La tecnologia ci ha reso deboli

Tecnologia che oggi è ovunque.

Inutile girarci intorno: siamo diventati tutti indiscriminatamente così delicati, tanto che se si fan quattro chiacchiere con i nostri nonni, chi ha la fortuna di averli, sappiamo bene a cosa fossero abituati loro. E soprattutto cosa sono riusciti a fare, nonostante tutto.

Nonostante tutto. Perché rimane assodato che la fatica, il mettersi a dura prova mette in risalto il massimo delle proprie capacità, poi certo, se la natura non è stata generosa a riguardo, il massimo che riusciremo a fare non sarà un granchè, ma di certo sarà il meglio che potremo dare.

Tutto questo quando ci troviamo nel bisogno. Ed oggi, nel reale bisogno, il mondo occidentale non è. Se, al contrario, non abbiamo mai lottato realmente per ottenere qualcosa, la nostra volontà non sarà così ferrea e  saremo di certo arrivati a raggiungere il minimo indispensabile. Senza troppi sforzi.

Questo è il punto: senza fatica non si raggiunge davvero nulla. I traguardi più ambiziosi, raggiunti con fatica sono di certo tutto ciò cui possiamo arrivare. Il nostro massimo, come facevano i nostri antenati. Ed il progresso ne è il risultato, con la sua tecnologia.

Siamo talmente abituati a certe comodità che non riusciremmo neanche a vivere più di un paio di giorni senza di esse. Certo la qualità della nostra vita, in generale, è migliorata ma non posso fare a meno di pensare all’altro lato della medaglia.

Penso alla creatività, quella che ti porta a sforzarti per inventare un modo per esprimerti al meglio, senza copiare ed incollare. Un po’ come fossimo diventati meno curiosi e non ci sforzassimo a sufficienza per sapere, perché tanto, abbiamo tutto a disposizione.

Mi fa paura pensare che questo spinga le nuove generazioni ad essere meno intelligenti, vivendo solo di riflesso a tutto ciò che già esiste.

Vien da pensare che la consapevolezza delle proprie condizioni di bisogno, sia l’unica spinta in grado di stimolare la nostra volontà a migliorarci, dando la possibilità a chi le doti le ha, di migliorare la propria posizione e di conseguenza quella del genere umano.

La discussione che rimesta dentro

Rimesta, rimesta…

Quando ti colpisce qualcosa, non sempre lo fa nello stesso modo: ci sono argomenti che scavano nel tuo profondo e provocano reazioni che non avresti mai nemmeno pensato di provare.

Così mi è successo un giorno, quando parlando con un amico di femminicidi, soprattutto di un episodio preciso, ho accusato una quantità di rabbia dentro di me, che non pensavo nemmeno di possedere, una rabbia che rischiava di togliermi la lucidità di ragionamento.

Sì, perché quando si parla dell’ennesimo femminicidio a causa di un uomo, mi sento presa in causa, per ovvie ragioni.

Non ricordo nemmeno più come iniziò il discorso, fatto sta che si andò velocemente a sottolineare il dettaglio sull’abbigliamento/atteggiamento della vittima. Sarà che non è la prima volta che leggo/sento di queste cose, sarà che non ho mai sopportato maschilismo/femminismo portati all’estremo, ho sempre sostenuto che ognuno sia libero di vestirsi come diavolo vuole, non per questo possa essere vittima di giudizio, tanto meno di violenze/stupri.

E qui si apre una bella parentesi. Certo che è decisamente più furbo, di questi tempi, coprirsi il necessario per non esporre il corpo come merce al mercato, ma sta di fatto che nessuno ha il diritto di prendersi alcuna libertà, fosse oltre il fischio o l’apprezzamento simpatico.

Apriti o cielo! É iniziata una discussione dove veniva collegato il modo di porsi delle signore, a ciò che poi subivano. Una discussione accesa, dove il maschile ed ll femminile non si sono incontrati, dove ho alzato la voce e mi son giurata di scriverne per conoscere il reale punto di vista delle persone.

Ma davvero, ancora oggi, può essere determinante l’abbigliamento/atteggiamento di una donna, di fronte ai giudizi e alle conseguenti azioni del mondo maschile? Non possiamo invece prendere in considerazione il desiderio di piacere oltremodo, magari spinto dall’insicurezza o da qualsiasi altra motivazione e stop?!

Tutto parte dalla lingua italiana, perché una donna che si veste “sexy”, traducendo semplicemente, significa che veste in modo provocante. Ma provocante, quindi provoca? E cosa provoca?

Come diceva Sordi davanti ad un fantastico piatto di maccheroni in un famosissimo film: “Ti distruggo, me provochi … mo te magno!”

Fantastico film, per il resto, un infinito orrore.

Ordine e confusione

In pratica un quadro della nostra vita. Dove l’ordine è dato dalle regole insegnate dalla famiglia, a scuola, che a volte si scontrano con la nostra natura. Poi l’adolescenza con quella confusione in testa e il seguito di caos nella nostra camera e nella vita.

Arriva quindi il momento in cui si raggiunge un’età in cui ci si divide i due categorie: gli ordinati e i disordinati. Una questione di carattere: ordinati e precisi si nasce, ne sono certa; disordinati anche.

Ma la confusione, quella è un’altra cosa. Può esserci grande chiarezza nel disordine, conosco molti professionisti che ci vivono, nel disordine, senza mettere a repentaglio il proprio lavoro. Certo, dipende dalla misura, che non si porti all’esagerazione. E poi l’ordine maniacale, quello che non lascia spazio ad alcun cambiamento, sempre rigoroso, è spesso considerato una patologia, come del resto il disordine portato all’estremo.

