A modern family

Guardiamo subito a casa nostra, in Italia, intendo.

Ciò che per noi è “moderno” non lo è per il resto del mondo, proprio perché abbiamo delle tradizioni da sempre restie al termine stesso. Decisamente differente il modo di educare i figli, anche solo varcando il nostro confine, da madre, direi proprio che dovremmo prendere esempio dalle nordiche o croate.

“A modern family” è anche il titolo di una serie televisiva con protagonisti due gruppi famigliari diversi dalla norma ma sani e divertenti.

Voglio dire che ciò che per il nostro Paese è moderno, risulta compassato in altre nazioni, nell’Europa stessa. Anche le nostre famiglie, pur così differenti da quelle dei nostri genitori, risultano ancora restie a determinate situazioni.

Di certo ha a che fare con l’evoluzione culturale ed economica, rimane il fatto che un tempo la famiglia seguiva delle tradizioni molto sentite da tutti e le abitudini erano diverse; ci si trovava a tavola, pranzo e cena, mentre oggi non è facile radunarla, per gli impegni diversi dei membri e gli orari di scuola/lavoro che coincidono poco con il rituale della tavola. Tranne eccezioni per eventi particolari. Nel nostro Paese è più facile trovare ancora il vecchio modo di concepire la vita come un tempo, soprattutto se andiamo in provincia o nel nostro sud.

Mi piace il modo più libero di approcciarsi al concetto di famiglia oggi ma i ricordi migliori li associo ai tempi che furono. Lasciando da parte le abitudini intorno a tavola, è cambiato proprio l’assetto della famiglia moderna, che poi è la base su cui si fonda tutto; dai tempi in cui ero bambina, in cui le coppie separate rappresentavano una rarità, ora è difficile che festeggino i vent’anni di felice unione.

Quindi la “modern family” è caratterizzata da un nucleo familiare decisamente più ampio, perché se le separazioni trai coniugi fanno ormai parte della normalità, ecco che esistono la nuova compagna del papà e/o il nuovo fidanzato della mamma, con altri figli che condividono il nucleo familiare senza troppe complicazioni.

Capita così di conoscere il nuovo amore del papà che ha l’età più vicina a quella del figlio dello stesso o ragazzi che frequentano la medesima scuola/classe e condividono i genitori, da poco tempo. Tutte novità che hanno regalato nuovi assetti e spesso arricchito il clima della famiglia.

Perché siamo tutti d’accordo sul fatto che se le coppie non funzionano più è decisamente meglio romperle piuttosto di rovinare la vita a tutti, soprattutto ai figli.

 

 

 

 

 

Infomobilità oggi

Infomobilità, cioè?!

Intendo il vantaggio di usufruire di strumenti capaci di farci muovere meglio, risparmiare tempo: un grande aiuto, insomma!

Ma, perché ci sono sempre i “ma”, rimane poco saggio porre tutta la nostra fiducia sulle informazioni che riceviamo dalle applicazioni che abbiamo sul nostro smartphone e teniamo sempre conto dell’imprevedibilità, leggi sfortuna, e soprattutto del nostro buonsenso.

A chi non è mai successo di basarsi sulle applicazioni varie per spostarsi nella propria città e dover  constatare che le indicazioni rispetto all’arrivo del tram, piuttosto che di qualsiasi altro mezzo, non sono corrette?

Ecco, oppure quando state visitando un luogo che non conoscete e per qualsiasi motivo non riuscite a raggiungere una destinazione perché… Non riesci a capire il perché, forse uno sciopero, che dovrebbe essere segnalato, un incidente, un qualsiasi altro fattore, insomma, resta il fatto che senza l’aiuto della tecnologia facciamo ormai fatica a muoverci ma affidandoci unicamente ad essa rischiamo di mandare a monte il nostro naturale senso dell’orientamento. Per chi ne è fornito, ovvio!

L’infomobilità, nata per incrementare la sicurezza nei trasporti, soprattuto nelle aree metropolitane, si è trasformata oggi in un effettivo aiuto per chiunque si debba muovere, anche senza scomodarsi col proprio mezzo di trasporto.

Importante per la promozione del trasporto pubblico e di conseguenza per la questione inquinamento/ambiente riesce ad accontentare studenti e lavoratori per far sì che le loro giornate non siano all’insegna del pendolarismo più difficile.

Un servizio decisamente intelligente per i cittadini, basato sulla geolocalizzazione, ed in grado di  regalare notevoli benefici con l’aiuto delle tecnologie ormai in uso comune.

Sappiamo spostarci da un capo all’altro della città, conoscendo tragitti con minor traffico e tempistica in base al tipo di trasporto che ci accingiamo ad utilizzare.

Comodo, in certi casi, comodissimo. Peccato che bisogna mettere in conto che talvolta, proprio quando hai i minuti più contati che in altre, può scaricarsi il tuo smartphone o per altre ragioni non funzionare qualche applicazione.

