Stalking sul web

I social media che in questi anno stanno spopolando, portano tutti i vantaggi e gli svantaggi che possiede una società, quindi un insieme di persone di diverso tipo. Così succede che si debba tirare in ballo questo termine, lo stalking, che fino a poco fa non si conosceva così bene.

Stalking significa tutto quello che nel web, a livello comportamentale, porta a qualsiasi utente una certa ansia, se non paura, in seguito a molestie o semplici comportamenti di tipo ossessivo, tali da costringere la stessa a cambiare le proprie abitudini e a non godere più della libertà di cui avrebbe diritto. In poche parole è una violazione della libertà della persona, che si può esplicitare in tante maniere, più o meno gravi.

Sono vere e proprie persecuzione, in certi casi, e proprio in questi giorni mi è capitato di leggerne a riguardo sulla bacheca di un’amica che per lavoro si occupa di programmi di dimagrimento in base ad una giusta nutrizione ecc…Visto che mostra se stessa, proprio per dimostrare i cambiamenti fisici dal “prima” al “dopo”, uniti al suo stato di salute, evidentemente la sua immagine suscita in certi uomini atteggiamenti al limite della decenza, visto che si permettono di commentare, inviare privatamente messaggi a sfondo sessuale, travisando volutamente il messaggio. Diciamo che si può rimanere parecchio infastiditi da pressanti e continui cuoricini, complimenti di vario genere ma di certo ci si sente oltraggiati se il tutto si traduce in pesanti commenti.

A lungo andare questo diventa un oltraggio alla persona ed un comportamento pesante da tollerare. Scrivevo in un articolo, tempo addietro, della netiquette, cioè l’educazione sul web, l’etichetta, indispensabile per poter frequentare un qualsiasi gruppo di persone. Ma succede che il web, rappresentando uno spicchio di società, porti alla ribalta pure questi soggetti, incapaci di leggere una situazione di lavoro ed impegno nella giusta maniera.

Che si può fare? Bannare, rivolgersi alla polizia postale, oppure semplicemente ignorare.

Tristezza!!!

Home sweet home! Casa dolce casa!

Perché tornare nella propria casa, che è un po’ come una tana, dopo una serata, un viaggio o una lunga trasferta è un po’ come trovare quella normalità che spesso ci fa sentire nella cosiddetta confort zone.

É bellissimo lasciare il porto sicuro per qualsiasi avventura, ma sapendo di poter tornare nella tranquillità: una gran bella sensazione!

E poi ogni casa che abitiamo ci rappresenta appieno, con le nostre scelte nell’arredamento, i colori, la disposizione, diciamo che ci rispecchia tanto da poterci tranquillamente rappresentare. E raccoglie ogni nostra energia:  per questo motivo a volte sentiamo il bisogno di cambiare qualcosa, all’interno della stessa, proprio perché le case cambiano con noi. Ed è bellissimo ricordare quella dell’infanzia, assieme agli altri luoghi dove abbiamo vissuto e che hanno segnato parte della nostra vita.

Un luogo colmo di ricordi, oggetti dal particolare significato e, benché non vogliamo dare troppa importanza alle cose, non possiamo negare che raccontino molto su di noi.

E se andar via, lasciando la nostre sicurezza risulta un’evidente sfida, di certo è da tener presente il riadattamento, nel momento in cui si ritorna, dopo aver trascorso tanti anni in un luogo diverso.

Un’insieme di sensazioni contrastanti, e non esiste una sensazione peggiore di sentirsi estranei in un luogo che si credeva già conosciuto, quello in cui si è in parte cresciuti e che, adesso, risulta in quasi ignoto. Di certo perché tutto si evolve e più trascorre tempo, maggiori sono i cambiamenti da affrontare.

Ma come rimane bello tornare a casa, comunque! Per rifare  cose che se ripetute nella quotidianità diventano noiose, ma acquistano subito bellezza se quasi dimenticate!

La magia della normalità che si trasforma in emozione, un arricchimento che è il significato del viaggio, di qualunque tipo sia, anche per lavoro e duraturo.

Mi piace pensare a casa mia come un laboratorio di emozioni, non solo personali, ma di chiunque ci sia entrato ed abbia condiviso qualcosa con me, regalandomi altrettante sensazioni, capaci, da sole , di significare una vita!

La mente ed il corpo, che squadra!!

