Sii differente

Essere differenti, già lo siamo per natura, tutti. Ognuno col proprio corpo/carattere assolutamente unico. Ed il mondo, mai come oggi, a sottolineare la differenza. Perché?

Coprirsi interamente il corpo di tatuaggi vuol dire differenziarsi?

Distruggere qualsivoglia cosa in giro, un’opera d’arte, perché no, è differenziarsi?

Cambiare modo di vestirsi, esagerando e sparlare, non comunicare con il prossimo, vuol dire essere differente?

Non penso proprio, la vedo più che altro come una volontà forzatissima per mettersi in mostra, ma nella stessa identica maniera di tanti altri, quindi essere comunque nel mucchio.

La vera differenza, quella di chi si nota nel marasma generale, la fa un comportamento gentile, gioioso, aggraziato ed empatico, non di certo una qualsiasi ostentazione.

Viviamo in un mondo dove le differenze stridono sempre più, dove la diversità è sempre vista con accezione negativa, quando al contrario potrebbe essere un arricchimento, come quando ci si trova a tavola ed abbiamo cibo di tutti i tipi, un’abbondanza che è solo sinonimo di varietà nella scelta.

Si sa che conoscere il mondo che ci circonda dona infiniti punti di vista diversi e per questo fossilizzarsi sulle proprie idee ci limita solamente; alla base di tutto c’è la conoscenza approfondita dell’altro, nel senso più ampio del termine, che ci fa proprio comprendere a fondo la diversità che esiste tra di noi, tutti.

Sono le stesse che ci completano ed arricchiscono, ma non devono essere confuse con l’aberrazione della normalità, un po’ come nel modo forzato di differenziarsi dall’abitudinario, quando vediamo persone che  mostrano le mutande e spesso molto di più, oppure quelle che vestono i propri cuccioli, intendo gli animali domestici, ignorando, quindi mancando di rispetto, alla loro/propria natura.

Perché? Per differenziarsi?

Direi, sii differente da tutti quelli che si scagliano contro i deboli, solo perché è molto più facile, sii differente anche da chi è dentro uno schema e non sa nemmeno il perché, allora vai contro corrente se il tuo cuore e cervello ti fan capire che non è giusto.

Rompi gli schemi quando capisci che le informazioni che ti arrivano non sono reali, sii differente dal pensiero comodo e superficiale e quando facciamo tutto questo ricordiamoci di farlo nel pieno rispetto del prossimo, già, perchè rispettando il prossimo rispettiamo noi stessi.

 

Parliamo del nostro vocabolario?

 

Per vocabolario intendo l’insieme di parole che solitamente usiamo per esprimerci, per parlare, del nostro linguaggio, insomma; dipende innanzitutto dalle persone che ci circondano, dal tipo di conversazione che intratteniamo con i famigliari e sul lavoro. Poi dalle proprie letture, dalla formazione, certo, ma soprattutto dal linguaggio che siamo abituati ad usare. Che è anche risultato di abitudine e pigrizia.

Poco tempo addietro in Italia c’era un tasso di analfabetismo davvero notevole ed ancor oggi molte famiglie insistono a parlare unicamente utilizzando il dialetto del posto, senza sforzarsi ad usare la lingua del nostro Paese, così ricca ed armonica.

In genere una persona di media cultura utilizza pochi vocaboli rispetto alla quantità esistente e per spiegarsi al meglio si aiuta con neologismi, parole nuove, spesso storpiate dimenticando quelle imparate da bambino. E questo la dice lunga sui nostri pensieri.

Che c’entra? Vi chiederete? C’entra, eccome…

Secondo uno dei più importanti linguisti italiani, Tullio De Mauro, scomparso di recente, un individuo con istruzione medio-alta utilizza fino a 47mila vocaboli, mentre la media ne usa circa 6.500.

Tenendo conto che secondo la Treccani esistono dai 210 ai 260 mila termini nella nostra lingua italiana, direi che in generale siamo decisamente scarsi e non onoriamo la nostra che è reputata una lingua decisamente interessante e musicale.

Ma torniamo al collegamento linguaggio pensieri.

Qualche volta sforziamoci di utilizzare i sinonimi, quelle parole spesso ignorate a vantaggio delle solite, banali, usate nel nostro quotidiano. Basterebbe un minimo di impegno e le nostre conversazioni migliorerebbero notevolmente.

Galimberti dice “Le parole sono fondamentali perché se non conosci le parole per spiegare cosa hai in testa non riesci nemmeno a realizzare alcunché”. Quindi tutto parte dal nostro vocabolario, ciò che sappiamo/comprendiamo. Ed avere idee migliori, chissà, potrà portarci ad un futuro di cui andare fieri.

Va da sé che la responsabilità prima nell’educazione di un individuo sia la scuola, che dovrebbe trasmettere la passione per la lettura e di conseguenza l’acquisizione di una quantità tale di vocaboli da render possibile la realizzazione di proprie idee.

Quindi, leggiamo tanto, soprattutto testi di qualità ed auguriamoci che la scuola venga prima o poi riformata, per trasmettere cultura/vocaboli in grado di portare nuove idee.

 

 

 

 

 

Quando la curiosità fa la differenza

Subito da definire, scanso equivoci: curiosità non intesa come ficcanasare nella vita degli altri ma come cercare/approfondire riguardo qualsiasi argomento nel vastissimo mondo della conoscenza.

Curiosità intesa come parte integrante ed incontrastata dell’intelligenza stessa. Che significa la continua ricerca del sapere ed implica infinita lettura e non solamente settoriale, cioè di ciò che ci compete, magari per lavoro.

La curiosità infinita che ci porta a leggere ed informarci su temi che non conosciamo ma che ci interessano; ecco, è strettamente legata all’interesse di ognuno di noi che dovrebbe spaziare non solo nel campo del proprio lavoro o delle nostre passioni ma soprattutto dovrebbe spostarsi verso quei buchi neri della nostra ignoranza, dove non sappiamo/capiamo.

La differenza tre l’applicazione del nostro interesse rispetto ad un qualsiasi argomento, che implica spessissimo un interesse più grande e generoso: quello per tutto ciò che ci circonda, anche gli altri. Per fare psicologia spicciola, implica anche un certo modo di comunicare con il resto del pianeta e di interessarsi al prossimo.

Detto questo, si può trascorrere la propria intera vita in maniera diversa, per carità, e non capire/interessarsi all’altrui cosa ma il risultato sarà ben differente dall’esistenza di chi interagisce realmente col mondo che lo circonda e ne conosce le abitudini, la vita, il trascorso. Perchè si interessa, cioè legge, capisce, comprende.

Il meccanismo è sempre uguale: per capire qualsiasi cosa è necessario osservarla/studiarla ed approfondire, fermandosi soprattutto su ciò che risulta più incomprensibile; poi avere l’opportunità di parlarne con qualcun altro, per confrontarsi ed aumentare la propria comprensione.

Così si arriva a conoscere sfumature che nemmeno immaginavamo e a volte a ricrederci su come funziona, senza cadere nel meccanismo molto più semplice che porta dalla mancanza di conoscenza direttamente al giudizio. Meccanismo molto pericoloso ma il più semplice, gretto e scontato.

Il pregiudizio in sostituzione a tutto il resto, così, direttamente dall’ignorare una cosa al giudicarla, senza conoscerla.

Un modus operandi più che utilizzato, purtroppo…