Dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei

Perché inutile negarlo, stare con lo zoppo ci insegna a zoppicare. E chi frequentiamo la dice lunga su chi siamo.

É vero che tutto dipende dall’autostima, ma nel caso sia insufficiente, magari solo per un periodo difficile, diventeremo preda di chiunque frequentiamo, in positivo ed in negativo. Motivo per il quale è necessario frequentare gente propositiva, di carattere e dalla quale imparare sempre qualcosa, al di là della cultura, anche se penso sia necessario uno scambio alla pari.

Nel periodo adolescenziale questo, si sa, è pericolosissimo ma anche da adulti e vaccinati, la realtà rimane racchiusa in una frase del famosissimo Jim Roht, che dice: ” Tu sei la somma delle cinque persone che frequenti di più”. A ben vedere non possiamo che dargli ragione.

Perché è innegabile che le persone che frequentiamo ci influenzano, come noi influenziamo loro a nostra volta. Non per nulla se il livello delle nostre conversazioni rimane molto basso, proprio perché non ci sono scambi di cultura/interessi etc, non avremo quella spinta a conoscere ed approfondire ciò che sentiamo, ci viene detto.

Purtroppo, se ti circondi di persone arrabbiate con il prossimo, insoddisfatte e poco propositive, ecco che si tenderà ad avere lo stesso atteggiamento. Importantissimo l’ambiente di lavoro, e naturalmente la famiglia.

Motivo per il quale la formazione di un figlio è importantissima per poter far sì che possa gestire al meglio i rapporti col prossimo nella propria vita; non sempre adolescenti disturbati provengono da famiglie disturbate ma prevenire è meglio che curare!

Insomma, l’influenza che abbiamo su chiunque ci frequenti, poco e tanto che sia, sta nella formazione di ognuno ma anche dal tempo che si trascorre con loro. Ecco, allora, che ambienti di lavoro viziati, dove non esistano sani principi, porteranno inevitabilmente chi vi lavora ad assorbire energia negativa e comunque a non far fluire quell’empatia capace di migliorare l’ambiente e raggiungere risultati soddisfacenti .

Quindi circondiamoci di persone felici e stimolanti e saremo anche noi più felici ed ispirati.

 

 

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Un mondo ridondante

Un mondo d’abbondanza.

A differenza di non troppi anni addietro, il mondo di oggi sembra proprio colmo di ogni cosa. Sembra.

Ognuno possiede molto di più di quanto possedessero i nostri nonni. Sembra anche questo.

Le case di oggi sono colme zeppe di tecnologia e non esiste cucina che non sia fornita di qualsivoglia elettrodomestico, soprattutto di quelli che non si usano. Ma si posseggono, in cucina o nell’ armadio della cantina. Li abbiamo comprati, comunque. Perché non costano come un tempo, è vero, ma sta di fatto che ci riempiamo di cose che alla fine non utilizziamo spesso. Il superfluo.

Eppure la povertà, quella vera, sta prendendo il sopravvento, quella che era la classe borghese non esiste più ed al suo posto c’è una squadra sempre più fitta di persone in difficoltà, che davvero non sanno cosa mettere in tavola. Terribile.

Da una parte, ovunque ci volgiamo, siamo abbagliati da abbondanza folle, dall’altra, guardando sempre nella stessa direzione, ma con un poco di attenzione ai dettagli, ecco lo stento, la povertà che avanza, la fame.

Un tempo si trattava di ciò che si vedeva nei paesi sottosviluppati, si parlava di Africa come di un posto e di situazioni estremamente lontane, ed erano in tanti che vivevano bene con un solo stipendio, la domenica a pranzo fuori con tutta la famiglia, le vacanze di un mese etc…

Oggi con due stipendi normali ed un paio di figli, gli extra non possono essere la regola e le vacanze in quattro per un mese sono ormai un miraggio per la maggior parte della popolazione.

Però all’uscita dell’ultimo modello di smartphone c’è la coda dalla mattina presto e per le vacanze di Natale al caldo, se non prenoti entro ottobre, è tutto già esaurito. Di certo meno oggi che qualche anno fa, ma il trand non cambia di tanto.

Questi contrasti stridono. E fanno male.

