Il traguardo a portata di mano

A volte sembra così lontano, che appare come una luce flebile in fondo al tunnel!

Ma sappiamo bene che senza un traguardo non si arriva da nessuna parte, ed è necessario per spingerci alla realizzazione di qualsiasi cosa. Certo ci vuole impegno, determinazione ed un pizzico di fortuna che aiuta sempre, ma senza scopi, desideri, finalità, la vita non ha senso.

Quindi ben venga questa luce che vediamo lontano e, si spera, man mano si avvicini, a segnalarci l’arrivo imminente di ciò cui aspiriamo. Fantastica sensazione!

Poi si sa, i traguardi più difficili sono anche quelli che, una volta raggiunti, ci fanno sentire così bene! Certo, raggiungerli senza troppa fatica non sarebbe male, ma non capita sovente.

Si sono scritte infinità di parole riguardo al fatto che non sia tanto importante ciò che si raggiunge ma il percorso che si fa per arrivarci e non si può che dar ragione ai saggi che predicano l’importanza del modo in cui si arriva, piuttosto che l’arrivo stesso.

L’importante è comunque prefiggersi degli obiettivi e cercare di arrivarci senza calpestare altre persone, in nome di quei valori che rimangono un caposaldo e dovrebbero guidarci nella strada che impieghiamo per arrivarci.

Poi ci sono quelli che i traguardi non solo li raggiungono ma li superano anche e divengono loro stessi dei traguardi: lo sport ci insegna, soprattutto nelle regole da rispettare e nel gioco di squadra, che pure nelle competizioni individuali conta. Da soli non si arriva da nessuna parte, alla fine è sempre merito anche di chi sostiene, aiuta, pure solo moralmente nel raggiungimento di qualunque obiettivo.

Ci sono parecchie teorie sul modo migliore per prefissarsi una meta e naturalmente raggiungerla, quello che sembra davvero importante è crearsi dei piccoli traguardi e fare in modo che raggiungerli sia più facile e di soddisfazione, come dire che una scala non si affronta saltandola d’un colpo ma salendo i gradini, uno per volta.

E allora, qualunque scala vi stiate prefiggendo di salire, soprattuto che vuoi siate al primo gradino o agli ultimi, forza, metteteci impegno e vedrete che il traguardo sarà degno dei vostri sforzi.

E poi ricordatevi di festeggiare come merita ogni vostro successo, per piccolo che sia, per premiarvi dello sforzo e godervi il momento magico e gridatelo al mondo, quanto siete stati bravi!!!

Preparamoci per la bella stagione

Inutile far finta di nulla, siamo bombardati dal periodo post natalizio da pubblicità che ci invitano ad essere presentabili per la bella stagione, quindi il fisico in primo piano, sempre, quasi in maniera ossessiva.

D’altra parte, dopo le abbuffate natalizie non possiamo far finta di nulla e sappiamo bene che per metterci in forma è necessario molto impegno; quindi dai cibi ipocalorici ad integratori di ogni tipo, tutto ci porterebbe a metterci a dieta. Inesorabilmente.

Come per tutto ciò che è ripetuto all’infinito, in molti crea l’effetto contrario: a furia di sentire che dovremmo mangiare solo sano, fare attività fisica e guardare a tutti quegli stereotipi di bellezza di cui è pieno il mondo pubblicitario, ci viene quasi la nausea e si produce l’effetto contrario. Per arrivare nella stagione primaverile, più calda, dove inizieremo a spogliarci, con i nostri chili in più, e l’aggiunta di ovvi sensi di colpa!

Perché conosciamo perfettamente cosa potremmo/dovremmo fare ma per la fatica che comporta un tipo di atteggiamento così attento ecco che ci troviamo a distanziarci dallo stesso, proprio perché troppo martellante.

