Ricordare tutto, le tecniche esistono

Non sempre riusciamo a ricordare ogni dettaglio e questo, con gli anni non migliora, purtroppo. Certamente siamo tutti inclini a tenere in mente ciò che più ci preme e non abbiamo scuse se ci dimentichiamo cose che avremmo dovuto ricordare.

Ma, c’è sempre un “ma” e proprio in questi giorni leggevo che esistono persone in grado di tenere a mente infiniti dati, senza alcuno sforzo, così mi sono documentata ed ho scoperto che, se un tempo le regole per aiutare l’esercizio della memoria erano poche e riconosciute, oggi esistono veri e propri corsi, basati su studi scientifici, in grado di aiutarci a ricordare un’infinità di elementi.

Stiamo parlando di situazioni, avvenimenti, dettagli che la nostra mente ha deciso di ricordare, questo è il primo step. Perchè tutto è basato sulla volontà di tenere a mente qualcosa, quindi ogni tecnica che useremo sarà sempre conseguente alla presa di coscienza che questo dato è da ricordare.

Stabilito questo, ognuno dovrebbe andare incontro alle proprie caratteristiche, quindi riuscire a concentrarsi sul modo migliore, tra i tanti, che va d’accordo con il proprio modo di essere.

C’è chi è privilegiato da una memoria visiva e chi, invece, deve collegare necessariamente a qualcos’altro qualsiasi fattore per poterlo tenere a mente.

Per chi studia, essere in grado di utilizzare il tempo al meglio può fare una grande differenza e la preparazione di esami difficili può diventare quasi uno scherzo.

Di certo aiuta lo stato fisico, l’aria che respiriamo, lo stress cui siamo sottoposti ogni giorno di certo non aiuta ma sta di fatto che sforzare la memoria seguendo un metodo preciso porta indiscutibilmente a risultati mai sperati. Ecco così, che chi non può passeggiare nel parco può ottenere risultati simili osservando immagini di paesaggi naturali e quieti.

Altro metodo efficace per aiutare la memoria consiste nel ripetere ad alta voce ciò che capiamo, cioè leggere ad alta voce a volte non serve ma riassumerne i concetti chiave e ripeterli, aiuta.

E continuando ci sono veri e propri metodi di cui parlano questi coach che davvero aiutano a migliorare notevolmente la nostra memoria, rendendoci più efficaci sul lavoro e pure nel quotidiano.

Ed ora scherziamo, vi interrogo: Quali sono le date che dovreste ricordare? Badate bene, mi rivolgo soprattutto ai signori uomini, non barate, che poi vi tocca pure dormire sul divano per enne giorni!!!

Lavorare in proprio, sfida quotidiana

Per molti un’abitudine, lavorare in proprio, perché sono sempre stati indipendenti, sin dai tempi post universitari o post scuola; per altri una scelta avvenuta con gli anni, per licenziamento o altre mille variabili.

Per i temerari, invece, una scelta, del posto fisso non ne potevano più e la decisione di mettersi in proprio.

Tutti coraggiosi, gli ultimi ai limiti della follia!

Perché è facile dar giudizi riguardo guadagni, tempo a disposizione o altro ma davvero notevole riuscire a far quadrare ogni cosa, dal momento in cui sei il boss di te stesso e qualsiasi accadimento succeda nel tuo mondo lavorativo dipende unicamente da te.

La posta di noi tutti è colma di proposte di lavoro, dove sembra che con un minimo impegno si possa arrivare a guadagni strabilianti, comodamente da casa, in assoluta indipendenza, quando sappiamo molto bene che per avere un ritorno economico è necessario un impegno infinito.

E poi, quando si finisce di lavorare presso qualche azienda, locale commerciale, scuola, dal momento in cui termini la giornata lavorativa, puoi avere una vita privata. Se lavori in proprio, questo ti segue ovunque, anche quando sei in vacanza. Un bello stress!

Diciamo che bisogna esserci tagliati, e non significa che una persona possa essere più o meno intelligente ma solo che imprenditori si nasce, dipendenti idem.

E poi, non per fare sempre i nostalgici, ma fino a qualche tempo addietro aprire un’attività di qualsiasi genere era molto più semplice, meno tassato ed un buono stipendio si riusciva tranquillamente a realizzare. Oggi diventa una vera scommessa ed a testimonianza di questo ci capita sempre più spesso di notare attività in continuo cambiamento: chiudono, riaprono, richiudono…

Un tempo si tramandavano, di padre in figlio, e diventava una garanzia di futuro.