 

Dall’incomprensione all’ignoranza e viceversa

Ovunque si butti l’occhio o si affini l’orecchio si è investiti da tale arroganza! Ed è certamente il risultato primo di quell’ignoranza estesa, capace di portare solo ad incomprensione, scontri e quant’altro.

La comunicazione manca e viaggia di pari passo con la mancanza di conoscenza. Proprio sui Social, che poi è ciò che abbiamo sotto gli occhi spesso, non passa giorno in cui non vi legga dispute  a suon di insulti, che nella maggioranza dei casi sono nate da un’informazione sbagliata, da qualche incomprensione, dal fatto che si ignorino i fatti. Dall’ignoranza.

Ed è per questa infinità di notizie false che girano alla velocità della luce, che siamo portati verso un’opinione piuttosto che un’altra. Senza verificare. Questo è il punto: berci quello che leggiamo, senza verificare le fonti, senza fermarsi un attimo a pensare con la propria testa; questo porta senza dubbio dalla parte sbagliata, aumentando la rabbia ed in certi casi spostando il problema da tutt’altra parte, dove non dovrebbe stare.

Siamo tutti così ignoranti su infinità di argomenti, e mi chiedo come sia possibile che, al contrario, diventiamo improvvisamente massimi esperti di qualsiasi argomento, giudicando e spostando la realtà a nostro piacimento. Non funziona più così: non abbiamo 5 anni, con le giustificazioni del caso, se ascoltiamo una sciocchezza e la divulghiamo come vera, aggiungendo del nostro, non facciamo che nutrire altra ignoranza e così via, senza mettere mai in dubbio le nostre opinioni, primo di tutto.

Perché siamo arrivati a tanto? La nostra lingua, l’italiano, possiede un termine ben preciso, a descrizione di questo: la protervia, che non è altro che l’arroganza ostentata, il desiderio di prevaricare, di chi non è capace di comprensione, di chi è prepotente e, nonostante sia in possesso del nulla, cerca di schiacciare il prossimo, partendo dalle parole, che sono un’arma, ed in mano ad arroganti diventa ostentazione di sé, di quel poco che si é.

Protervia e tristezza.

La scuola che vorremmo

Scuola, che parolona!

Se partiamo dal presupposto che l’educazione scolastica è importantissima e responsabile del nostro  e dell’altrui futuro, possiamo comprendere appieno il suo valore e dispiacerci per quanto è successo negli ultimi anni.

Professori minacciati da allievi, genitori incapaci di gestire il rapporto con insegnanti e questi ultimi sottopagati, demotivati e in molti casi indegni di sedersi in cattedra.

Sembra ovvio che ci sia bisogno di una riforma scolastica, di quelle che diano una bella spinta in avanti ai nostri ragazzi e riescano a garantir loro un domani certo. Un bel colpo di spugna, insomma.

Il professor Galimberti, che stimo ed ascolto con attenzione, ha detto più di una volta e scritto ripetutamente che per avere un sistema scolastico migliore servirebbero poche cose.

Prima fra tutte: insegnanti all’altezza, quindi dovrebbero sostenere esami in cui si possa capire se hanno le caratteristiche adatte all’insegnamento, che non significa che conoscano la materia ma che la amino e siano in grado di trasmetterla nel modo migliore.

– Classi di non più di15 persone perché possano essere tutti seguiti come si deve ed i risultati non tarderebbero ad arrivare!

– Scuole aperte fino a sera tardi, dove i ragazzi possano trascorrere insieme tempo di scambio reale, di divertimento, dove si impari a conversare, ballare, ascoltare buona musica e, perché no, anche dove si possa fare l’amore.

Menti aperte e pronte a regalare non solo nozioni ma stupore, voglia di apprendere, curiosità, tutte caratteristiche importanti, assieme ai valori, che dovrebbe insegnare la famiglia ma che oggi è troppo presa a far altro e decisamente confusa sul proprio ruolo.

Come dar torto al professor Galimberti, direi che basterebbe buon senso e impegno, niente d’altro.

Certo, in un mondo migliore i ragazzi sarebbero felici di andare a scuola, dove persone competenti non li sfidano ogni giorno in nome del DOVERE ma insegnano loro la meraviglia del PIACERE, attraverso la conoscenza e l’apprendimento del nuovo.

Meraviglia!!