Inutile volerle dividere. E qui non possono esistere scettici di alcun genere. Noi siamo fatti da/di entrambe. E ci dobbiamo convivere, nostro malgrado. Quindi non possiamo pensare alla mente senza dare un occhio al corpo e viceversa. La nostra medicina, quella occidentale, li ha sempre divisi ma alla fine l’una influenza l’altra in maniera inequivocabile. Le medicina insegna e le neuroscienze hanno confermato: non solo non si può suddividere la mente dal corpo, proprio dal punto di vista scientifico, ma bisogna mettersi l’anima in pace, la mente ed il corpo si influenzano a vicenda e la psicosomatica ne è il miglior esempio.

Mai avuto qualcosa che non sopporti e che ti sta proprio sullo stomaco, per poi avvertire realmente un dolore proprio lì?! Oppure quando sei particolarmente stressato e tutto si riversa dove hai una particolare debolezza.

Quando si dice che ci sono situazione che ti tolgono dieci anni di vita, è vero! Un grosso spavento o un periodo di stress continuo portano seriamente a situazioni di malessere fisico. In poche parole, se l’impatto sul sistema immunitario è ormai riconosciuto, da studi approfonditi si è arrivati a poter confermare che lo stress cronico influisce negativamente sulla possibilità di aumentare la probabilità di contrarre malattie anche gravi.

Perciò, signori, cerchiamo di stare tranquilli il più possibile, impariamo a non prendercela troppo, così da non riempirci di cortisolo, uno dei principali ormoni dello stress che, se si concentra nel nostro organismo, diventa fonte di parecchie patologie, dalla sindrome gastrointestinale, quindi reflusso gastrico, colon irritabile, all’Alzheimer, portando alla formazione di vere e proprie lesioni cerebrali. Per non parlare di problemi cardiaci e via dicendo…

Ed ora che vi ho riportato alla mente queste tragiche verità che posso aggiungere?! Attingerò come faccio spesso a qualcuno ben più saggio e sapiente di me, che dice: Quando tu ridi, tu cambi, quando tu cambi cambia il mondo intorno a te. E aggiungerei… Solo allora starai meglio!!

 

Booking, booking, booking…

Prenotare la vacanza, breve e lunga che sia, nel minor tempo possibile: un pc, una carta di credito et voilà, il gioco è fatto.

Sembra quasi che sia impossibile viaggiare senza sfruttare grandi occasioni: poi, alla fine, quando stai per prenotare, anche partendo da un grande affare, il conto sale vertiginosamente e, alla fine, una piccola fuga dalla realtà, oltre che dalle nostre città congestionate, ci porta comunque a spendere una quantità di soldi che non tutti si possono permettere di fare. Questo è vero ma un tempo era molto più dispendioso.

Ovvio che un tempo viaggiare era unicamente per chi aveva grandi possibilità, ma c’è da dire che dipende sempre dalla meta.

Organizzarsi in tempo per partire non è difficile se si è soli o in coppia, per il resto c’è bisogno di reggere ai desideri di tutti. E online è decisamente vantaggioso dal punto di vista economico e pure veloce: due clic sul tuo pc ed io gioco è fatto.

Certo bisogna tenere ben presente un paio di fattori: primo fra tutti, per esperienza, non farvi abbagliare da foto incredibili, a volte sono unicamente immagini di repertorio e capita pure che non siano reali.

Inoltre da tener conto del fatto che una bellissima fotografia può far apparire una stanza quanto meno più grande di ciò che sembra ed i dettagli sul resto della struttura, soprattutto ciò che non si vede, possono diventare una brutta sorpresa.

Eviterei luoghi di villeggiatura marini dove si vedono immagini di piscine e di mare nemmeno l’ombra, oppure tenete ben presente la distanza tra l’albergo e la city: spesso, per risparmiare con l’albergo si spende l’impossibile in trasporto. Senza contare poi il tempo che si perde negli spostamenti!

Favoloso ed itinerante il giudizio di altri clienti rispetto la vacanza/l’albergo anche se a me possono piacere dettagli che per gli altri sono ininfluenti, per carità!

Gli esperti consigliano di prenotare con un minimo di 3 mesi d’anticipo, rispetto alla data di partenza, sino ad un mese, e chi spinge per accaparrarsi un last minute, sa bene che spesso c’è il rischio di non trovare più un buco, soprattutto per certe mete.

Per il resto, siamo sempre più proiettati verso il mondo intorno, quindi prenotiamo, prenotiamo, prenotiamo!!

