Tutto è possibile?!

Quando siamo bimbi crediamo alle fate, ai maghi, ed esistono poche cose che pensiamo non si possano realizzare. Intorno a noi questo alone di protezione, più o meno reale, che ci difende da qualsiasi agente esterno. Meno male che trascorriamo un po’ di tempo in questa situazione, perché quando cresciamo esiste quel momento in cui realizzi, per la prima volta, che non è così.

E può essere per un piccolo accadimento o per uno davvero grande. Da adulti siamo consapevoli di ciò che ci possa succedere e crediamo nelle nostre capacità, chi più chi meno, affrontando la giornata con lo spirito che ci caratterizza. Ecco, questo intendo.

Al di là delle proprie inclinazioni, della propria situazione, di tutto ciò che ci circonda, la cosa più importante è come affrontiamo ogni giornata, ed è questo che fa la differenza. Non solo perché ogni cosa può essere presa in considerazione in modo diverso ma soprattutto perché il risultato al nostro atteggiamento ci fa trascorrere la vita in maniera diversa. Un po’ riassunto nella storiella del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno…

Così ci sono persone per le quali le previsioni di una giornata di pioggia o neve incrina l’umore ed altre che non ne vengono minimamente toccate. Poi ci sono quelle che traggono piacere anche dai pochi vantaggi che possono portare giornate del genere.

Questo è il punto. Tutto ciò che possiamo fare è trarre il massimo risultato anche dal minimo evento e per questo esistono infiniti coach, corsi, libri di self-help ma, alla fine, sta tutto nel carattere di una persona, perché se un evento può dar vita a numerosi tipi di reazione ciò che conta è che il risultato sia sempre positivo per noi, che ci aiuti a superare ogni ostacolo e ci spinga a credere che domani sarà un giorno bellissimo anche se è previsto l’arrivo di un uragano.

Naturale e artificiale

Naturale 1 artificiale 0. Sembra scontato ma non lo è.

Un argomento che mi frulla nella testa da tempo. Perché spesso ho notato quanto siamo tutti portati verso l’artificio, semplicemente perché la natura, nelle sue imperfezioni, non è così bella/attraente come, appunto, l’artificioso/artificiale. Eppure, tutti ad ammirarla, fotografarla, elogiarla, la natura!

Alla fine, però tendiamo a circondarci di cose belle, anche sulle nostre tavole: cibo bellissimo, frutta tanto perfetta da sembrare finta. Ed è proprio questo il punto: è finta.

Insistendo a rifiutare tutto ciò che non sia perfetto, ci stiamo circondando di persone altrettanto artificiali. Non mi voglio soffermare sulla chirurgia estetica che ha riempito il mondo di esseri amorfi, più simili al nulla che belli. Vorrei invece cercare di capire, insieme a voi, come sia possibile che siamo portati ad escludere tutto ciò che non sia perfettamente in linea con determinati canoni.

Eppure, se sono così tante le persone artificiali che piacciono, sarà per caso che dobbiamo/dovremmo dare un’occhiata un po’ più profonda alla nostra idea del bello, a ciò che significa per noi?

Un tempo si diceva “É una bellezza naturale” oggi sfido chiunque a trovare bellezze naturali, in giro. E così vale per tutto ciò che ci circonda. Inutile, siamo attratti dall’artificio pur rinnegandolo.

Non volendo entrare in merito al rapporto estetico con la natura, concetto caro alla filosofia, da Berkeley a Kant, vorrei però soffermarmi sul come noi vediamo ciò che è naturale e come, da sempre, cerchiamo di stravolgere la natura per far sì che cambi a nostro piacimento.

Così addomestichiamo animali, pensando di far loro del bene, cambiamo i connotati dove troviamo un difetto e preferiamo un cibo che si presenti bene ad un altro gustoso ma non in linea con i nostri canoni.

Perché siamo così, meravigliosi incoerenti, capaci di adorare un cucciolotto bruttarello ma di scegliere un animale da compagnia che reputiamo bello perché attratti da determinate caratteristiche. Naturale, direi…

 

Pensare con la propria testa

Dovrebbe essere il nostro primo “credo”. E sarebbe fantastico se tutti noi crescessimo con questa convinzione.

Eppure, tutti sono convinti di pensare con la propria testa anche se non è vero, condizionati come siamo dalla società; leggendo poi con attenzione gli scritti sui social realizzo quanto sia difficile incontrare gente che lo faccia realmente.