Ricordare tutto, le tecniche esistono

Non sempre riusciamo a ricordare ogni dettaglio e questo, con gli anni non migliora, purtroppo. Certamente siamo tutti inclini a tenere in mente ciò che più ci preme e non abbiamo scuse se ci dimentichiamo cose che avremmo dovuto ricordare.

Ma, c’è sempre un “ma” e proprio in questi giorni leggevo che esistono persone in grado di tenere a mente infiniti dati, senza alcuno sforzo, così mi sono documentata ed ho scoperto che, se un tempo le regole per aiutare l’esercizio della memoria erano poche e riconosciute, oggi esistono veri e propri corsi, basati su studi scientifici, in grado di aiutarci a ricordare un’infinità di elementi.

Stiamo parlando di situazioni, avvenimenti, dettagli che la nostra mente ha deciso di ricordare, questo è il primo step. Perchè tutto è basato sulla volontà di tenere a mente qualcosa, quindi ogni tecnica che useremo sarà sempre conseguente alla presa di coscienza che questo dato è da ricordare.

Stabilito questo, ognuno dovrebbe andare incontro alle proprie caratteristiche, quindi riuscire a concentrarsi sul modo migliore, tra i tanti, che va d’accordo con il proprio modo di essere.

C’è chi è privilegiato da una memoria visiva e chi, invece, deve collegare necessariamente a qualcos’altro qualsiasi fattore per poterlo tenere a mente.

Per chi studia, essere in grado di utilizzare il tempo al meglio può fare una grande differenza e la preparazione di esami difficili può diventare quasi uno scherzo.

Di certo aiuta lo stato fisico, l’aria che respiriamo, lo stress cui siamo sottoposti ogni giorno di certo non aiuta ma sta di fatto che sforzare la memoria seguendo un metodo preciso porta indiscutibilmente a risultati mai sperati. Ecco così, che chi non può passeggiare nel parco può ottenere risultati simili osservando immagini di paesaggi naturali e quieti.

Altro metodo efficace per aiutare la memoria consiste nel ripetere ad alta voce ciò che capiamo, cioè leggere ad alta voce a volte non serve ma riassumerne i concetti chiave e ripeterli, aiuta.

E continuando ci sono veri e propri metodi di cui parlano questi coach che davvero aiutano a migliorare notevolmente la nostra memoria, rendendoci più efficaci sul lavoro e pure nel quotidiano.

Ed ora scherziamo, vi interrogo: Quali sono le date che dovreste ricordare? Badate bene, mi rivolgo soprattutto ai signori uomini, non barate, che poi vi tocca pure dormire sul divano per enne giorni!!!

Lavorare in proprio, sfida quotidiana

Per molti un’abitudine, lavorare in proprio, perché sono sempre stati indipendenti, sin dai tempi post universitari o post scuola; per altri una scelta avvenuta con gli anni, per licenziamento o altre mille variabili.

Per i temerari, invece, una scelta, del posto fisso non ne potevano più e la decisione di mettersi in proprio.

Tutti coraggiosi, gli ultimi ai limiti della follia!

Perché è facile dar giudizi riguardo guadagni, tempo a disposizione o altro ma davvero notevole riuscire a far quadrare ogni cosa, dal momento in cui sei il boss di te stesso e qualsiasi accadimento succeda nel tuo mondo lavorativo dipende unicamente da te.

La posta di noi tutti è colma di proposte di lavoro, dove sembra che con un minimo impegno si possa arrivare a guadagni strabilianti, comodamente da casa, in assoluta indipendenza, quando sappiamo molto bene che per avere un ritorno economico è necessario un impegno infinito.

E poi, quando si finisce di lavorare presso qualche azienda, locale commerciale, scuola, dal momento in cui termini la giornata lavorativa, puoi avere una vita privata. Se lavori in proprio, questo ti segue ovunque, anche quando sei in vacanza. Un bello stress!

Diciamo che bisogna esserci tagliati, e non significa che una persona possa essere più o meno intelligente ma solo che imprenditori si nasce, dipendenti idem.

E poi, non per fare sempre i nostalgici, ma fino a qualche tempo addietro aprire un’attività di qualsiasi genere era molto più semplice, meno tassato ed un buono stipendio si riusciva tranquillamente a realizzare. Oggi diventa una vera scommessa ed a testimonianza di questo ci capita sempre più spesso di notare attività in continuo cambiamento: chiudono, riaprono, richiudono…

Un tempo si tramandavano, di padre in figlio, e diventava una garanzia di futuro.

