Parole, immagini, noi possiamo!

L’importanza delle parole, delle immagini, dei motori di ricerca, delle connessioni. Perché internet è un sistema di connessioni.

E tutti si vogliono connettere, solo così possiamo conoscere cosa vogliamo e spesso decidere il valore di ciò che ci circonda!

Il potere della conoscenza ci rende padroni di sapere e ci regala anche la possibilità di decidere cosa non vorremmo sapere.

Chi sa decidere rispetto ai dati, ha quasi in mano la conoscenza, perché li gestisce ad analizza, e attraverso lo studio di questi riesce a raccogliere input che insegnano e ti fanno migliorare ciò che vuoi: l’acquisto, la vendita etc…

Chi capisce questo è un passo avanti…

E senza determinati presupposti non si va da nessuna parte…

Chi capisce sta sul mercato e se riesci a stare sul mercato, riesci a competere, quindi hai la possibilità, non  di  vincere, ma di esistere. E magari trarre profitto, quindi guadagnare e vivere oltre il livello di sopravvivenza.

Facciamo un semplice ragionamento: se sono in grado di spiegarti bene un prodotto/servizio e te lo trasmetto al punto che tu ne capisci il valore e di conseguenza il vantaggio ad averlo, ecco che l’intento sarà raggiunto.

Avrai voglia di osservarlo, quindi lo comperi, sempre se ne hai la possibilità oppure se pensi che ti serva a tal punto da farti superare anche l’impossibilità di comperarlo farai di tutto per possederlo, chiederai un prestito, farai delle rate etc…

Tutto sta nella capacità di convincere una persona che di quel prodotto o servizio ha decisamente bisogno.

Ed il mondo è pieno zeppo di tutto questo, sta a noi essere in grado di portare acqua al nostro mulino e fare in modo che ciò che offriamo sia così irresistibile da far superare le resistenze che permettono a milioni di utenti di essere immuni a tutto ciò che ci circonda.

É la magia delle parole, dette e nascoste, quelle che ci portano verso un prodotto piuttosto che un altro e guidano le nostre scelte, a volte anche troppo!

 

 

 

 

Relazioni umane, la vita!

Cioè il contatto tra esseri umani. Avere ottime relazioni è poi la strada migliore per avere un vita di soddisfazione.

A partire dalla tenera età ci confrontiamo con gli altri, attraverso il gioco, poi l’esperienza scolastica, e man mano si cresce abbiamo occasione di incontrare tante persone e con molte di loro si instaurano legami più o meno forti.

A seconda del carattere, delle situazioni e a volte del tempo che abbiamo a disposizione per conoscere una persona.

Capita a volte di aver incontrato qualcuno per poche ore  e di serbarne un ricordo notevole, per il buon tempo trascorso con lui, o lei.

Quasi una magia, che spesso ci regala la possibilità di condividere relazioni lampo con persone speciali, anche solo un tragitto, e goderne ogni volta, col ricordo.

Ed è così facile, a parole relazionarsi con gli altri, mentre in realtà non sempre funziona in maniera automatica e succede che in molti ambienti, soprattutto di lavoro, ci troviamo in sintonia con certe persone mentre non riusciamo proprio a gestire al meglio il rapporto con altre.

Così rischiamo di trasformare il periodo accanto a queste persone come un vero e proprio incubo.

Fortunatamente non è sempre così rischioso avere a che fare con la gente, ma non ci si stupisce quando si vedono in commercio un’infinità di  manuali che insegnerebbero le regole principali per la sana convivenza con il prossimo, soprattutto in certi ambienti.

Alla base di tutto il proprio atteggiamento, sempre propositivo, capace da solo di accattivarsi la simpatia della maggior parte dei colleghi, anche i più difficili.

Poi, si sa, ci sono persone che istantaneamente ci piacciono ed altre proprio no. Lasciando da parte sciocchi pregiudizi sappiamo bene che un sorriso gentile è l’arma migliore per conquistare chiunque in ogni ambiente.

Avete mai provato ad avere un atteggiamento corretto ed educato con chi si ostina ad essere sgradevole con voi?

Si può rimanere stupiti!!!

 

Relax vero…

Quindi, finalmente, parliamo di vacanze!!

Che, tanto per intenderci, non sono quelle di una mamma che si appresta a trascorrere un periodo di tempo con la famiglia, composta da due bimbi, in una situazione dove le comodità non rappresentano il confort cui è abituata a casa propria.

