Naturale e artificiale

Naturale 1 artificiale 0. Sembra scontato ma non lo è.

Un argomento che mi frulla nella testa da tempo. Perché spesso ho notato quanto siamo tutti portati verso l’artificio, semplicemente perché la natura, nelle sue imperfezioni, non è così bella/attraente come, appunto, l’artificioso/artificiale. Eppure, tutti ad ammirarla, fotografarla, elogiarla, la natura!

Alla fine, però tendiamo a circondarci di cose belle, anche sulle nostre tavole: cibo bellissimo, frutta tanto perfetta da sembrare finta. Ed è proprio questo il punto: è finta.

Insistendo a rifiutare tutto ciò che non sia perfetto, ci stiamo circondando di persone altrettanto artificiali. Non mi voglio soffermare sulla chirurgia estetica che ha riempito il mondo di esseri amorfi, più simili al nulla che belli. Vorrei invece cercare di capire, insieme a voi, come sia possibile che siamo portati ad escludere tutto ciò che non sia perfettamente in linea con determinati canoni.

Eppure, se sono così tante le persone artificiali che piacciono, sarà per caso che dobbiamo/dovremmo dare un’occhiata un po’ più profonda alla nostra idea del bello, a ciò che significa per noi?

Un tempo si diceva “É una bellezza naturale” oggi sfido chiunque a trovare bellezze naturali, in giro. E così vale per tutto ciò che ci circonda. Inutile, siamo attratti dall’artificio pur rinnegandolo.

Non volendo entrare in merito al rapporto estetico con la natura, concetto caro alla filosofia, da Berkeley a Kant, vorrei però soffermarmi sul come noi vediamo ciò che è naturale e come, da sempre, cerchiamo di stravolgere la natura per far sì che cambi a nostro piacimento.

Così addomestichiamo animali, pensando di far loro del bene, cambiamo i connotati dove troviamo un difetto e preferiamo un cibo che si presenti bene ad un altro gustoso ma non in linea con i nostri canoni.

Perché siamo così, meravigliosi incoerenti, capaci di adorare un cucciolotto bruttarello ma di scegliere un animale da compagnia che reputiamo bello perché attratti da determinate caratteristiche. Naturale, direi…

 

Pensare con la propria testa

Dovrebbe essere il nostro primo “credo”. E sarebbe fantastico se tutti noi crescessimo con questa convinzione.

Eppure, tutti sono convinti di pensare con la propria testa anche se non è vero, condizionati come siamo dalla società; leggendo poi con attenzione gli scritti sui social realizzo quanto sia difficile incontrare gente che lo faccia realmente.

Perché per farlo è necessario, prima di tutto, interessarsi e conoscere ciò che dici; esempio? Faccio una colazione sana… Cioè bevo caffè e brioche. Sbagliato: pensi di fare una colazione sana ma non è così, eppure la maggior parte di noi italiani si nutre così, pensando che magiare un piatto di pasta integrale significhi mangiare bene.

Insomma, alla base di tutto c’è l’ignoranza imperante, quella che porta la maggior parte tra noi a nutrirsi di programmi televisivi spazzatura, capaci solo di riempire la testa di sciocchezze.

Partendo dal presupposto che quando siamo bimbi le nostre idee sono ben condizionate dalla famiglia e dalla scuola, se si ha la sfortuna di avere la prima e la seconda con grossi problemi, va da sé che non sia facile ragionare al meglio con la propria testa, proprio perché le nostre prime idee sono quelle dei nostri genitori, poi la scuola ci forma ed il resto la fa il DNA.

E poi, come scrivevo in un vecchio articolo, le fonti. Perché se ciò che impariamo lo facciamo da fonti sbagliate, e soprattutto non mettiamo a confronto idee diverse per arrivare ad un nostro personale punto di vista, allora è come leggere sempre le informazioni dallo stesso giornale: sarà il punto di vista di una parte, quindi non corrisponderà mai alla realtà dei fatti.