Oggi sembra tutto così complicato, ma alla fine bisogna pur credere in un domani migliore, per i nostri figli e le generazioni a venire!

 

 

 

Dire, fare. La differenza

Quanto è facile parlare, dar aria alla bocca, intendo. Ci sono persone, gran maestre in questo, capaci di eloqui fantastici contro azioni pari al nulla.

“Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”, per me anche l’oceano e non c’è nulla di più ignobile di qualche promessa mai mantenuta: con se stessi, gli altri, non ha importanza.

Sta di fatto che quando una persona dice che farà qualcosa e questo non succede, si trasforma in un traditore, tradisce la promessa fatta. É un poco il difetto degli ignavi, quelli che procrastinano, che non decidono, che non rischiano, che non sono. Una vita inutile, fatta solo di abitudini e di cose dalle quali sono trascinati.

Decisamente ammirevoli, di contro, quelli che parlano molto meno e agiscono, sapendo di rischiare ma prendendosi la responsabilità e via. Perché tra il dire ed il fare c’è di mezzo… il coraggio, che manca in chi non prende mai una decisione importante, di quelle che ti cambiano la vita, perché è ovvio che ogni decisione di un certo peso la vita la cambia, la stravolge: un trasferimento, un matrimonio, dei figli, un cambio lavoro.

Molto più comodo starsene nella situazione ovattata di sempre e lamentarsi, sì, senza fare alcunchè per cambiare le situazioni. Triste. Legato a ciò di cui scrivevo la settimana scorsa.

Non è necessario scomodare la psichiatria, quando si tratta di persone indecise ma giusto per sapere, c’è un disturbo ben preciso, una patologia che la scienza riconosce: l’abulomania, che porta chi ne soffre a non prendere decisioni. Mai. Perché hanno troppa paura delle conseguenze e manca loro il coraggio di agire; conseguentemente han paura dell’abbandono e si crea così un circolo vizioso. Perché alla fine, se vengono lasciate sole, proprio perché ritenute eccessivamente passive, cadono in depressione, soffrono di ansia e si spera siano in grado di farsi aiutare e soprattutto riconoscano tutto questo, cosa di per sé difficile se non individuata da uno specialista.

 

Reciprocità, questa sconosciuta

Partiamo dal presupposto che tutto ciò che fai agli altri è proprio ciò che vorresti fosse fatto a te, così partiamo col piede giusto. Reciprocità: se sono sempre gentile con te, tu mi rispondi con gentilezza e comunque partiamo col dare buon esempio; invece no, tutti a sbandierare il desiderio di ricevere buoni comportamenti da parte del prossimo ma poi, alla prima occasione non ne danno buon esempio.

Se per reciprocità si intende “Il rapporto dinamico di parità che collega nella stessa forma o nella stessa misura i rapporti esistenti fra due soggetti”, ci sono infiniti modi di renderla possibile, fin da piccoli. Da bimbi, però, tutto è più semplice: tu dai un calcio a me, io te lo ritorno, tu dai un bacio a me e faccio la stessa cosa. Le cose si complicano quando si cresce, anche se la reciprocità dovrebbe comunque governare qualsiasi rapporto tra persone.

Anche nel diritto internazionale esiste la  politica di reciprocità, quella che subordina eventuali agevolazioni ad altri stati ad analoghe concessioni da parte degli stati stessi. Semplice. A parole.

Perché è giusto volere un determinato comportamento dal prossimo, a volte pretenderlo, ma è sacrosanto comportarsi nella stessa maniera. Questione di coerenza.

Sì, un mondo fatto di reciprocità corrisponde un po’ ad un utopia, perché, diciamocelo, risulta essere esattamente il contrario di ciò che già esiste. In qualsiasi tipo di relazione dovrebbe regnare, così in amicizia, amore, lavoro, il rispetto e la stima devono essere contraccambiate o lo squilibrio non rende queste relazioni possibili.

Eppure succede così spesso che nei rapporti personali ci sia una parte fra le due che non si comporta reciprocamente: non lo stesso rispetto, non la stessa disponibilità e allora sarebbe il caso che si mettesse in chiaro la faccenda per fare in modo che si trovi un minimo di equilibrio, senza il quale diventa davvero complicato, ed aggiungerei ingiusto, portare avanti qualsiasi tipo di relazione.