Questo non è relax! Il marito la raggiunge nei fine settimana ma ha talmente lavorato che si merita un piccolo periodo di riposo. (Parentesi dovuta in omaggio alle signore in questione, che sostengo psicologicamente ed abbraccio!!)

Questo per dire che vacanza non sempre corrisponde ad un periodo in cui una persona si possa rilassare completamente, quelle vere sono periodi in cui si possono fare tutte quelle cose che amiamo fare, senza stress alcuno!

Poi, per carità il concetto di relax è soggettivo, personalmente in luoghi dove c’è pochissimo da fare, dopo la lettura che adoro, se non ci sono attività/escursioni mi prende una certa irrequietezza! Ognuno ha un proprio concetto di relax e non sempre riesce ad accontentarsi.

E qui si arriva al nocciolo del pensiero: siamo davvero capaci di rilassarci come dovremmo, o meglio siamo in grado di fare qualcosa di estremamente gradevole per il nostro corpo e spirito?

Necessario scegliere la meta giusta e saper staccare la spina, magari spegnendo lo smartphone per qualche giorno… Qualche ora?!

Se una persona si sente bene, qualsiasi concetto abbia di vacanza, direi che ha fatto centro, anche se spesso si torna dal periodo tanto agognato più stanchi di prima.

Ma ricordate le vacanze di quando eravamo ragazzi? Quelle trascorse con amici e pochi altri pensieri se non divertirsi a più non posso? Che meraviglia!

Con l’età cambiano le esigenze, certo, ma un bel periodo in un luogo dalle caratteristiche amene e con le persone giuste sarebbe in grado di ricaricarci come non mai. Preferireste da soli, rispondendo solo ed esclusivamente alle vostre esigenze? Perché no?

E tornare alla normalità con un bagaglio di esperienze così piacevoli da permetterci di affrontare la routine con tutto un altro spirito!

Rivoluzione!

Intorno a noi, dentro di noi! Tutti veri guerrieri, a parole, poi, nella maggior parte dei casi dei teneri conigli.

La rivoluzione che vorremmo fare non è così ben definita, è più una voglia repressa di farsi valere, di combattere ciò che non ci piace ed è, in genere, direttamente proporzionale all’aggressività verbale che impera, soprattutto qui sui Social.

Perché c’è tanta delusione ovunque, e si riesce a mala pena a gestire la propria, figuriamoci quella della famiglia, dell’ambiente di lavoro o del mondo, in genere…

Ma come ci siamo arrivati a questo? Perché qualche domanda bisognerebbe farsela, magari cercando di rispondere con un po’ di sincerità, rispetto a noi stessi.

A me viene in mente quando mio nonno raccontava della propria vita e realizzavo che non doveva essere stato facile vivere ed affrontare due guerre, e nel frattempo lavorare e crescere una famiglia.

Dicono che le difficoltà aiutino nella crescita, forse tutte quelle che i nostri vecchi dovevano affrontare li ha resi certamente più forti e capaci, rispetto a noi, che se si rompe un elettrodomestico andiamo in crisi. Idem per la temperatura di casa inferiore ai 20 gradi , quando loro si svegliavano con il ghiaccio alle finestre, senza acqua calda, corrente.

Ed il tipo di educazione ricevuta?

Sarà che ci sentiamo in colpa nei confronti dei figli, intendo inconsciamente, perché poi, a parole siamo tutti genitori perfetti, oppure non li cresciamo autonomi, diamo loro troppo, troppo poco, così dicono, e li rendiamo deboli, quanto meno incapaci di affrontare non dico una guerra, ma la quotidianità con la grinta che ci vorrebbe.

E spesso si trovano a dover affrontare molto più di una guerra, tante piccole battaglie che se non hai gli strumenti giusti fai davvero fatica anche solo a volerle affrontare.

E noi? Con le nostre fragilità leggiamo ed ascoltiamo video che ci vorrebbero insegnare come vivere al meglio, aver maggior autostima, combattere le malattie, il grasso, le rughe, i tradimenti e trascorrere vacanze incredibili… Aiuto!

Mi ribello, a tutto questo mi ribello, e via con la rivoluzione!!! Oohhhhh…

Confort zone e calcolo del rischio…

La confort zone è di tutti, perché necessaria nella nostra vita: è uno stato mentale, una situazione di tranquillità che ci regala il rimanere in contatto con persone e situazioni che conosciamo bene e che ci toglie paure e stress. Può essere rappresentata da una casa ma anche solo da una stanza, addirittura un divano…

Però ci toglie la possibilità di sperimentare situazioni/persone nuove per trovare una situazione migliore.

