La discussione che rimesta dentro

Rimesta, rimesta…

Quando ti colpisce qualcosa, non sempre lo fa nello stesso modo: ci sono argomenti che scavano nel tuo profondo e provocano reazioni che non avresti mai nemmeno pensato di provare.

Così mi è successo un giorno, quando parlando con un amico di femminicidi, soprattutto di un episodio preciso, ho accusato una quantità di rabbia dentro di me, che non pensavo nemmeno di possedere, una rabbia che rischiava di togliermi la lucidità di ragionamento.

Sì, perché quando si parla dell’ennesimo femminicidio a causa di un uomo, mi sento presa in causa, per ovvie ragioni.

Non ricordo nemmeno più come iniziò il discorso, fatto sta che si andò velocemente a sottolineare il dettaglio sull’abbigliamento/atteggiamento della vittima. Sarà che non è la prima volta che leggo/sento di queste cose, sarà che non ho mai sopportato maschilismo/femminismo portati all’estremo, ho sempre sostenuto che ognuno sia libero di vestirsi come diavolo vuole, non per questo possa essere vittima di giudizio, tanto meno di violenze/stupri.

E qui si apre una bella parentesi. Certo che è decisamente più furbo, di questi tempi, coprirsi il necessario per non esporre il corpo come merce al mercato, ma sta di fatto che nessuno ha il diritto di prendersi alcuna libertà, fosse oltre il fischio o l’apprezzamento simpatico.

Apriti o cielo! É iniziata una discussione dove veniva collegato il modo di porsi delle signore, a ciò che poi subivano. Una discussione accesa, dove il maschile ed ll femminile non si sono incontrati, dove ho alzato la voce e mi son giurata di scriverne per conoscere il reale punto di vista delle persone.

Ma davvero, ancora oggi, può essere determinante l’abbigliamento/atteggiamento di una donna, di fronte ai giudizi e alle conseguenti azioni del mondo maschile? Non possiamo invece prendere in considerazione il desiderio di piacere oltremodo, magari spinto dall’insicurezza o da qualsiasi altra motivazione e stop?!

Tutto parte dalla lingua italiana, perché una donna che si veste “sexy”, traducendo semplicemente, significa che veste in modo provocante. Ma provocante, quindi provoca? E cosa provoca?

Come diceva Sordi davanti ad un fantastico piatto di maccheroni in un famosissimo film: “Ti distruggo, me provochi … mo te magno!”

Fantastico film, per il resto, un infinito orrore.

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