L’intelligenza problematica

Non volendo fare alcuna distinzione tra intelligenza emotiva, artificiale – ne parla pure Mac Ewan in questo periodo – ho voluto parlare di questa caratteristica, prettamente umana, perché sempre più spesso mi chiedo quanto manchi l’intelligenza in questo mondo ed in seconda istanza quanto invece sarebbe meno complicato e salutare non possederla del tutto.

Mi spiego meglio: se l’uomo, in senso generale, fosse davvero una creatura intelligente non avrebbe ridotto il pianeta in questo stato. E su questo non esiste alcun dubbio.

Facciamo allora un passo indietro e prima di tutto prendiamo il dizionario. Così si legge: sostantivo femminile. Che le donne siano creature più di sostanza, sarà vero, ma quando poi continuo nella lettura del significato, leggo “Capacità di attribuire un conveniente significato pratico o concettuale ai vari momenti dell’esperienza e della contingenza.” Che alla fine non significa molto.

Vediamo come possiamo definirla a seconda delle nostre esperienze e soprattutto far sì che non si arrivi a dire, come si sente spesso, che sarebbe meglio non possederla, il che equivale a dire che sarebbe meglio non usarla, non ragionare.

Se già con una percentuale minima di gente che la utilizza siamo ridotti in questo stato, figuriamoci se la percentuale si abbassasse o addirittura si azzerasse! Non usarla e vivere in balia degli istinti. Diventeremmo animali. E quindi?

Eh, questo è un punto delicato e di grande verità: gli animali si comportano molto ma molto meglio di noi, forse l’uomo non è che sia completamente privo di intelletto, la tragedia è che quel poco che possiede lo usa in pessima maniera. Questa è la scelta, la possibilità che avemmo tutti noi, di vivere prendendo d’esempio il comportamento degli animali ed usare quel tipo di intelligenza che ha a che fare con la sensibilità, la gentilezza, e allora sì che vivremmo in un mondo con tanti animali, tra cui la razza uomo sarebbe di certo migliore.

 

Mai dire mai

MAI.

Che poi sarà capitato ad ognuno di noi di aver pensato/pronunciato questa frase, di aver detto che mai e poi mai avremmo fatto una qualsiasi cosa. E invece…

Giurate che se vi capitasse una determinata situazione vi comportereste assolutamente in uno specifico modo e poi succede esattamente il contrario. Ecco…

Perché la vita è imprevedibile ed è molto più saggio non giudicare con troppa durezza il comportamento di una persona perché poi può capitare di trovarsi nella stessa situazione e allora tutto cambia. Per carità, non su tutto, è ovvio. Mai e poi mai ammazzerei qualcuno, ecco. D’altro canto se qualcuno minacciasse la vita di mio figlio…

Questo per dire che ci sono dei principi sui quali è giusto rimanere irremovibili e pronunciare il celeberrimo :”Io mai…” Per il resto attenzione!!

“Mai e poi mai potrei innamorarmi di una persona con queste caratteristiche, mai…” Poi ti trovi inguaiata persa proprio di quel tipo” oppure “Mai andrò in palestra” invece la comodità di averla vicino a casa e non potendo più giocare a calcetto/tennis o altro e ti trovi iscritto…

Per arrivare ad un concetto semplice ma difficile da attuare: quando giudichi chicchesia senza esserti messo le sue scarpe ed aver camminato sul suo stesso cammino, beh, è davvero sbagliato.

Molto probabilmente se ti trovassi nella stessa situazione, cresciuto nella stessa famiglia, luogo e via dicendo, probabile che anche tu avresti fatto la stessa cosa, magari con modalità diverse ma il succo non cambia.

Al contrario sembra che sia così in uso pensare superficialmente, di certo è più semplice, meno impegnativo, quindi senza osservare con occhio – e cuore, direi – attento qualsiasi situazione ci si pari innanzi.

Questione di educazione, carattere e frequentazioni ma  lasciatemelo dire, anche un po’ di consapevolezza di sé ed esercizio. Sì, esercizio.

Esercitiamoci, ogni volta che ci viene da pensare IO MAI. Fermiamoci un attimo e cerchiamo di conoscere i dettagli, andiamo a fondo rispetto a fatti e condizioni, persone ed altro ancora.  Possibile che cambiamo idea e così facendo cambiamo un pochino anche noi, diventando persone migliori.

 

 

Le cose rotte si aggiustano

Anno nuovo, vita nuova. Per non accumulare cose che non servono proprio e che  occupano spazio si potrebbe scegliere di disfarsene e buttare via, finalmente. Quella vecchia coperta rattoppata, il maglioncino che proprio non si può più indossare, l’elettrodomestico nell’armadio della cucina, da anni inutilizzato. 

Tante cosa che non usiamo più sarebbero utili ad altri e mai come in questo periodo c’è una vendita quasi frenetica, soprattutto aiutata dal web, di tutto o quasi.

Altro discorso è quando si rompe qualcosa di utile e siamo obbligati a disfarcene, perchè aggiustarlo costa più che ricomprarlo. Purtroppo non è più come un tempo, quando si tendeva ad aggiustare per il recupero dell’oggetto, così si rattoppavano i calzini e si mettevano le toppe ai gomiti quando un maglione si rompeva. L’arte del rammendo era davvero unica anche perché il prezzo di un capo d’abbigliamento era generalmente superiore ad oggi.

Il Giappone, paese meraviglioso e con una cultura millenaria decisamente opposta alla nostra, usa invece la Kintsugi, l’arte di riparare vasi senza nascondere le cicatrici ma valorizzandole. Letteralmente Kintsugi significa riparare con l’oro ma in pratica viene usato anche argento liquido, o lacca per riparare vasellame. Si saldano i pezzi con un metallo prezioso e tornano a miglior vita, ancor più preziosi.

Questa tecnica di restauro, nata nel 1400, stesso periodo nel quale nacquero altre forme d’arte, come la cerimonia del te e l’ikebana, cioè l’arte di disporre i fiori recisi, secondo un risultato di equilibrio in cui lo spazio e la forma/i colori aiutano a creare un effetto ben preciso.

Tornando al Kintsugi, è talmente pregno di significato, perché  nel riportare alla luce una cicatrice le toglie la bruttura rendendola preziosa, senza nasconderla ma al contrario mostrandola. Un’arte dalla quale il nostro Occidente è molto lontano e che sta a dimostrare quanto la capacità di aggiustare impreziosendo un oggetto possa portarlo ad una vita ancora migliore dell’originale. Perchè il punto è questo: ogni cicatrice è importante ed è giusto ricordarla.

Lontana anni luce dalla visione occidentale che, al contrario, fa di tutto perché ogni cosa duri il meno possibile. Cose, relazioni, sentimenti.

Ma di questo parleremo un’altra volta.