Fantastica confort zone! Ma meraviglioso uscirne, per provare altre condizioni e metterci alla prova.

Perché di questo si tratta: la comodità del conosciuto  con la scomodità dell’ignoto. Ed il rischio di avere l’occasione di stare molto meglio! Ecco, il rischio e soprattutto la paura che ne deriva…

Anche nel mondo del lavoro è di certo più facile lamentarsi in continuazione piuttosto che lasciare la terribile ma sicura zona franca e buttarsi in nuove avventure. Chi lo fa, anche se non riesce a raggiungere tutti i propri obiettivi, di certo si arricchisce di un’esperienza unica.

Più spesso si è come imbozzolati in una situazione dalla quale non è così facile togliersi, ma la cosa importante è compiere il primo passo, tutto il resto viene di conseguenza e le sorprese sono spesso molto piacevoli.

Per non parlare dell’effetto domino, nel senso positivo! A volte possono presentarsi ottime occasioni a catena e darci così una maggior spinta e soddisfazione, quello di cui avevamo davvero bisogno!

Purtroppo non esiste una formula magica che ci possa guidare su una strada piuttosto che su un’altra, ma abbiamo la capacità di analizzare la nostra situazione del momento ed averne la consapevolezza, giusto per capire se davvero siamo soddisfatti di ciò che facciamo, oppure basterebbe un minimo sforzo per trovare il sorriso, ogni giorno.

Perché a volte, è solo una questione di punti di vista, e spesso la vita non siamo in grado di controllarla, programmarla, tanto quanto non abbiamo il potere di viaggiare se stiamo fermi in un solo punto.

Basterebbe solo muoversi un poco per capire se può valerne la pena. E aprire quella porta, andare…

Attenzione, attenzione!

Allerta meteo! Allerta attentato! Attenzione…

Vivere con i sensi sempre attenti, in attesa che arrivi la catastrofe!

Una vera fatica, e lo sanno bene quelli che devono farlo davvero, perchè una minima distrazione potrebbe mettere fine ai propri giorni!! Chi ha partecipato ad una guerra, intendo quelle vere, non quei giochi durante i quali cerchi di beccare con un arma giocattolo il nemico della squadra opposta!!

La chiamano infatti sindrome del Vietnam ma non è altro che  un disturbo da stress post traumatico, cioè la conseguenza ad un periodo stressante che porti alla situazione di continua vigilanza.

Senza tirare in ballo il PTSD, Post-Traumatic Stress Disorder, oggi siamo un po’ tutti portati ad avere un livello di attenzione così alto.  Ogni evento, anche il cambio di tempo metereologico, viene vissuto in maniera traumatizzante, anche quando reali motivi non esistono.

Ed ecco che l’informazione, ancora una volta, è responsabile dei nostri stati d’animo.

Dipende poi dal carattere e dal livello di stress cui siamo sottoposti ma di certo non aiuta che ogni evento sia preannunciato come attesa di una catastrofe.

Leggevo di uno studio relativo al sonno dei bambini, perché si sa che quando si diventa adulti il rapporto con il dormire si complica. Ebbene, i bimbi dei paesi industrializzati, soprattutto quelli che abitano nelle metropoli non dormono sonni tranquilli e sono stati riscontrarti tantissimi, troppi casi, in cui il sonno non li fa riposare come ne avrebbero bisogno, creando dei veri e propri disturbi.

Si sa che i bimbi vivono di riflesso allo stato emotivo dei genitori ed una famiglia sottoposta a stress eccessivo, anche riguardo il rumore,  non genera sonni tranquilli.

Poi, di contro, ci sono persone che riescono a rilassarsi maggiormente nel caos, rimane però innegabile che trascorrere la propria vita in una realtà agreste, con spazi più grandi ed il solo rumore della natura, sia indice di un dolce dormire, sempre se il gallo non decide ogni mattina di salutare il sole con estrema solerzia!

L’esperienza conta?!

Senza l’esperienza niente può essere conosciuto sufficientemente. Infatti “Sono proprio due i mezzi del conoscere: la dimostrazione e l’esperimento.”

