Parliamo del nostro vocabolario?

 

Per vocabolario intendo l’insieme di parole che solitamente usiamo per esprimerci, per parlare, del nostro linguaggio, insomma; dipende innanzitutto dalle persone che ci circondano, dal tipo di conversazione che intratteniamo con i famigliari e sul lavoro. Poi dalle proprie letture, dalla formazione, certo, ma soprattutto dal linguaggio che siamo abituati ad usare. Che è anche risultato di abitudine e pigrizia.

Poco tempo addietro in Italia c’era un tasso di analfabetismo davvero notevole ed ancor oggi molte famiglie insistono a parlare unicamente utilizzando il dialetto del posto, senza sforzarsi ad usare la lingua del nostro Paese, così ricca ed armonica.

In genere una persona di media cultura utilizza pochi vocaboli rispetto alla quantità esistente e per spiegarsi al meglio si aiuta con neologismi, parole nuove, spesso storpiate dimenticando quelle imparate da bambino. E questo la dice lunga sui nostri pensieri.

Che c’entra? Vi chiederete? C’entra, eccome…

Secondo uno dei più importanti linguisti italiani, Tullio De Mauro, scomparso di recente, un individuo con istruzione medio-alta utilizza fino a 47mila vocaboli, mentre la media ne usa circa 6.500.

Tenendo conto che secondo la Treccani esistono dai 210 ai 260 mila termini nella nostra lingua italiana, direi che in generale siamo decisamente scarsi e non onoriamo la nostra che è reputata una lingua decisamente interessante e musicale.

Ma torniamo al collegamento linguaggio pensieri.

Qualche volta sforziamoci di utilizzare i sinonimi, quelle parole spesso ignorate a vantaggio delle solite, banali, usate nel nostro quotidiano. Basterebbe un minimo di impegno e le nostre conversazioni migliorerebbero notevolmente.

Galimberti dice “Le parole sono fondamentali perché se non conosci le parole per spiegare cosa hai in testa non riesci nemmeno a realizzare alcunché”. Quindi tutto parte dal nostro vocabolario, ciò che sappiamo/comprendiamo. Ed avere idee migliori, chissà, potrà portarci ad un futuro di cui andare fieri.

Va da sé che la responsabilità prima nell’educazione di un individuo sia la scuola, che dovrebbe trasmettere la passione per la lettura e di conseguenza l’acquisizione di una quantità tale di vocaboli da render possibile la realizzazione di proprie idee.

Quindi, leggiamo tanto, soprattutto testi di qualità ed auguriamoci che la scuola venga prima o poi riformata, per trasmettere cultura/vocaboli in grado di portare nuove idee.

 

 

 

 

 

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