Un tempo leggevo almeno un paio di quotidiani, la mattina, proprio perchè appassionata di politica mi piaceva leggere la stessa notizia da punti di vista differenti. E cambiavano molte cose.

Alla fine la famiglia, la scuola e la gente che abbiamo frequentato nei primi vent’anni della nostra vita ha fatto sì che la nostra mente ragioni oggi in una maniera piuttosto che un’altra. E la lettura di infiniti libri, quindi punti di vista differenti e la curiosità verso tutto, soprattutto le fonti di ciò che ci arriva, dovrebbe fare una grande differenza.

In poche parole ciò che possiamo fare per ragionare sempre con la nostra testa è non prendere tutto ciò che ci arriva come verità assoluta ed informarci, perché solo andando in fondo alle cose potremmo capirle e, chissà, magari vivere meglio!

 

La fiducia come medicina

Intendo il potere terapeutico della fiducia, quindi sì, abbiamo sempre a che fare con le relazioni: tutti abbiamo relazioni dalle quali traiamo la forza per andare avanti con la nostra vita.

A volte riusciamo addirittura a guarire da mali reali, perché è ormai noto che contare su qualcuno, intendo contare veramente, diventa prima di tutto un modo per dividere le proprie ansie rispetto a qualsiasi cosa, e poi, se nella persona cui ci riferiamo riponiamo assoluta fiducia, allora, tutto è più facile.

Ho letto che soprattutto le malattie dermatologiche, che più di altre hanno a che fare con malesseri che si palesano attraverso la nostra pelle, possono anche sparire improvvisamente, come sono arrivate, proprio perché il problema, inteso come un malessere interiore, è stato superato.

In genere c’entrano le persone che abbiamo accanto, capaci di guarirci e pure di farci ammalare. Oltre naturalmente ad un bravo medico, nel quale noi abbiamo assoluta fiducia.

Eccola di nuovo, la fiducia! Eppure i bravi dottori sanno bene quanto sia importante il rapporto con il paziente e riscoprono il valore dell’empatia nel proprio lavoro, curando ancor prima la persona, della malattia.

La nostra mente, alla fine, è capace di cose incredibili e l’effetto placebo ne è la dimostrazione; quante volte è stato dimostrato che una cura nella quale crediamo ci dia risultati ben superiori al reale risultato. Purtroppo è anche vero il contrario, quindi se ci convinciamo di qualcosa di negativo e come se l’attirassimo e c’è bene poco da fare…

Ecco perché l’educazione alla fiducia, quando si è bambini risulta così importante: nel momento in cui crediamo davvero in noi, questo ci aiuterà a superare le inevitabili magagne della vita, anche quando sono disagi fisici, malattie, perché alla fine rappresentano dei piccoli incidenti e, come quando ci sbucciavamo le ginocchia, se basta un bacetto per farci superare  tutto, allora ci rialzeremo pronti per continuare a camminare.

La magia è proprio questa, in fondo il trucco sta nelle nostre convinzioni: se ci crediamo, in qualcosa, allora si realizzerà…

 

Il desiderio porta felicità

Se desiderio e felicità fossero l’uno la conseguenza dell’altro la questione non si porrebbe.

Tutti rincorriamo la nostra felicità, nel senso che per ognuno di noi ha modi differenti di raggiungerla ma ciò che per tutti funziona è la leva del desiderio, inteso come progetto, di qualsiasi tipo.

Da bimbi, la realizzazione dei nostri desideri coincide con un gioco, un gelato o un momento di allegria in famiglia. Poi si cresce ed ognuno di noi prende strade diverse, coltivando sogni molto differenti, alla fine però conta che esistano, questi sogni, che ci diano il motivo per alzarci la mattina e sorridere.

