Reciprocità, questa sconosciuta

Partiamo dal presupposto che tutto ciò che fai agli altri è proprio ciò che vorresti fosse fatto a te, così partiamo col piede giusto. Reciprocità: se sono sempre gentile con te, tu mi rispondi con gentilezza e comunque partiamo col dare buon esempio; invece no, tutti a sbandierare il desiderio di ricevere buoni comportamenti da parte del prossimo ma poi, alla prima occasione non ne danno buon esempio.

Se per reciprocità si intende “Il rapporto dinamico di parità che collega nella stessa forma o nella stessa misura i rapporti esistenti fra due soggetti”, ci sono infiniti modi di renderla possibile, fin da piccoli. Da bimbi, però, tutto è più semplice: tu dai un calcio a me, io te lo ritorno, tu dai un bacio a me e faccio la stessa cosa. Le cose si complicano quando si cresce, anche se la reciprocità dovrebbe comunque governare qualsiasi rapporto tra persone.

Anche nel diritto internazionale esiste la  politica di reciprocità, quella che subordina eventuali agevolazioni ad altri stati ad analoghe concessioni da parte degli stati stessi. Semplice. A parole.

Perché è giusto volere un determinato comportamento dal prossimo, a volte pretenderlo, ma è sacrosanto comportarsi nella stessa maniera. Questione di coerenza.

Sì, un mondo fatto di reciprocità corrisponde un po’ ad un utopia, perché, diciamocelo, risulta essere esattamente il contrario di ciò che già esiste. In qualsiasi tipo di relazione dovrebbe regnare, così in amicizia, amore, lavoro, il rispetto e la stima devono essere contraccambiate o lo squilibrio non rende queste relazioni possibili.

Eppure succede così spesso che nei rapporti personali ci sia una parte fra le due che non si comporta reciprocamente: non lo stesso rispetto, non la stessa disponibilità e allora sarebbe il caso che si mettesse in chiaro la faccenda per fare in modo che si trovi un minimo di equilibrio, senza il quale diventa davvero complicato, ed aggiungerei ingiusto, portare avanti qualsiasi tipo di relazione.

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