Anche non tirando in ballo Bacone e compagnia bella, direi che si può concludere che senza aver provato, non si può sapere nulla. Esempio semplice: come facciamo a sapere che il fuoco scotta se non abbiamo esperienza nostra o di qualcuno che abbia provato a mettere in contatto se stesso o un oggetto con il fuoco?

Possiamo studiare tutto sul fuoco e per questo non sfidarlo ma certo è che se ne abbiamo esperienza, allora ne siamo certi senza ombra di dubbio.

Per lo stesso motivo non possiamo conoscere qualsiasi altra cosa senza averla sperimentata. Così funziona sul lavoro:  a scuola hai studiato una materia ma è quando la devi mettere in pratica che la fai realmente tua e con l’esperienza la conosci sempre più a fondo.

Ecco, quindi, l’importanza dello studio e della formazione, ad ancor più dell’esperienza, quella in grado di approfondire e darti la possibilità di metter in pratica la teoria.

Proprio la differenza tra teoria e pratica, cioè dalle parole ai fatti.

A parole siamo tutti allenatori di calcio quando vediamo una partita, psicologi quando ascoltiamo i problemi di amici e chef stellati a tavola. Poi, però, al momento in cui, ad esempio,  metti in pratica le tue incredibili doti culinarie ti ritrovi una cena da buttare nella pattumiera e le pive nel sacco.

Perché qualsiasi mestiere, per portare a casa risultati deve scontrarsi con la realtà ed il tempo, bisogna sbagliare e riprovare, a volte dieci, altre mille volte,  e solo così si può migliorare fino al momento in cui si è abbastanza sicuri per poter garantire sempre un ottimo risultato. Qualsiasi cosa tu stia facendo, anche un castello di sabbia.

A questo proposito vorrei ricordarvi quando, muniti di secchiello e paletta, rastrello ed altri accessori, volete mostrare ai figli le vostre capacità costruttive in riva al mare. Conoscete i trucchi: sabbia bagnata, distanza dalle onde del mare, legnetti in aiuto per decorare… Questa sì che è la dimostrazione dell’esperienza!

Poi arrivano i piedi della sorella o di altri bambini e via… tutto distrutto!!! Perché l’esperienza è la dimostrazione che con l’impegno di può creare tutto, sempre tenendo conto delle infinite insidie create da agenti esterni!!

Il fallimento…

Quando pensi di fallire puoi riuscire in tutto!!

L’ho letto da qualche parte, e pensandoci bene quando sbagli dovresti imparare qualcosa, quindi il fallimento è terapeutico quanto lo è sbagliare. Senza errori come si fa ad imparare qualsiasi cosa? Impossibile!

Eppure tutta questa paura di fare perché c’è poi il rischio di cadere in errore…

Quante cose sbagliamo, anche facendoci male, prima di essere in grado di farle correttamente! Ricordate le cadute con i pattini, in bicicletta? Mettendosi alla prova fisicamente, e cercando di superarsi è davvero impossibile non cadere.

E così vale anche per le prove che fisiche non sono, ed a volte risultano ancor più difficili!

Quindi non dire ciò che provi ad una persona, perché c’è il rischio che non provi altrettanto e che tu possa essere deluso, ad esempio!  Ma pensate se alla fine anche l’altra persona nutre gli stessi sentimenti e per lo stesso motivo non si dichiara. Un disastro! Entrambi destinati ad una vita diversa da quella che potrebbe riservare un grande amore!

Oppure semplicemente si sogna di fare qualcosa per tutta la vita ma non si ha il coraggio di mettersi in gioco perché il rischio è appunto il fallimento!

Va bene, allora rimaniamo tutti nella confort zone, tranquilli, senza rischiare, e naturalmente lamentandoci della vita piatta e noiosa, che non ci consente di vedere realizzati i nostri desideri!

Un vecchio detto, ” Chi non risica, non rosica” riassume appieno il concetto.

Invece facciamole tutte, quelle cose che ci piacerebbe  fare, ma di cui abbiamo paura, diciamole, quelle parole che abbiamo in gola e sembra vogliano uscire ma poi, chissà il perché, rimangono lì!

Perché poi, va a finire che potrebbe pure andarci bene, ed i nostri piccoli/grandi sogni rischierebbero  di realizzarsi e alla fine ci toccherebbe pure sentirci felici davvero… Sia mai!!

Perfetto, diamoci da fare, che la felicità o un attimo di soddisfazione sono spesso a portata di mano, a volte molto più di quanto possiamo credere!!