Nel momento in cui pensiamo di realizzare qualsiasi cosa, che sia un progetto di lavoro, uno di vita vita con qualcuno, un viaggio o solamente un bagno caldo, abbiamo qualcosa da realizzare quindi qualcosa per cui vivere. Ma non sono solo questi i sogni che ci fanno stare meglio.

Ecco qui la magia della diversità tra noi tutti. Per me può essere entusiasmante una serata con bagno caldo, musica e cena a letto, facendo di volta in volta ciò che mi piace di più; per altri andare a ballare in un bel locale con amici con cui condividere musica etc…

L’importante è di averli, i progetti per qualcosa di bello, ed averne la consapevolezza, nel momento stesso in cui si sta vivendo quella situazione. Perché alla fine non c’entra ciò che ci rende felici ma l’attesa di quel momento e la consapevolezza quando lo realizzi. Il resto è assolutamente soggettivo.

Come sostiene Bertrand Russell “La mancanza di qualcosa che si desidera è una parte indispensabile della felicità”, proprio perché senza un progetto ma soprattutto l’entusiasmo che porta si rischia una vita amorfa.

Ed una vita senza sogni, di qualsiasi genere siano, ha un po’ meno gusto; ora, ad esempio, sogno di uscire di casa e di sentire il tepore del sole, finalmente, dopo qualche giorno di freddo e temperature sotto la media… Un desiderio piccolo-piccolo, vero, ma sono dell’idea che piccole realizzazioni portino a grandi soddisfazioni.

 

L’esperienza degli errori

O si potrebbe dire che gli errori portino esperienza. Resta il fatto che senza i primi, la seconda non può esistere. E fin qui infinite banalità. Ora vorrei focalizzarmi su un punto differente, cioè quello che ci insegna quanto sia importante sbagliare, cioè farli quegli errori, per poter imparare.

Ci han sempre insegnato, soprattutto a scuola, che gli errori van puniti, con un brutto voto, una nota di demerito; scopriamo invece che sono i benvenuti, necessari per poter crescere. Uno più saggio di me diceva che errare è umano, perseverare diabolico ed in parte è vero.

Rimane indiscutibile che sbagliare sia necessario per creare esperienza e senza che l’errore dia inizio a quel senso di fallimento, capace di bloccarci, possiamo dichiarare quanto sia sbagliato demonizzarlo. Cerchiamo di non cadere però nell’idea che una vita trascorsa interamente nella confort zone sia quanto di più auspicabile possa esistere. Come dire che stando fermi non ci facciamo male: vero, in parte,  ma non ci offre la possibilità di avventure magnifiche! Trovo che nell’immobilità stia già l’errore!

Per mettersi alla prova è inevitabile il rischio, la prudenza non ha mai portato ad alcuna grande avventura/scoperta ed evitare il rischio per evitare l’errore non funziona. Tutti abbiamo paura quando ci apprestiamo a fare qualsiasi cosa cui non siamo abituati, piccola o grande che sia, ma la paura ha garantito la sopravvivenza della nostra specie… Vero!

Valutiamo ogni situazione ci si presenti, cercando di prevenire eventuali cadute ma poi buttiamoci a capofitto in qualcosa in cui crediamo: potremo anche fallire ma ricordiamoci sempre che la fortuna aiuta gli audaci ed una vita colma di avventure conoscerà fallimenti come quella immobilizzata dalle paure stesse…

Ascoltiamo le nostre emozioni e piuttosto lavoriamo sulla capacità che abbiamo di gestirle. É anche vero che la gestione delle emozioni risulta uno tra i grandi segreti della vita, senza la quale non saremmo in grado di cogliere le migliori opportunità, che non sempre si palesano in maniera evidente.

Certo, dipende dall’esperienza, dal DNA, che  ci portano ad assumere un atteggiamento piuttosto che un altro, ma il coraggio, quella propensione al rischio, è data unicamente da noi, direi una scelta!

Ed è sempre la gestione del rischio che crea opportunità, l’immobilità, che non corrisponde comunque all’assenza completa di rischio, non ne è capace!