Come al solito  l’equilibrio sta in mezzo: un po’ di sano disordine nell’ordine!

Tempo addietro in libreria avevo notato un volumetto di una scrittrice giapponese che mi aveva colpita: Il magico potere del riordino e 96 lezioni di felicità. Marie Kondo, questo il nome della scrittrice. Unisce il concetto del riordino con la psicologia positiva che identifica l’ordine con il benessere. Di conseguenza il disordine dovrebbe essere sintomo di malessere.

In ogni caso è molto interessante come una stanza caotica, colma di qualsiasi cosa, non solo abiti ma stoviglie o altro, possa essere un perfetto inizio per sperimentare questo criterio, fatto di gesti gentili ed organizzazione minuziosa, sino alla trasformazione in ambiente ottimale. Sembra quasi che mettere in ordine, seguendo un metodo ben preciso, possa fare miracoli anche nella propria mente ed insegnare a vivere privilegiando le regole rispetto al caos che per certi è necessario al fine di produrre creatività.

Dovrebbero inserirla a scuola, fin dalle prime classi, in modo da educare anche i bambini più “creativi” al piacere di riordinare la propria stanza e far loro raggiungere l’adolescenza con questo metodo ormai rodato, in grado di diventare una sana abitudine.

Perché dietro il semplice gesto di scegliere cosa buttare, sta il valore di una cosa, ed il creare una gerarchia di importanza per poter scegliere cosa abbia maggior diritto di rimanere, porta alla consapevolezza dei propri bisogni, e pure alla rinuncia.

Certamente aiuta a vivere meglio, soprattutto sarebbe un bel passo avanti per ogni casa dove vivano adolescenti.

Dal Giappone c’è sempre qualcosa da imparare!

 

Obiettivi da raggiungere ne abbiamo?

Dovremmo avere tanti, tantissimi obiettivi da raggiungere: personali e lavorativi. Che è un po’ come avere tanti desideri e muoversi per far sì che si realizzino.

Se qualche nostro desiderio/sogno non si raggiunge, proviamo con altri. E poi, va bene essere ambiziosi, ma cerchiamo di non puntare troppo in alto, di osare, ma diamoci traguardi  non impossibili o si tramuteranno troppo spesso in delusioni.

Iniziamo col dire che quando abbiamo degli interessi nella nostra vita è già fantastico!  Ci poniamo degli obiettivi da raggiungere: bene! Perseguiamoli, impegnandoci al massimo per raggiungere l’eccellenza, facciamo il meglio che possiamo, prendendo ad esempio i grandi campioni sportivi. Per loro è così.

Ognuno di noi possiede dei sogni, l’importante è non metterli nel cassetto e dimenticarsene ma usarli come spinte per migliorarsi e cercare di raggiungerli. Almeno avvicinarsi ad uno di loro!

Obiettivi personali e professionali che ci fanno spendere un’infinità di energia  ma ci aiutano a raggiungere ciò che vogliamo e sono il motivo per il quale ci svegliamo la mattina.

Obiettivi personali e motivazioni, così ha senso la propria vita! Pure con le sconfitte che qualche progetto ci fa incontrare, certo, ma quante volte siamo cascati a terra, facendoci pure male ma ci siamo rialzati ancora più motivati. Un po’ acciaccati, a volte con un velo di paura, ma sempre convinti che solo così abbiamo la possibilità di raggiungere ciò che vogliamo.

Al contrario saremmo scarsamente motivati, apatici e così facendo non potremmo mai raggiungere alcunché, perché il raggiungimento di un traguardo, può portare senza sforzo e con maggior energia a quello successivo.

Quando decidiamo che vogliamo davvero qualcosa, parte una quantità di energia vitale in grado non solo di aiutarci a raggiungere quegli obiettivi, ma sufficiente per lottare e raggiungere altri traguardi ancora.

Sennò diventa un circolo vizioso, fatto di apatia, procrastinazione e immobilità. Di certo insufficienti per il raggiungimento di qualsivoglia meta nella vita.

Oggi esistono dei veri esperti, guru, capaci con allenamento e regole da seguire pedissequamente, di farci raggiungere qualsiasi obiettivo. Ne ho seguiti alcuni e son tutti accomunati da un unico principio base, dal quale parte ogni cosa: la volontà e l’impegno costante che ne segue.

Senza questi due elementi non esiste alcun modo per raggiungere qualsiasi meta. Ed il resto lo fa la forza d’animo, il credere in ciò per cui si sta agendo. Così funziona, niente altro.

Più siamo spinti verso il raggiungimento di qualcosa, maggiore è il desiderio di svegliarsi la mattina.

Anche fosse un piccolo viaggio, una sorpresa da creare per qualcuno, insomma, basta avere in testa quel quid capace di sconquassarci e fare da contrappeso alle mille scocciature che il quotidiano ci porta ad affrontare.

Poi, certo, dipende da come siamo, dal bicchiere che vediamo sempre pieno oppure disgraziatamente vuoto. É il nostro atteggiamento a dirla lunga su come affrontiamo la vita.

Guardiamo questo periodo: se le prime nebbie, il freddo nelle ossa, le giornate buie, ci portano quella sensazione di grigiore generale, non aiutiamo le nostre giornate ad esprimersi al meglio. Se, al contrario, guardiamo la situazione da un differente punto di vista, tanti amici in casa, cene e risate, colori autunnali da far impallidire il miglior pittore, allora è un’altra cosa.

La differenza è tutta qui: come si affronta il tempo, si affronta la vita!