Ordine e confusione

In pratica un quadro della nostra vita. Dove l’ordine è dato dalle regole insegnate dalla famiglia, a scuola, che a volte si scontrano con la nostra natura. Poi l’adolescenza con quella confusione in testa e il seguito di caos nella nostra camera e nella vita.

Arriva quindi il momento in cui si raggiunge un’età in cui ci si divide i due categorie: gli ordinati e i disordinati. Una questione di carattere: ordinati e precisi si nasce, ne sono certa; disordinati anche.

Ma la confusione, quella è un’altra cosa. Può esserci grande chiarezza nel disordine, conosco molti professionisti che ci vivono, nel disordine, senza mettere a repentaglio il proprio lavoro. Certo, dipende dalla misura, che non si porti all’esagerazione. E poi l’ordine maniacale, quello che non lascia spazio ad alcun cambiamento, sempre rigoroso, è spesso considerato una patologia, come del resto il disordine portato all’estremo.

Come al solito  l’equilibrio sta in mezzo: un po’ di sano disordine nell’ordine!

Tempo addietro in libreria avevo notato un volumetto di una scrittrice giapponese che mi aveva colpita: Il magico potere del riordino e 96 lezioni di felicità. Marie Kondo, questo il nome della scrittrice. Unisce il concetto del riordino con la psicologia positiva che identifica l’ordine con il benessere. Di conseguenza il disordine dovrebbe essere sintomo di malessere.

In ogni caso è molto interessante come una stanza caotica, colma di qualsiasi cosa, non solo abiti ma stoviglie o altro, possa essere un perfetto inizio per sperimentare questo criterio, fatto di gesti gentili ed organizzazione minuziosa, sino alla trasformazione in ambiente ottimale. Sembra quasi che mettere in ordine, seguendo un metodo ben preciso, possa fare miracoli anche nella propria mente ed insegnare a vivere privilegiando le regole rispetto al caos che per certi è necessario al fine di produrre creatività.

Dovrebbero inserirla a scuola, fin dalle prime classi, in modo da educare anche i bambini più “creativi” al piacere di riordinare la propria stanza e far loro raggiungere l’adolescenza con questo metodo ormai rodato, in grado di diventare una sana abitudine.

Perché dietro il semplice gesto di scegliere cosa buttare, sta il valore di una cosa, ed il creare una gerarchia di importanza per poter scegliere cosa abbia maggior diritto di rimanere, porta alla consapevolezza dei propri bisogni, e pure alla rinuncia.

Certamente aiuta a vivere meglio, soprattutto sarebbe un bel passo avanti per ogni casa dove vivano adolescenti.

Dal Giappone c’è sempre qualcosa da imparare!

 

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