La vita è come un boomerang

Dicono sia il karma,  cioè il frutto delle nostre azioni, in grado di attivare il principio di causa/effetto; un concetto che ormai sentiamo da parecchi anni, e ci insegna che ogni nostra azione, in qualche maniera, possa tornarci indietro, anche solo come energia, negativa o positiva che sia, nel tempo.

Che è un po’ come dire “Chi la fa, l’aspetti!” ed anche ai più cinici, quelli che proprio a queste cose non vogliono credere, mi vorrei rivolgere. Immaginiamo per un attimo che tutto ciò che facciamo si manifesti sotto forma di un’energia che ci accompagna sempre, positiva o negativa, naturalmente. Così le nostre azioni tornano indietro, non sotto forma di azioni dirette ma di situazioni.

Succede ad esempio che se tu tratti male una persona, prima o poi ti trovi ad essere trattato nella stessa maniera, ed allora capisci. Perché non c’è come sentire sulla propria pelle un piccolo dolore che, voilà, si sviluppa in noi quel senso di comprensione che prima non sapevamo di possedere.

Un po’ la legge della causa e dell’effetto, come dicevo prima. Naturalmente funziona anche nel senso positivo: tu fai del bene ed ecco che questo ritorna, magari non subito ma ritorna. Ed è vero, senza alcun dubbio!

Eh, la saggezza dei proverbi… “Nella vita tutto torna!” Intendo proprio questo, signori, allora, anche solo per evitare, in forma assolutamente egoistica, di avere dei ritorni spiacevoli alle nostre azioni, pensiamo un pochino, prima di agire. Perché nel corso della nostra esistenza può succedere che se ti comporti male, poi subisci lo stesso trattamento, magari non subito, ma che importa?! E allora sono guai, perché si sa, il dolore degli altri non si sente così forte come quello che si avverte sulla propria pelle…

Guardiamo il fatto positivo: comportandoci come vorremmo si comportassero gli altri contribuiamo a render migliore la nostra vita, prima di tutto, e di conseguenza quella della gente che ci circonda, e se questo meccanismo venisse proposto all’infinito vivremmo di certo su un pianeta da sogno!!!

Già…

 

Pronti per il futuro?!

L’argomento robot mi affascina ma ai mie occhi rimane ancora fantascienza, anche se la realtà non è affatto d’accordo con me.

Leggevo che un robot giapponese ha scritto un romanzo, come co-autore di un essere umano, ovvio. Non ha vinto alcun concorso letterario ma, diciamo, che si è distinto. Unica critica riguarda la descrizione dei caratteri dei personaggi, che risulta decisamente migliorabile.

Ne parla il  Los Angeles Times, lo stesso che nel 2014, esattamento il 14 marzo, ha pubblicato sulla sua testata un pezzo interamente scritto da un robot, sulla pagina di croncaca, descriveva un terremoto. Qual è il punto? É che la notizia è stata pubblicata tre minuti dopo l’accaduto. Questo è strabiliante!!!!

Poi, certo, scrivere un romanzo è un’altra cosa, ma la semplice descrizione, più o meno accurata di un evento, un insieme di dati recuperati alla velocità della luce, beh, vede in un robot l’effetto che si desidera, cioè lo stupire con effetti speciali!

É intelligenza artificiale, alla quale manca, per ora, il tratto tipicamente umano, fatto dalle emozioni.

Ma non mi stupirebbe se nel giro di poco si riuscisse ad umanizzare l’intelligenza artificiale, e che fossimo in qualche modo sostituiti dai robot. Sì, questo mi spaventa, perché abbiamo bisogno di tanto, certamente, non di certo di essere sostituiti. A nessuno piacerebbe e rimane questo il grande rischio.

Per ora, infatti, siamo stati sostituiti in molto lavori che prima si facevano manualmente, e con grande fatica: basti guardare nelle fabbriche, ci sono interi settori dove operano unicamente robot ma perché questi possano prendere il sopravvento e sostituirsi completamente a noi ne passa…

Guardiamo il mio lavoro: la creatività nell’inventare storie, progettarle, scriverle, è davvero improbabile che possa essere il prodotto di un’intelligenza artificiale quindi chi, come me, fa un lavoro che ha a che fare con la scrittura, può dormire sonni tranquilli, almeno per un po’ di anni!!!

 

Il tempo vola!

E non è una banalità! Ti devi inventare una scusa da dire a tua madre per tornare a casa tardi la sera e in un attimo la senti pronunciata dai tuoi figli.

