Dire, fare. La differenza

Quanto è facile parlare, dar aria alla bocca, intendo. Ci sono persone, gran maestre in questo, capaci di eloqui fantastici contro azioni pari al nulla.

“Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”, per me anche l’oceano e non c’è nulla di più ignobile di qualche promessa mai mantenuta: con se stessi, gli altri, non ha importanza.

Sta di fatto che quando una persona dice che farà qualcosa e questo non succede, si trasforma in un traditore, tradisce la promessa fatta. É un poco il difetto degli ignavi, quelli che procrastinano, che non decidono, che non rischiano, che non sono. Una vita inutile, fatta solo di abitudini e di cose dalle quali sono trascinati.

Decisamente ammirevoli, di contro, quelli che parlano molto meno e agiscono, sapendo di rischiare ma prendendosi la responsabilità e via. Perché tra il dire ed il fare c’è di mezzo… il coraggio, che manca in chi non prende mai una decisione importante, di quelle che ti cambiano la vita, perché è ovvio che ogni decisione di un certo peso la vita la cambia, la stravolge: un trasferimento, un matrimonio, dei figli, un cambio lavoro.

Molto più comodo starsene nella situazione ovattata di sempre e lamentarsi, sì, senza fare alcunchè per cambiare le situazioni. Triste. Legato a ciò di cui scrivevo la settimana scorsa.

Non è necessario scomodare la psichiatria, quando si tratta di persone indecise ma giusto per sapere, c’è un disturbo ben preciso, una patologia che la scienza riconosce: l’abulomania, che porta chi ne soffre a non prendere decisioni. Mai. Perché hanno troppa paura delle conseguenze e manca loro il coraggio di agire; conseguentemente han paura dell’abbandono e si crea così un circolo vizioso. Perché alla fine, se vengono lasciate sole, proprio perché ritenute eccessivamente passive, cadono in depressione, soffrono di ansia e si spera siano in grado di farsi aiutare e soprattutto riconoscano tutto questo, cosa di per sé difficile se non individuata da uno specialista.

 

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