Un proverbio cinese dice:”Controlla le tue emozioni o loro controlleranno te” Risponderei che l’eccessivo controllo può portarti a perdere la sostanza delle cose belle e ad un affaticamento estremo.

Ma tra una vita piatta e prevedibile, non sempre, ed una tra alti e bassi, che dite? Non è facile scegliere?!

Siamo sempre online…

Lo smartphone onnipresente, impressionante!

Siete mai stati in un ristorante, anche di un certo tipo, intendo romantico, degno di una cena intima?! Bene, e non vi è mai capitato di notare, ad un tavolo accanto al vostro una coppia che per l’intera durata della serata non abbia fatto altro che guardare il proprio smartphone, senza intavolare conversazione alcuna con il partner?

La prima volta che mi capitò di notare una situazione simile pensai che i due partner del caso fossero arrabbiati e che stessero tenendo quell’atteggiamento proprio per evitare qualsiasi tipo di conversazione. Poi mi è successo molte altre volte e a quel punto ho iniziato a mettere in dubbio la questione litigata/broncio, scoprendo che ciò che ho visto è solo l’esternazione di un disturbo ben preciso, che colpisce sempre più coppie, rischiando di mandare a monte qualsiasi tipo di relazione. Lo smartphone tra loro.

Così ho scoperto che esiste una percentuale spaventosa di persone che soffre di questa dipendenza dal proprio smartphone, tanto che il terzo intruso non viene escluso nemmeno in quei momenti di coppia, dove sarebbe opportuno rimanesse spento e lontano.

Invece leggo che lo smartphone è oggetto dell’ultimo pensiero della sera ed il primo della mattina, altro che l’amore della propria vita!

Ci sono persone che lo pongono sul comodino e non appena terminate le effusioni amorose si precipitano a guardarne il display, come se controllare l’ultima mail ricevuta o messaggio whatsup risultasse di importanza vitale!

Ovvio che questo disturbo abbia un nome, ed è  phubbing.  Formato dal termine phone + snubbing, “snobbare”, descrive l’atteggiamento di chi ignora le persone accanto a sé a favore del proprio smartphone. E se questo disturbo ha un nome non è perché colpisce qualche persona qui o là, bensì perché rischia di trasformarsi in una vera e propria pandemia, dove la cura sarebbe tener spento lo smartphone ogni volta che ci si trova in relazione con qualcuno di importante, che meriti, quindi, il massimo dell’attenzione, senza badare agli infiniti trilli del telefono, a testimonianza di qualche messaggio/mail/tweet o notifica.

D’ora in poi una delle più importanti prove d’amore e di interesse verso una persona sarà proprio spegnere il proprio smartphone e dedicare la nostra attenzione per una sera intera a chi abbiamo accanto, scongiurando così la diffusione di questo virus micidiale, il phubbing, capace di mietere sempre più vittime su questo pianeta! Bella sfida…

Una vita senza navigatore

E per navigatore non intendo solo quello che ci può salvare dagli ingorghi più incredibili, avvertendoci di una via migliore di percorrenza, intendo anche quello sul quale hai fatto conto e che ti ha garantito di arrivare a destinazione per una determinata ora ed improvvisamente, senza apparente motivo, ti molla a dieci minuti dalla meta, in un totale senso di smarrimento.

No, non è colpa tua, che hai il telefono con la carica esaurita, nemmeno lui è causa di quell’improvvisa ribellione. Sta di fatto che tu, con le tue uniche forze, non sei in grado di raggiungere la meta, che proprio in quell’occasione é di vitale importanza raggiungere.

Questo, intendo, quando prendo in considerazione la mia vita senza navigatore.

Oggi, non siamo più in grado di fare a meno di quell’aggeggio infernale, che ci semplifica il raggiungimento di qualsivoglia destinazione o la complica a dispetto della nostra smisurata fiducia in esso.