Va bene mangiare con attenzione e fare moto con un minimo di impegno, ma davvero continuare a vedere persone che dovrebbero avere quarant’anni quando in realtà ne hanno venticinque e che sfoggiano fisici impressionanti, più che portarci ad imitarli, ci lascia pensare che, per quanti sforzi potremmo fare mai raggiungeremmo quella fisicità spaventosa.

Immagino quale frustrazione possano provocare, invece che portare le persone che ne avrebbero bisogno sulla retta via dell’alimentazione sana ed il movimento corretto.

Ogni tipo di estremismo porta a risultati inefficaci se non tremendi e sappiamo che pur guardandoci allo specchio e desiderando qualche centimetro in meno va da sé che ci sia un bel percorso da fare.

Quindi, senza star troppo a guardare stereotipi irraggiungibili, cerchiamo di muoverci quotidianamente e mangiare con più attenzione: i risultati non tarderanno a venire e quando la stagione lo richiederà saremo pronti al meglio che possiamo.

Rigore, non rigidità

Una bella differenza, in sostanza: la rigidità non si rivela proficua in alcuna situazione, nei comportamenti impone agli altri risposte altrettanto limitate.

Il rigore è necessario dove ci siano leggi, regole, implica un’obbligatorietà di comportamento, dovuta a una norma. A volte serve.

La salvezza, se intendiamo parlare di comportamento, modo di vivere, si trova nella flessibilità che invece è in grado di porre tutto su un altro piano, quello dell’equilibrio.

La rigidità verso qualsiasi cosa non porta a nulla, se non il distacco da qualsiasi realtà e l’allontanamento delle persone. Inutile spaccarsi la testa contro il muro se non si riesce a raggiungere un obiettivo, per qualsiasi motivo, diciamo che il tempo a disposizione dovremmo utilizzarlo per comprendere, più che per accanirsi con le stesse modalità.

Detto questo succede a tutti di incaponirsi su una questione e non demordere spendendoci troppa energia, l’importante è realizzare quanto prima che quella quantità di energia preziosissima potremmo usarla per altro.

Un po’ come cercare di risolvere quelle situazioni che davvero non dipendono dalla nostra capacità/volontà,  a volte così grandi da renderci conto che sarebbe oltremodo inutile, oltre che presuntuoso, risolverle senza averne gli strumenti.

Ecco perché esistono regole di comportamento, valori da rispettare e situazioni che necessitano di rigore ma è necessario poi possedere quella flessibilità, risultato di una mente aperta, capace di portarci nella condizione migliore per procedere con la nostra vita. Senza fermarci inutilmente e fissarci su qualsivoglia cosa. E a volte cambiare idea, sì, perché quante volte si sbaglia, si cresce quando si è capaci di realizzare convinzioni diverse e cambiare.

A volte proprio pensando di osservare certi codici di comportamento in noi innati e di non poterne affatto uscire, continuiamo ad accompagnarci a persone che proprio non starebbero nelle nostre corde. Ma ci accaniamo, insistiamo, spesso solo per obbedienza a codici di comportamento/educazione che non ci permetterebbero di allontanarci, continuando a lottare per le stesse. Sbagliato! Non serve a nulla, le situazioni sono difficili da cambiare perché le persone fondamentalmente non cambiano.

Quindi, liberiamoci di tante zavorre e teniamoci unicamente rapporti che ci arricchiscono, non imbalsamati in nome della rigidità di comportamento, e cerchiamo di essere meno inflessibili, preferendo il rigore, solo in certi casi, e ricordandoci che la flessibilità vince su tutto.

Se insistiamo ad essere rigidi ci spezziamo, se diventiamo flessibili ci pieghiamo e resistiamo a qualsiasi intemperia della vita e di questi tempi, direi, non è cosa da poco!

 

L’esempio vale più delle parole

E non lo dico perché non dia importanza alle parole che amo da sempre. Quante volte ci è successo di fare una cosa e volerla trasmettere parlando, parlando, parlando… Risultato opinabile. Quando invece dimostriamo con l’esempio, ecco che subito viene compreso. É proprio vero!