Lamentarsi di qualsiasi cosa

Inutile negarlo, ovunque si butti l’occhio si legge qualche lamentela. Fin qui nulla di strano, è nella natura umana, lamentarsi: un mondo di lamentele riguardo tutto. Quello che invece stupisce è che di contro si dovrebbe fare qualcosa per mettere fine alle stesse.

Mi spiego meglio: ho caldo? Mi spoglio; non sopporto questo clima caldo? Vado a vivere dove non devo subirlo. Sto male in una situazione di qualsiasi genere? Cerco di uscirne, oppure mi adopero affinché non si ripeta.

E così via. Invece è una sequenza incredibile di lamentele, di osservazioni negative ma di contro… il nulla.

Ci sono situazioni che sono davvero complesse e per cambiarle diventa complicato ed altre, come nel caso di malattie, dove non dipende da noi e la lamentela è più che mai concessa. Poi però ve ne sono altre che con impegno possono essere ribaltate a nostro vantaggio.

Un piccolissimo esempio? Ci indigniamo della sporcizia nelle nostre strade: iniziamo a non permetterci di sporcarle anche gettando un piccola carta, perché tutto questo schifo non è per forza sempre e solo colpa degli altri.

Il punto è che ci sentiamo in diritto di avere qualsiasi cosa senza il minimo sforzo. Un po’ come i bambini capricciosi che pestano i piedi davanti ad una vetrina per un giocattolo.

É il modo sbagliato di reagire alle situazioni ed il fatto, più generale, che siamo tutti più insofferenti, abituati bene, forse troppo bene.

Dovremmo ascoltare i nostri avi, quelli che han superato guerre, climi intensi, scomodità reali e che gioivano con poco. Il passato dovrebbe insegnarci sempre qualcosa, per questo guardarsi indietro dovrebbe portarci a rendere tutto più leggero, a realizzare che per cambiare qualsiasi situazione che non ci piace ed avere qualcosa di differente da ciò che abbiamo è necessario darsi da fare. E agire di conseguenza. Darsi da fare, sbattersi, sforzarsi, crederci.

Molto più facile lamentarsi, dar la colpa agli altri e rimanere nell’immobilità assoluta. Facile e triste.

Perchè dobbiamo leggere, tanto

Leggere, necessario più che respirare. Per conoscere.

Perché se non conosci non puoi capire e se non capisci commetti molti più errori di quanti potresti.

E pure perché rischi di farti dire dagli altri cosa fare e condurre un vita diretta e decisa dal prossimo.

Motivo per il quale è necessario che fin dall’infanzia ogni bambino si appassioni alla lettura; responsabile la scuola, certamente, ma ancor prima i genitori ed il loro modo di incuriosire i figli e leggere loro favole, racconti, fino a farla diventare un’abitudine quotidiana. Il resto lo fa la curiosità, il desiderio di sapere, l’interesse e la passione per argomenti specifici.

Non esiste questione economica, basta entrare in una qualsiasi biblioteca ed abbiamo a disposizione infinite ore di lettura, la comodità di portare a casa libri che possiamo tranquillamente leggere per poi consegnare trattenendo dentro di noi  storie meravigliose che ci si attaccano addosso e regalano emozioni incredibili; come le avventure che si facevano da ragazzi, dove ci si immedesimava in qualche personaggio fuori dal comune. La possibilità di vivere una seconda vita è davvero estesissima e capace di farci sognare pur rimanendo nella stanza dove leggiamo.

I libri son capaci di magie e per queste dovrebbero appassionare chiunque. Funzionano poi come vere droghe, se inizi dall’infanzia, la lettura diventa un continuo desiderio, una necessità, spesso sintomo di momenti di relax, capace di estraniarci in qualsiasi luogo siamo e fantastica compagnia a nostra disposizione.

Ci sono momenti indimenticabili di lettura, dove leggi le parole che hai già dentro ed è come le avessi scritte tu, ti aprono infinite emozioni e riescono a farti rivivere situazioni già vissute. Ed insegnano a pensare e a scrivere con garbo, regalando un’infinità di parole al nostro vocabolario, rendendoci capaci di muovere le nostre idee e portarle a creare qualcosa di nuovo, nostro, lasciandoci la possibilità di migliorarci. Sempre.