Non è possibile che sia già passato tutto questo tempo, non è giusto, porca la miseria, voglio ancora passare del tempo pensando a cosa mi regaleranno le prossime vacanze con gli amici, voglio ancora un pezzo di adolescenza, bella e inquieta, con mille progetti da sognare.

Invece quel tempo è passato, e l’ha fatto così alla svelta che non ce ne siamo resi conto. Ricordo di ore intere ad aspettare che arrivasse l’orario giusto per un appuntamento importante…

E poi il solito pensiero:” Avere la testa di ora e le potenzialità dei vent’ anni…”

Invece…

Ma no, su, niente è perduto! Se navigate sul web vi sarà capitato di osservare skaters ultra-sessantenni, ballerini ottuagenari formidabili ed atleti incredibili dell’età di mio nonno, ad esempio.  E poi la testa, se allenata quotidianamente riesce sempre a stupirci!

Conosco vecchi di venticinque anni e ragazzini di settanta, perchè la mente è tutto e se continui ad avere sogni, fare progetti e vivere intensamente, beh, la tua vita sarà sempre un insieme di sorprese, sfide e desideri.

E volando il tempo, vola tutto intorno, anche nel mondo del lavoro, negli strumenti di lavoro! Diamo un’occhiata alla tecnologia, quella cambia con una velocità tale, che nel momento in cui hai imparato ad usare sufficientemente bene una qualsiasi cosa, ecco che cambia, anche se, attenzione, non si inventa granchè di nuovo, veramente.

Tutto è la rivisitazione di qualcosa che è stato, in certi casi migliorato, in altri peggiorato. Ma di certo oggi è tutto più veloce, le auto, i treni, le persone e la maggior parte di loro non è capace di stare al passo con tutto quello che vortica all’impazzata intorno.

Così è nato il suo opposto, che è di gran moda: allora siamo pazzi per lo slow food, la meditazione, il tantra… E corriamo, corriamo…

Dietro al tempo, ma quello vola!!!

 

Saper dire di no…

Sembra facile, sono due lettere da pronunciare ma in realtà dire di no a chi sta aspettando una risposta, di qualsiasi genere sia, non è così facile.

Perché il no ha conseguenze. Come il sì, direte voi, ma in pratica non ha la stessa valenza. Ci sono persone, soprattutto donne, che non sanno dire di no, ed in genere si inizia col non pronunciarlo in seguito ad un favore richiesto.

Poi non si riesce a dirlo per non deludere le aspettative di una persona cui si tiene davvero, i figli per primi, e poi ci si ritrova a non saper dire di no ad un lavoro sottopagato, per il quale non avresti tempo oppure del quale non ti interessa prendere l’incarico. Ma l’abitudine è quella di essere assertivi.

Non va bene. Ma è davvero difficile opporsi ad una richiesta, e si sente quel dovere di accontentare chiunque, magari solo per paura di essere giudicati negativamente, di deludere, di avere conseguenze negative per il proprio lavoro, etc…

In genere però è solo una questione di insicurezza. Un tempo si diceva, “per carattere”, ma in realtà non esiste carattere che debba stare alle richieste di chiunque.

E basta con questa abitudine, che poi porta delle conseguenze ovvie e negative: qualche esempio? Se accontenti sempre gli altri di certo non accontenterai te stesso/a; già, perché se una giornata è fatta di 24 ore e ne trascorri la maggior parte ad occuparti degli altri, direi che il tempo rimanente per te scarseggia!

Ho ragione?! Bene, se è così, inizia a pronunciare qualche no, che si trasformerà in molti più sì per te e, senza togliere il tempo necessario alle persone che ami, direi che è più che giusto dedicarsi anche a se stessi.

Sul lavoro è una caratteristica tremenda: i clienti ne approfitteranno sempre… E pure i collaboratori… NON VA BENE!!! Caratteristica che non fa distinzione di genere, più o meno…

Solitamente è più una peculiarità femminile, la classica sindrome della mamma per tutta la vita, anche quando i figli sono grandi e/o il marito/compagno autosufficiente, ma continuano con gli stessi ritmi frenetici. A volte non necessari.

Eh no, diamoci un taglio… E sarà tutto un altro vivere!!

Sì, viaggiare…

Un tempo non troppo lontano, chi poteva permettersi di visitare luoghi distanti un centinaio di chilometri da casa era davvero fortunato. I mezzi di trasporto lasciavano a desiderare e risultava comunque molto faticoso e dispendioso, in termini di tempo e denaro.