Nell’educazione dei figli è necessario dare esempi, proprio perché le parole non vengono ascoltate a sufficienza e alla fine rimane ciò che vedono fare ai genitori. Va da sé che un bambino abituato a gesti gentili e coccole sarà portato ad essere così con i suoi simili, mentre un altro che conosce atteggiamenti violenti non potrà che avere questi come esempio di comportamento nei confronti di altre persone. In teoria, ovviamente!

A scuola, poi, funziona che se non hai esempi fai molta più fatica ad imparare regole/concetti di qualsiasi tipo.

Diciamo che sono il miglior strumento di educazione: sono più facili da usare, diretti e senza possibilità di fraintendimento. Inoltre non tutti sono in grado di trasmettere con le parole ciò che vorrebbero, quindi l’esempio diventa il modo migliore.

Il valore dell’esempio può essere sia positivo che negativo, certo, ma si spera sempre che ci si impegni per trasmettere col proprio comportamento la migliore educazione su qualsiasi cosa. Perché non serve scervellarsi per trovare i termini adatti, per stabilire un’infinità di regole basta dare il buon esempio, e per farlo è necessario lavorare su se stessi, oltre che avere una buona formazione.

Dovrebbe essere un dovere per chiunque, sia come genitore che come insegnante, perché la propria crescita personale può darci la possibilità non solo di condurre una vita migliore ma soprattutto di trasmetterla agli altri.

A fine anno, era il 1978, il nostro allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, durante il suo messaggio agli italiani disse:” I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, coerenza ed altruismo”.

Quanto aveva ragione!!

 

Collaboriamo?!

La magia del team!!

Uso spesso le citazioni e me ne viene in mente subito una che dice: “Chi fa da sé fa per tre“; ottima se vogliamo parlare del fatto che una persona debba imparare ad agire con la propria testa, le proprie forze, in totale autonomia. Ma questo è un altro discorso.

É quando si parla di unire le forze per far meglio ciò che vogliamo/sappiamo fare. La dimostrazione che la collaborazione sia un’ottima cosa è data dal fatto che soprattutto di questi tempi, se si vuole fare al meglio un qualsiasi lavoro, è utile avvalersi della collaborazione di altri professionisti, non solo nel proprio stretto campo di competenza ma anche di chi è in grado di fare bene qualcosa che, affiancato al nostro modo di lavorare ci dia quella marcia in più capace di farci raggiungere vette più alte.

Succede che avere la capacità di creare un team di esperti intorno a noi ci dona la possibilità di ottenere risultati migliori e, magari, accontentare un target più esteso di clienti, quindi guadagnare di più.

Ecco quindi che troviamo bar, dove oltre a bravissimi barman c’è una persona che si occupa di libri e letture e nascono così i bar letterari, dove la clientela può frequentarli non solo per la prima colazione o la pausa pranzo/caffè, ma anche per rilassarsi in compagnia di un libro e magari condividere serate di conversazioni interessanti.

Oppure la parrucchiera che ha all’interno del suo salone un angolo per intrattenere i bambini, mentre le mamme stanno facendosi la piega e tutti quei lavori che, integrando un professionista di genere affine, può accontentare un target ben più ampio.

Il team: si sa che quattro occhi sono meglio che due e due menti, soprattutto se in sintonia, riescono a stupire per i risultati ottenuti e regalano l’opportunità a tanti professionisti, di condividere la propria professionalità per aumentare il ritorno di tutti.

Una bella abitudine che sta crescendo, soprattutto in questi tempi, dove, se si uniscono le forze abbiamo maggiori possibilità di successo e soddisfazione personale!

Quindi, che ne dite, collaboriamo?

Siamo volubili?!

Inutile negarlo, il modo di vivere questa vita ci spinge inesorabilmente ad essere sempre più volubili, volente o nolente.