E a quel punto dovremmo essere in grado di saperci muovere come ai tempi dei grandi navigatori o rischiamo la crisi nervosa, in preda alla più sconfortante sensazione di abbandono!

 

L’attualità è ciclica

Perché ciclica è la vita: tutto si ripete, all’infinito. Cicli storici, climatici, e di conseguenza nelle usanze, la moda…

A partire dalla natura tutto risponde ad un ciclo e noi ce ne dobbiamo fare una ragione. Quindi se la Natura è ciclica e la nostra vita è segnata da cicli, allora anche la nostra vita potrebbe far parte di diversi cicli, annullando in qualche maniera il concetto di morte.

La fisica insegna ma questo non è il giusto contesto, certo rimane che possiamo sempre pensare/sperare che al di là di ciò che vediamo e tocchiamo esista una dimensione diversa dove si potrebbe vivere un’altra vita, e poi un’altra e un’altra ancora…

Thomas Burnett, studioso inglese del XVII secolo, nel suo “Teoria Sacra” scrive: “… Il ritorno allo stesso stato, in un grande cerchio del tempo, sembra essere in accordo con i metodi della provvidenza, la quale ama recuperare, dopo certi periodi, ciò che andò perduto o si corruppe…”.

Che sia, quindi un fatto meraviglioso, che possiamo per ogni ciclo, inteso anche come periodo storico, rimediare in qualche maniera a ciò che abbiamo sbagliato in passato?

Oppure anche quella dell’errore si ripeterà fino all’eternità, non come insegnano i buddisti, per i quali l’anima rinasce, ciclicamente, fino al momento in cui raggiunge la necessaria purezza.

In ogni vita si ha la possibilità di evitare gli errori commessi in quella precedente e raggiungere così un più alto grado di purezza. Alla fine di questa catena di nascita e morte si può raggiungere il cosiddetto nirvana.

Bellissimo potersi in qualche modo correggere, sarebbe come avvicinarsi sempre più alla perfezione, che sappiamo non esiste.

Ecco perché continuiamo a compiere gli stessi errori e facciamo fatica a rimediare agli stessi, anche se ne abbiamo la volontà, quanto meno a parole; al contrario del sole, che sorge sempre a est e tramonta ad ovest, garantendoci la vista di incredibili tramonti… beato lui!!

La convivialità

Cos’è in definitiva la convivialità?

A parte il fatto che il significato è cambiato nel corso degli anni, una volta partiva dalla famiglia e per molti implicava il pranzo della domenica con nonni, zii, cugini. Per i meno fortunati almeno con la propria famiglia, in senso stretto.

Oggi non è più così: le esigenze sono cambiate, gli usi anche e ci troviamo spesso e volentieri a mangiare da soli, anche in quei giorni in cui, una volta, era normale condividere il desco con qualcuno.

Questo perché il tempo oggi sembra così accelerato ed il gusto di condividere un posto a tavola diventa sempre più difficile da accontentare. Anche sulla qualità del cibo sarebbe da scrivere parecchio: oggi molti fra noi sono intolleranti, allergici e a dieta da dopo Natale, va da sé che non sia più così semplice stare in molti alla stessa tavola senza difficoltà.

Ricordo con piacere i pranzi della domenica dai nonni/zii, che abitavano insieme in una grande casa  e le prelibatezze culinarie delle donne che si avvicendavano nella grande cucina, tra salumi appena staccati dalle travi in cantina a tortellini o pasta fatta in casa, asciutta o in brodo, spesso di cappone; e poi gli arrosti, i dolci ed infine il caffè. Al termine noi ragazzini liberi di giocare, all’aria aperta, e trascorrere la giornata tra urla e corse.

Che tempi! Oggi non è così facile ritrovarsi in situazioni simili, a parte qualche cena organizzata, spesso consumata in locali pubblici, il tutto molto meno confidenziale.  Ed il fatto di consumare cibo che si sceglie da un menù toglie ancor più il gusto della condivisione.

Volete mettere quando la zia portava in tavola gli agnolotti ed ognuno diceva la propria, commentando il lavoro della cuoca… E la gioia di noi ragazzini quando compariva il dolce! Un po’ perché il nostro cibo preferito, un po’ perché rappresentava il lasciapassare per l’inizio dei grandi giochi!

Eh, che tempi!! Ora una situazione del genere si riesce a creare unicamente a Natale o per il festeggiamento di qualche evento particolare: matrimoni, anniversari, compleanni. Per il resto, esistono infinite applicazioni che offrono la possibilità di ordinare il cibo preferito e di averlo recapitato a casa, nel giro di un click. La comodità ha sostituito la convivialità, forse, ma la soddisfazione di dividersi anche un piatto di pasta in compagnia, rimane impagabile…