Un mondo ridondante

Un mondo d’abbondanza.

A differenza di non troppi anni addietro, il mondo di oggi sembra proprio colmo di ogni cosa. Sembra.

Ognuno possiede molto di più di quanto possedessero i nostri nonni. Sembra anche questo.

Le case di oggi sono colme zeppe di tecnologia e non esiste cucina che non sia fornita di qualsivoglia elettrodomestico, soprattutto di quelli che non si usano. Ma si posseggono, in cucina o nell’ armadio della cantina. Li abbiamo comprati, comunque. Perché non costano come un tempo, è vero, ma sta di fatto che ci riempiamo di cose che alla fine non utilizziamo spesso. Il superfluo.

Eppure la povertà, quella vera, sta prendendo il sopravvento, quella che era la classe borghese non esiste più ed al suo posto c’è una squadra sempre più fitta di persone in difficoltà, che davvero non sanno cosa mettere in tavola. Terribile.

Da una parte, ovunque ci volgiamo, siamo abbagliati da abbondanza folle, dall’altra, guardando sempre nella stessa direzione, ma con un poco di attenzione ai dettagli, ecco lo stento, la povertà che avanza, la fame.

Un tempo si trattava di ciò che si vedeva nei paesi sottosviluppati, si parlava di Africa come di un posto e di situazioni estremamente lontane, ed erano in tanti che vivevano bene con un solo stipendio, la domenica a pranzo fuori con tutta la famiglia, le vacanze di un mese etc…

Oggi con due stipendi normali ed un paio di figli, gli extra non possono essere la regola e le vacanze in quattro per un mese sono ormai un miraggio per la maggior parte della popolazione.

Però all’uscita dell’ultimo modello di smartphone c’è la coda dalla mattina presto e per le vacanze di Natale al caldo, se non prenoti entro ottobre, è tutto già esaurito. Di certo meno oggi che qualche anno fa, ma il trand non cambia di tanto.

Questi contrasti stridono. E fanno male.

 

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