Oggi sembra tutto così complicato, ma alla fine bisogna pur credere in un domani migliore, per i nostri figli e le generazioni a venire!

 

 

 

Dire, fare. La differenza

Quanto è facile parlare, dar aria alla bocca, intendo. Ci sono persone, gran maestre in questo, capaci di eloqui fantastici contro azioni pari al nulla.

“Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”, per me anche l’oceano e non c’è nulla di più ignobile di qualche promessa mai mantenuta: con se stessi, gli altri, non ha importanza.

Sta di fatto che quando una persona dice che farà qualcosa e questo non succede, si trasforma in un traditore, tradisce la promessa fatta. É un poco il difetto degli ignavi, quelli che procrastinano, che non decidono, che non rischiano, che non sono. Una vita inutile, fatta solo di abitudini e di cose dalle quali sono trascinati.

Decisamente ammirevoli, di contro, quelli che parlano molto meno e agiscono, sapendo di rischiare ma prendendosi la responsabilità e via. Perché tra il dire ed il fare c’è di mezzo… il coraggio, che manca in chi non prende mai una decisione importante, di quelle che ti cambiano la vita, perché è ovvio che ogni decisione di un certo peso la vita la cambia, la stravolge: un trasferimento, un matrimonio, dei figli, un cambio lavoro.

Molto più comodo starsene nella situazione ovattata di sempre e lamentarsi, sì, senza fare alcunchè per cambiare le situazioni. Triste. Legato a ciò di cui scrivevo la settimana scorsa.

Non è necessario scomodare la psichiatria, quando si tratta di persone indecise ma giusto per sapere, c’è un disturbo ben preciso, una patologia che la scienza riconosce: l’abulomania, che porta chi ne soffre a non prendere decisioni. Mai. Perché hanno troppa paura delle conseguenze e manca loro il coraggio di agire; conseguentemente han paura dell’abbandono e si crea così un circolo vizioso. Perché alla fine, se vengono lasciate sole, proprio perché ritenute eccessivamente passive, cadono in depressione, soffrono di ansia e si spera siano in grado di farsi aiutare e soprattutto riconoscano tutto questo, cosa di per sé difficile se non individuata da uno specialista.

 

Reciprocità, questa sconosciuta

Partiamo dal presupposto che tutto ciò che fai agli altri è proprio ciò che vorresti fosse fatto a te, così partiamo col piede giusto. Reciprocità: se sono sempre gentile con te, tu mi rispondi con gentilezza e comunque partiamo col dare buon esempio; invece no, tutti a sbandierare il desiderio di ricevere buoni comportamenti da parte del prossimo ma poi, alla prima occasione non ne danno buon esempio.

Se per reciprocità si intende “Il rapporto dinamico di parità che collega nella stessa forma o nella stessa misura i rapporti esistenti fra due soggetti”, ci sono infiniti modi di renderla possibile, fin da piccoli. Da bimbi, però, tutto è più semplice: tu dai un calcio a me, io te lo ritorno, tu dai un bacio a me e faccio la stessa cosa. Le cose si complicano quando si cresce, anche se la reciprocità dovrebbe comunque governare qualsiasi rapporto tra persone.

Anche nel diritto internazionale esiste la  politica di reciprocità, quella che subordina eventuali agevolazioni ad altri stati ad analoghe concessioni da parte degli stati stessi. Semplice. A parole.

Perché è giusto volere un determinato comportamento dal prossimo, a volte pretenderlo, ma è sacrosanto comportarsi nella stessa maniera. Questione di coerenza.

Sì, un mondo fatto di reciprocità corrisponde un po’ ad un utopia, perché, diciamocelo, risulta essere esattamente il contrario di ciò che già esiste. In qualsiasi tipo di relazione dovrebbe regnare, così in amicizia, amore, lavoro, il rispetto e la stima devono essere contraccambiate o lo squilibrio non rende queste relazioni possibili.

Eppure succede così spesso che nei rapporti personali ci sia una parte fra le due che non si comporta reciprocamente: non lo stesso rispetto, non la stessa disponibilità e allora sarebbe il caso che si mettesse in chiaro la faccenda per fare in modo che si trovi un minimo di equilibrio, senza il quale diventa davvero complicato, ed aggiungerei ingiusto, portare avanti qualsiasi tipo di relazione.