Basta solo un po’ di coraggio.

 

 

La fretta, nostra nemica!

Iniziamo subito col dire che non è colpa nostra. Su questo non ci sono dubbi, siamo decisamente scagionati!

La fretta: perché quando si vive in un mondo che corre all’impazzata, decidere di precorrere la propria vita lentamente non è solo difficile, risulta quasi impossibile. Poi ci sono persone che caratterialmente sono portate alla velocità ed altre cui già la natura ha regalato un’ inclinazione calma.

Chi, infatti preferisce vivere in luoghi tranquilli, rispetto a persone che amano il caos, ed in quello trovano la propria, personale, lentezza. Non è giusto o sbagliato, essere in un modo piuttosto che nell’altro, come al solito bisognerebbe creare quell’equilibrio, capace di rendere la nostra vita serena, a seconda delle proprie inclinazioni.

Dipende dal luogo in cui vivi, intendo in quale realtà, se cittadina o rurale, se il tuo lavoro ti costringe ad avere a che fare con altre persone che corrono all’impazzata per sopravvivere e naturalmente se la tua famiglia è obbligata a seguire ritmi frenetici, dove la fretta è regina incontrastata, nonostante il desiderio di lentezza.

Di certo sappiamo che non è salutare e che per tutti sarebbe meglio rallentare e seguire il ritmo della natura, che insegna sempre. Noi ci stiamo talmente allontanando dal ritmo del passato che, in realtà, non ci siamo accorti di aver oltrepassato la soglia. Quella che porta al “non ritorno”.

Già, perché non è così facile, di punto in bianco, quando le tue giornate sono scandite dal cronometro, e non dal ciclo del giorno, rallentare senza farsi del male. Un po’ come frenare di colpo un treno ai 450 chilometri orari… Ci vuole un lasso di tempo rispettabile per farlo, senza conseguenze disastrose.

Ecco perché non sono d’accordo sul costringersi a rallentare, a tutti i costi, passando da giornate all’insegna della gara cronometrata all’immobilità assoluta. Esiste una sana via di mezzo, cioè andar dietro al ritmo del pianeta, così veloce, sapendosi però gustare momenti di assoluto relax, chiamiamoli di lentezza, proprio per non dimenticare che le cose migliori vanno gustate con la giusta tranquillità.

 

Stalking sul web

I social media che in questi anno stanno spopolando, portano tutti i vantaggi e gli svantaggi che possiede una società, quindi un insieme di persone di diverso tipo. Così succede che si debba tirare in ballo questo termine, lo stalking, che fino a poco fa non si conosceva così bene.

Stalking significa tutto quello che nel web, a livello comportamentale, porta a qualsiasi utente una certa ansia, se non paura, in seguito a molestie o semplici comportamenti di tipo ossessivo, tali da costringere la stessa a cambiare le proprie abitudini e a non godere più della libertà di cui avrebbe diritto. In poche parole è una violazione della libertà della persona, che si può esplicitare in tante maniere, più o meno gravi.

Sono vere e proprie persecuzione, in certi casi, e proprio in questi giorni mi è capitato di leggerne a riguardo sulla bacheca di un’amica che per lavoro si occupa di programmi di dimagrimento in base ad una giusta nutrizione ecc…Visto che mostra se stessa, proprio per dimostrare i cambiamenti fisici dal “prima” al “dopo”, uniti al suo stato di salute, evidentemente la sua immagine suscita in certi uomini atteggiamenti al limite della decenza, visto che si permettono di commentare, inviare privatamente messaggi a sfondo sessuale, travisando volutamente il messaggio. Diciamo che si può rimanere parecchio infastiditi da pressanti e continui cuoricini, complimenti di vario genere ma di certo ci si sente oltraggiati se il tutto si traduce in pesanti commenti.

A lungo andare questo diventa un oltraggio alla persona ed un comportamento pesante da tollerare. Scrivevo in un articolo, tempo addietro, della netiquette, cioè l’educazione sul web, l’etichetta, indispensabile per poter frequentare un qualsiasi gruppo di persone. Ma succede che il web, rappresentando uno spicchio di società, porti alla ribalta pure questi soggetti, incapaci di leggere una situazione di lavoro ed impegno nella giusta maniera.

Che si può fare? Bannare, rivolgersi alla polizia postale, oppure semplicemente ignorare.

Tristezza!!!