Poi vorrei prendere in considerazione il fatto che un tempo, se ti fermavi a chiedere indicazioni, c’erano molte possibilità che chi interpellavi ti desse le dritte giuste. Oggi no: chiedi sempre a qualcuno che non è del posto. Ma possibile?! Secondo me può essere che si vergognino  a dire che non conoscono i nomi delle vie, a confessare la propria ignoranza del caso, proprio perché abituati ad usare sempre il navigatore, quindi non allenati all’uso del propria bussola cerebrale.

Un po’ come non allenare la nostra mente ai conteggi, usando la calcolatrice persino per i più semplici, ci metta nelle condizioni di non essere più in grado di sommare o sottrarre con risultati sufficienti!

Senza cascare nel discorso obsoleto riguardo la tecnologia che aiuta sì o aiuta no, vorrei solo constatare quanto siamo dipendenti dal navigatore, quanto dipendiamo e ci affidiamo e quanto questo ci porti ad una effettiva dipendenza ed un conseguente momento di panico qualora ci abbandonasse.

Ancor peggio che se fossimo lasciati in balia degli eventi, in un bosco, la notte.

 

 

L’importanza dell’informatica…

…E del supporto informatico in qualsiasi azienda, piccola o grande che sia.

Ormai da decenni lo sviluppo delle tecnologie digitali ha subito una crescita così spaventosa che il mondo del lavoro, oggi, è improntato sull’informatica e sul suo funzionamento. Va da sé che se un piccolo dettaglio non funziona succede che si può bloccare tutto, da qui l’importanza non trascurabile del tecnico informatico.

Molti se ne rendono conto solo quando qualcosa va storto; succede spessissimo!

Dovremmo essere abbastanza flessibili per poter far fronte al cambiamento, arricchendo le nostre competenze ed affrontando così la continua trasformazione con lo spirito giusto, quello che è consapevole dell’evoluzione continua.

Dovrebbe funzionare anche per la categoria dei lavoratori che ad oggi, in Italia, possono vantare competenze tecniche informatiche basilari solo al 44% della popolazione, contro il 55% degli europei.

I dati contenuti nel nostro computer, che sia fisso, portatile, tablet o altro, sono importantissimi per tutti e spesso succede che, senza un motivo apparente, siano in pericolo. Per mille motivi. A quel punto chiunque spenderebbe cifre notevoli per aver un tecnico informatico che possa risolvere velocemente la questione.

Solo in quel preciso momento ci si rende conto dell’importanza di questa materia, l’informatica, perchè si ha l’abitudine e l’ignoranza di credere che un pc, di qualsiasi tipo sia, abbia un’intelligenza propria, sia in grado quindi di portare avanti il proprio lavoro e di garantirne i dati e la loro sicurezza, sempre. Niente di più errato.

Sono scatole, più o meno sofisticate, con potenzialità incredibili; ma è sempre l’uomo a renderle operative, quindi dovremmo sapere quanto sia importante che una persona fidata e capace, l’informatico appunto, possa aiutarci a portare avanti il nostro lavoro sul pc.

Siamo spesso inconsapevoli della loro importanza e tante volte anche loro, gli informatici stessi, ma teniamo presente che oggi ogni dato presente sul nostro pc può essere a rischio se non curato da un tecnico informatico; che dovrebbe far parte del team in qualsiasi azienda, importante tanto quanto l’amministratore delegato, perché se si parla di responsabilità ha quella totale dell’impresa.

Direi che è il caso di rendercene conto e capovolgere in positivo il futuro nostro e della nostra economia!!

 

 

Guadagnare abbastanza

Intendiamoci, è soggettivo e dipende da dove vivi e da cosa fai, ma guadagnare abbastanza per chiunque può significare recepire una quantità di denaro sufficiente a vivere sereni.

Poi per qualcuno la serenità può essere data dall’abitare in un’enorme casa in centro città e per altri in una buona realtà in campagna, preferibilmente piccola. Siamo tutti diversi e di conseguenza una cifra che per me potrebbe essere sufficiente per un altra persona non lo è affatto.