Oggi è decisamente tutto più facile: se ci sai fare sul web e prenoti con grande anticipo riesci ad ottenere prezzi ottimi anche per visitare luoghi lontani.

Per questo succede che ti trovi dall’altra parte del mondo ed incontri persone della tua stessa città, e magari non li incontravi da anni, chissà il perché! Ed è meraviglioso avere la sensazione di vivere un’esperienza unica. Che unica non è.

Voglio dire: chi non è andato a visitare l’Egitto, con le sue Piramidi, il Nilo ed il tè di benvenuto, in attesa che scarichino dalla Jeep i duecento bauli griffati, prima di abbuffarsi, la sera, in uno dei 4/5 ristoranti dove trovi spaghetti a volontà e pure il tuo dolce preferito: la torta di mele!

Ecco il punto: c’è modo e modo di viaggiare, tuffandosi appieno nella realtà del posto, e visitando luoghi che vanno oltre le solite mete turistiche, magari assaporando cibi del territorio, dai sapori diversi, mai provati, e seguendo il “mood” della giornata, i ritmi del posto, come fossimo parte di quel luogo straniero.

Esiste la curiosità infinita di prepararsi, prima del viaggio, un’ottima infarinatura riguardo la storia, le abitudini e magari quelle poche parole nella lingua del posto, che possa trasmettere la gratitudine che abbiamo come ospiti ed imparare cosa sia opportuno fare o non fare, per una questione di rispetto e giusto per non farsi sempre riconoscere come “italiani” ma nell’accezione negativa.

Ho avuto la fortuna di viaggiare parecchio e di trovare ogni posto straordinario, anche se ci sono state molte situazioni nelle quali avrei voluto non trovarmi; sono certa che se ripetessi gli stessi viaggi ed itinerari troverei moltissime cose differenti e sarebbe ancora un’esperienza incredibile, fatta di colori, sapori, suoni e sensazioni.

Perché un viaggio è un’esperienza che si vive amplificando al massimo tutti e cinque i sensi, in egual misura.

Ed è arricchimento, come può esserlo ogni nuova cosa, imparata da altri.

 

Perché l’inglese è la lingua più importante

Su questo non ci sono dubbi. Eppure, in Italia ci facciamo sempre riconoscere: pochi, se non pochissimi, capaci di capire anche solo un discorso elementare ma pronunciato benissimo nella lingua della Regina Elisabetta.

E non c’entra la scuola, che ai tempi che furono non ci portava all’acquisizione della lingua in maniera sufficiente, c’entriamo noi che non ci siamo mai impegnati più di tanto e che oggi rischiamo di essere tagliati fuori da moltissima vita.

Perché il marketing parla inglese, se viaggi è necessario e pure essere esclusi dalla vita dei figli non va affatto bene. E loro, si sa, l’inglese lo parlano correttamente.

Chiediamoci come si potrebbe fare ad imparare questa lingua senza troppa fatica! La soluzione prima è mettersi di buzzo buono, cioè impegnarsi.

Allora? Iniziamo a non guardare più i film in italiano ma in lingua originale ed aiutiamoci, in un primo tempo,  con i sottotitoli  tenendo un block notes accanto ed annotandoci le parole che non conosciamo o più ci colpiscono.

Riprendiamo una grammatica e studiamo, mettiamoci alla prova e quando abbiamo occasione sperimentiamo la nostra pronuncia su chi ci chiede un’Informazione per strada, al supermercato o in un museo.

E poi leggiamo on line le notizie sui quotidiani internazionali. Senza scoraggiarsi. Perché è solo una questione di tempo, ed il vostro inglese migliorerà, e non di poco.

Certo, bisogna prendere l’abitudine a non tradurre ma a pensare in quella lingua, perché la costruzione delle nostre frasi in italiano è ben differente e se ci perdiamo a tradurre non ne usciremo vivi!

Ed i mille corsi online? Personalmente penso funzionino di più quelli  alla vecchia maniera, in un’aula, con un insegnante, madrelingua, in grado di trasmetterci quella voglia di migliorarci in tempi non jurassici.

Magari si può chiedere ad un amico, davvero capace, di rivolgersi a noi solo in lingua, così siamo obbligati a rispondergli e, piano piano si può creare un’ottima abitudine che serve ad entrambi.

What else?!

A coffee, please, but Italian style!!!