E non è questione di elasticità di idee, è proprio che a volte ci portano ad essere una cosa e subito dopo l’esatto contrario, perché così puoi andare avanti, diversamente stai fermo. E non si può.

Quando scegliamo l’acquisto di un qualsiasi oggetto abbiamo il tempo per cambiare idea, per poi pensare che effettivamente non era di quello che avevamo bisogno. Si rimanda indietro e via…

Rispetto ai viaggi decidiamo di andare al mare ma, guardando le offerte sul web ecco che potremmo recarci in un’ altra località, completamente diversa come clima, tipo di vacanza etc…. ad un prezzo inferiore: venduto!!

L’enorme scelta di qualsiasi genere ci porta inesorabilmente ad essere meno fermi sulle nostre scelte, il che non so se sia un bene o meno. Perché la conseguenza ovvia è che questo meccanismo faccia parte di noi anche quando ci sono di mezzo altre questioni, come persone/situazioni/sentimenti. Volubili sempre, insomma!

Sta aumentando l’abitudine, tra i più giovani, di scegliere il partner, anche occasionale, attraverso piattaforme dove si possono trovare in base ai propri gusti e nel giro di qualche clic ottenere un appuntamento che di certo andrà a buon fine, proprio perché anche l’altra persona sta cercando le stesse cose con le identiche modalità.

Così ho parlato con una persona che usa queste applicazioni per trovare incontri e mi confermava che ci sono tantissimi iscritti, appartenenti ai più differenti ceti sociali e che gli incontri che ne scaturiscono sono comunque ben selezionati e privi di sorprese.

Il meccanismo però porta inesorabilmente a continue uscite con differenti persone che se non corrispondono, anche per piccoli dettagli, alle aspettative, vengono ricambiate e accantonate, per passare oltre: nuovo giro, nuovo regalo.

In tutto questo mi viene in mente la possibilità che una persona, anche solo per difesa, utilizzi un atteggiamento ben differente dal suo reale, perciò sia scartato per un motivo, in realtà inesistente.

Inutile, colpisce il fatto che non ci siano fasi, necessarie a mio avviso, per far sì che due soggetti si conoscano con un minimo di tempo a disposizione, perché una qualsiasi relazione possa crescere, non fermarsi così, giusto per un fraintendimento…

Ma come ripeto sempre, ognuno è libero di fare ciò che vuole…

 

Non esiste più la nebbia di una volta…

E meno male! La nebbia, almeno quella, è migliorata, cioè solo raramente si mostra al suo meglio!

Iniziamo col dire che la Pianura Padana non si riconosce più: ricordo viaggi in auto al limite della follia, con tanto di portiera aperta a vedere la linea di mezzeria o una persona seduta sul cofano che fungeva da navigatore. Anche perché in altra maniera non ci si sarebbe potuti muovere.

Pericolosissimo, sia percorrere strade secondarie che tangenziali, autostrade poi, con i mezzi pesanti che sfrecciano alla velocità della luce perché evidentemente hanno una migliore visibilità, oltre che l’abitudine  a viaggiare in qualsiasi situazione atmosferica!

Succedeva spesso, non solo in campagna, anche in piena città. Ricordo che spesso, tornando a casa camminando, da ragazzina, il fenomeno della nebbia copriva la visibilità persino a dieci metri e camminavo sicura, solo perché abituata e certa del tragitto! Negli ultimi anni mi è ancora capitata ma mai da dover pensare di trovarmi nel bel mezzo di un film dell’orrore… Fog, appunto…

Ultimamente percorrendo l’autostrada, la A21, nei pressi di Piacenza o Cremona mi è ancora capitato di incontrare nebbia, ma sempre in misura tale da non preoccuparmi. Ma i traumi rimangono ed è per questo motivo che preferisco guidare prima che tramonti il sole: il buio peggiora non poco la situazione!

Sono certa che se non esiste più questa coltre grigia terrificante è perché c’è qualcosa di terribile in ballo ma, lasciatemelo dire, molto meglio così.