Ma c’è un concetto sul quale siamo certamente tutti d’accordo, e cioè che i bisogni primari, quali la salute da poter curare, il cibo da mettere sulle nostre tavole ed un tetto sicuro sulla testa dovrebbero essere garantiti a chiunque; peccato che, al contrario, la maggior parte degli abitanti di questa terra sia messa davvero male, e succede che un singolo possa guadagnare in un’ora quanto un altro può farlo in un mese.

Per noi comuni mortali la vita è lavorare e dannarci per poter garantire ai nostri cari il necessario per vivere, tenendo sempre nel cassetto sogni in quantità, sperando di poterli realizzare, un giorno.

Poi ci sono quelli che più guadagnano, più diventano incontentabili, aridi, e allora trovano ci sia sempre qualcosa di più interessante da comperare, con il rischio di circondarsi di cose meravigliose ma senza il tempo per potersele godere appieno.

Un po’ il conto che devono pagare a fronte di grossissimi capitali. Mi piace pensare che la cosa giusta stia in mezzo, come sempre: e per potersi permettere una vita tranquilla sarebbe opportuno lavorare il giusto ed avere il tempo necessario, oltre alla salute, per poter trascorrere una considerevole parte del proprio tempo su questa terra in maniera gioiosa.

Lo so, sto parlando di favole, ma è quello che auguro a tutti voi, noi, perché la vita è talmente un soffio che nel momento in cui realizziamo quelle due o tre cose che ci potrebbero rendere felici, ecco che è tempo di andar via, un po’ come alle festicciole, quando eravamo ragazzini: nel momento clou del divertimento arrivava la mamma e interrompeva tutto… Basta, era ora di tornare a casa… Noooooo!

Imprenditori di se stessi

Non è facile, lo sappiamo bene. Essere imprenditori oggi vuol dire essere forti, decisamente più forti e coraggiosi degli altri. Perché sono scelte che impongono limitazioni da subito: prima fra tutte quelle di non avere una vita al di fuori del proprio lavoro.

Sta tutto nella capacità del singolo e naturalmente significa che il rischio è interamente a suo carico. Poi sappiamo bene che da soli non si arriva da nessuna parte, quindi è necessario un insieme di collaboratori capaci ed avere con loro lo stesso obiettivo. Certo è, che il rischio è tutto sulle spalle di chi intraprende un’attività in proprio.

Fortunatamente anche le soddisfazioni ed il guadagno, quando si arriva ad ottimi risultati, sono principalmente di chi ha ideato il tutto ed allora il resto del mondo stia zitto, per carità. Sopporto poco chi critica i lauti guadagni di una persona che ha rischiato il tutto per tutto e che alla fine viene premiato.

Il posto fisso, quello che garantisce uno stipendio anche se sei influenzato, e che ti regala mensilità in nome del tuo sforzo quotidiano, è davvero come la manna che scende dal cielo. Non lamentatevi, soprattutto in rispetto di chi il lavoro l’ha perso o sta faticando parecchio per poter mantenere la propria attività e gli stipendi di chi ci lavora. Molti imprenditori hanno l’acqua alla gola e fan davvero fatica a pagare i propri collaboratori.

Solo una questione di scelte, nella vita, ma chi rischia sulla propria pelle, merita di certo rispetto ed ammirazione, comprensione ed aiuto.

Quando poi sentiamo di chi ha lasciato un posto fisso perché ha creduto in una propria idea, togliamoci il cappello e non giudichiamo da subito. In Italia non è facile, di questi tempi, fare impresa senza trovarsi, almeno una volta al giorno, a chiedersi il perché di questa decisione: sembra tutto sia contro questa voglia di rischiare e credere, ma sarò sempre dalla parte di questi fantastici visionari che ritengo abbiano coraggio ed una marcia in più!