo è il mantra usato da sempre dai grandi guru della comunicazione.

Già, non è di certo facile trovare la chiave per farsi leggere con curiosità e nemmeno quella di fidelizzare gli utenti ma l’impegno costante è di per sé un ottimo inizio.

É necessario un piano/calendario editoriale implacabile, perché non ci si può fermare. Mai. Ci sono periodi dell’anno che i clienti pensano morti, invece sono i migliori fra tutti. Agosto, ad esempio. Perchè ad agosto la gente ha maggior tempo per leggere e scorrere il web senza fretta, quindi se noi decidiamo di non nutrirla in questo periodo, facciamo decisamente un grosso errore.

Se rispetteremo quelle poche ma importanti regole, nel medio/lungo termine vedremo il nostro blog crescere con costanza. Se cresce da subito e di tanto significa che sono stati investiti soldi in promozioni. Perfetto.

Vediamo alcune delle regole fondamentali per essere un buon blogger.

Esserci, quindi rispondere subito ai commenti che arriveranno, anche e soprattutto se sono oppositivi/negativi.

Ricordarsi di raggiungere le 300 parole per articolo, ma non esagerare!

Trovare argomentazioni da fonti autorevoli e non copiate, signori, perché Google se ne accorge all’istante. Inoltre continuare a ripetere le parole chiave potrebbe risultare noioso per chi legge!

Ed ora, armatevi di passione e curiosità ed aprite il vostro blog: con impegno e determinazione arriverete a buoni risultati e se continuerete nella stessa direzione potreste stupirvi di voi stessi!

Buona fortuna!!

Salviamo l’entusiasmo.

Già, l’entusiasmo!

Avete presente quando vi apprestate a fare qualcosa che vi piace parecchio, e non state più nella pelle?

Guardate in continuazione l’ora per controllare se si stia avvicinando il momento.

Da bimbi era un’esperienza frequente ma col passare del tempo sembra quasi che non siamo più capaci di entusiasmarci veramente.

E non ditemi che bisogna pure avere un qualcosa che scateni l’entusiasmo, perchè per chiunque quel qualcosa esiste.

Può essere un progetto di vita/lavoro/vacanza, qualunque esso sia, è necessaria una bella dose di trasporto, passione. Che, come l’amore, c’è o non c’è, dipende da come si è di carattere. Ma senza quello non è la stessa cosa.

Partiamo dall’etimologia. Entusiasmo: dal greco en, dentro e thèos dio. Dio dentro. Pieno di un Dio, cioè divinamente ispirato.

Perché, voglio dire, non è solo frutto di quello stato febbrile di eccitazione, ma rappresenta un qualcosa di estremamente più profondo, potente. È una forza capace di arrivare ovunque, di farci sentire quasi onnipotenti. Ci travolge/coinvolge ad un punto tale da essere virale!

Sì, l’entusiasmo si trasmette, e funziona, soprattutto se vicino abbiamo persone in grado di recepirlo e di trasmetterlo a loro volta.

Da insegnare con l’esempio ai propri figli, che sappiano cosa si perdono senza quello stato di passione, esaltazione, eccitazione, impeto, smania, foga, fervore, trasporto, ammirazione, dedizione. (Treccani docet).

Certo, è un modo di dedicare energia, tanta energia, a qualcosa. Senza la quale, peraltro, ben poco può realizzarsi.

É la molla che  fa scattare nuovi progetti, che accompagna ogni piccola/grande realizzazione.

Ed è pure uno stato emotivo necessario a raggiungere qualcosa. Senza entusiasmo la vita è piatta, non si arriva a nulla di importante, il cambiamento, l’evoluzione, quindi, non hanno ragione di esistere.

Che tristezza!

Invece l’entusiasmo è sinonimo di sorriso/allegria e di gente che ci prova, magari ci vuole credere, nonostante i mille ostacoli, le esperienze negative, il timore.

E se ci provi, puoi anche riuscirci.

Sennò?

Sennò, “Buona vita”, che senza entusiasmo, comunque, sarà sempre mediocre.