Che poi, non è che esista una situazione nella quale il paesaggio nebbioso possa regalare situazioni positive, romantiche o altro! Persino la pioggia o la neve hanno un loro perché ma la nebbia, proprio no.

Forse quando si è in casa e guardando fuori dalla finestra non riesci a vedere nemmeno l’albero di fronte alla tua finestra? No, decisamente no.

 

 

Il cibo è importante…

Il periodo è quello giusto, cibo ovunque: da comperare per le feste, da regalare, da inventare per nuove ricette…

A Natale le tavole, soprattutto di noi italiani, saranno un trionfo di sapori/profumi/colori. Basta fare un giro al supermercato in questi giorni per capire quanto sia importante il cibo per tutti noi.

Siamo poi bombardati da mille informazioni riguardo ad esso: cibo e dieta, cibo e ricette, cibo e restrizione, nutrimento, allergie, e chi più ne ha più ne metta!

Ovunque si parla di cibo: ciò che possiamo/non possiamo mangiare, dove possiamo assaporarlo al meglio e pure come cucinarlo. Siamo sovrastati dal cibo e dal suo divieto, roba da diventare matti! …

Nessuno escluso, anche quelli che si dicono indifferenti ad esso, che ogni tanto partono con il proprio mantra:”non si vive per mangiare ma si mangia per vivere!” cedono drasticamente davanti ad una tavola apparecchiata con ogni delizia per il proprio palato.

Chi predilige il salato o il dolce, siamo tutti propensi ad arricchire il nostro stomaco di migliaia di calorie, che poi smaltiremo in palestra, dall’inizio dell’anno prossimo.

Risata generale di venti minuti!!!

Negli ultimi anni abbiamo uno strano rapporto con ciò che mangiamo e a dimostrazione di questo i mille disturbi alimentari, le intolleranze, le allergie, che i nostri nonni proprio non conoscevano. Loro conoscevano invece la guerra, quindi il problema non era cosa mangiare ma era come procurarsi del cibo per riuscire a nutrirsi.

E di certo le diete dimagranti non si facevano, al limite ci si augurava di trovare qualche etto in più che permetteva il dispendio di maggiori energie!

Invece noi ci affanniamo per capire come mangiare meglio, come non sprecare il cibo che, nostro malgrado, troppo spesso buttiamo via senza averlo mangiato e questo ci porta inesorabilmente verso un concetto più importante: siamo ben lontani da moltissimi popoli che nello stesso momento in cui noi ci stiamo abbuffando, fa fatica a sopravvivere.

E quando dico ben lontani intendo a non più di qualche ora di aereo… Pensiamoci, soprattutto in questi giorni…

 

Pandoro o panettone?! Difficile scelta…

Personalmente ho le idee ben chiare ma il dilemma tra pandoro e panettone rimane: siete attirati dall’impasto più burroso e zuccheroso o da quello più ricco di frutta candita, uvette ed in molte versioni anche mandorle?

Partiamo dal luogo dove sono nati e da lì, in genere, dipendono le preferenze. Il pandoro, veronese d’origine, ha di certo più affezionati in veneto e comunque al nord. Il panettone, invece, dolce milanese per eccellenza, trova riscontri ovunque e in tutta l’Italia ne esistono versioni degne dei migliori mastri pasticcieri.

Quando si regala un dolce natalizio o si è ospiti ad una cena nel periodo di Natale, l’ottimale sarebbe di portarli entrambi, così, tanto per non sbagliare. Sono in molti poi a preferirli farciti ed esistono pure nella versione salata. De gustibus…

Pandoro o panettone: ho sempre pensato fosse preferito il primo, rispetto al secondo, proprio per la sua semplicità negli ingredienti, mentre il panettone contiene uva sultanina, canditi, pensavo quindi fosse più caldeggiato il pandoro.

Invece no, ho scoperto che tre italiani su quattro acquistano il secondo. Le statistiche dicono che i giovani preferiscano il pandoro ma non è una regola. Sono talmente buoni entrambi che si rischia di mangiarne in quantità esagerata, non andando incontro ad una dieta salutare, questo è certo!

Esistono poi tante leggende nate attorno ad entrambi i simboli del Natale e sulla loro nascita. Del panettone, ad esempio, si racconta che il nome derivi da “pan di Toni”. E Toni era un fornaio, proprio quello che un giorno lo inventò aggiungendo uva passa e canditi, oltre a burro e uova all’impasto del pane. Altri ancora sostengono che Toni fosse  il fidanzato della figlia del fornaio, che per aiutare la famiglia della sua bella inventò questo dolce. Comunque sia dobbiamo ringraziare chi ci ha permesso di gustare ancor oggi il risultato di una ricetta deliziosa.

Riguardo il pandoro, invece, si narra che derivi dal dolce “pan de oro”, servito sulle tavole dei nobili veneziani, ricoperto di sottili foglie d’oro zecchino. Dicono pure che intorno al 1800 il pandoro nacque dall’evoluzione dell’antenato “Nadalin”, un dolce creato nel 1200 e tipico dei natali veronesi. Ancora si dice che l’impasto morbido fu importato da Vienna, derivato dall’impasto delle brioches prodotte per la Casa d’Asburgo.

Ma in Italia la nascita ufficiale del pandoro risale al 14 ottobre 1894 quando Domenico Melegatti, fondatore dell’omonima industria dolciaria, ne depositò il brevetto.

Ed ora che ne sappiamo un po’ di più sui nostri dolci natalizi preferiti, diamo il via libera al nostro palato e scansando la bilancia fino al prossimo anno godiamoci questo periodo, in tutta la sua dolcezza!

L’adozione di tori, serpenti, varani…

Quando si  tratta di adozione ed è un animale da compagnia, siamo tutti d’accordo che sia più che sufficiente andare in qualche canile/gattile e donare una vita colma di affetto ad animali che, altrimenti, dovrebbero dividerla con amici sfortunati come loro, senza l’affetto di una famiglia. Va bene…

Quando ci battiamo per il diritto degli animali ad avere una vita normale e siamo contro a tutti quegli atteggiamenti e soprattutto comportamenti lesivi nei loro confronti, creature deboli a volte vittime di vere e proprie angherie. Va bene…

Tutto ciò che è attivismo per i diritti degli animali, affinché vivano nella propria terra di origine e siano trattati al meglio, quindi stop ai Circhi che ne fanno mostra in maniera sbagliata… Anche questo va bene.

Quando invece si tratta dell’adozione di animali decisamente poco consueti, come appunto tori, serpenti o varani, mi vengono in mente tanti motivi per i quali questo non sia giusto.

E vorrei aggiungere che l’adozione di animali differenti dai soliti cani, gatti, uccellini non pongono chi li adotta sul podio dei migliori, i più buoni dell’anno, spesso è solo frutto di  una buona dose di egoismo ed esibizionismo. Non mi sembra affatto sia un regalo per questi animali, bensì un capriccio.

Leggo sempre più spesso che si tende a portarsi a casa una capretta, piuttosto che un gufo, magari una scimmietta o addirittura un varano. Dal momento che gli ambienti naturali di questi animali sono lontani dalle nostre città, soprattutto se vogliamo che vivano in casa con noi, sono certa sia molto meglio che stiano dove devono stare e conducano una vita del tutto simile a quella degli appartenenti alla propria specie.

Che poi, sopporto poco persino gli uccellini in gabbia, figuriamoci i barbagianni in casa!

Alla base l’idea che sia un regalo per loro, intendo gli animali, quando invece nutriamo solo il nostro egoismo e l’adozione di una creatura che non parla, non ti mette alla prova, non è cerebralmente impegnativa rimane solo un modo più semplice per affrontare i propri limiti.