Perché per farlo è necessario, prima di tutto, interessarsi e conoscere ciò che dici; esempio? Faccio una colazione sana… Cioè bevo caffè e brioche. Sbagliato: pensi di fare una colazione sana ma non è così, eppure la maggior parte di noi italiani si nutre così, pensando che magiare un piatto di pasta integrale significhi mangiare bene.

Insomma, alla base di tutto c’è l’ignoranza imperante, quella che porta la maggior parte tra noi a nutrirsi di programmi televisivi spazzatura, capaci solo di riempire la testa di sciocchezze.

Partendo dal presupposto che quando siamo bimbi le nostre idee sono ben condizionate dalla famiglia e dalla scuola, se si ha la sfortuna di avere la prima e la seconda con grossi problemi, va da sé che non sia facile ragionare al meglio con la propria testa, proprio perché le nostre prime idee sono quelle dei nostri genitori, poi la scuola ci forma ed il resto la fa il DNA.

E poi, come scrivevo in un vecchio articolo, le fonti. Perché se ciò che impariamo lo facciamo da fonti sbagliate, e soprattutto non mettiamo a confronto idee diverse per arrivare ad un nostro personale punto di vista, allora è come leggere sempre le informazioni dallo stesso giornale: sarà il punto di vista di una parte, quindi non corrisponderà mai alla realtà dei fatti.

Un tempo leggevo almeno un paio di quotidiani, la mattina, proprio perchè appassionata di politica mi piaceva leggere la stessa notizia da punti di vista differenti. E cambiavano molte cose.

Alla fine la famiglia, la scuola e la gente che abbiamo frequentato nei primi vent’anni della nostra vita ha fatto sì che la nostra mente ragioni oggi in una maniera piuttosto che un’altra. E la lettura di infiniti libri, quindi punti di vista differenti e la curiosità verso tutto, soprattutto le fonti di ciò che ci arriva, dovrebbe fare una grande differenza.

In poche parole ciò che possiamo fare per ragionare sempre con la nostra testa è non prendere tutto ciò che ci arriva come verità assoluta ed informarci, perché solo andando in fondo alle cose potremmo capirle e, chissà, magari vivere meglio!

 

La fiducia come medicina

Intendo il potere terapeutico della fiducia, quindi sì, abbiamo sempre a che fare con le relazioni: tutti abbiamo relazioni dalle quali traiamo la forza per andare avanti con la nostra vita.

A volte riusciamo addirittura a guarire da mali reali, perché è ormai noto che contare su qualcuno, intendo contare veramente, diventa prima di tutto un modo per dividere le proprie ansie rispetto a qualsiasi cosa, e poi, se nella persona cui ci riferiamo riponiamo assoluta fiducia, allora, tutto è più facile.

Ho letto che soprattutto le malattie dermatologiche, che più di altre hanno a che fare con malesseri che si palesano attraverso la nostra pelle, possono anche sparire improvvisamente, come sono arrivate, proprio perché il problema, inteso come un malessere interiore, è stato superato.

In genere c’entrano le persone che abbiamo accanto, capaci di guarirci e pure di farci ammalare. Oltre naturalmente ad un bravo medico, nel quale noi abbiamo assoluta fiducia.

Eccola di nuovo, la fiducia! Eppure i bravi dottori sanno bene quanto sia importante il rapporto con il paziente e riscoprono il valore dell’empatia nel proprio lavoro, curando ancor prima la persona, della malattia.

La nostra mente, alla fine, è capace di cose incredibili e l’effetto placebo ne è la dimostrazione; quante volte è stato dimostrato che una cura nella quale crediamo ci dia risultati ben superiori al reale risultato. Purtroppo è anche vero il contrario, quindi se ci convinciamo di qualcosa di negativo e come se l’attirassimo e c’è bene poco da fare…

Ecco perché l’educazione alla fiducia, quando si è bambini risulta così importante: nel momento in cui crediamo davvero in noi, questo ci aiuterà a superare le inevitabili magagne della vita, anche quando sono disagi fisici, malattie, perché alla fine rappresentano dei piccoli incidenti e, come quando ci sbucciavamo le ginocchia, se basta un bacetto per farci superare  tutto, allora ci rialzeremo pronti per continuare a camminare.

La magia è proprio questa, in fondo il trucco sta nelle nostre convinzioni: se ci crediamo, in qualcosa, allora si realizzerà…

 

Il desiderio porta felicità

Se desiderio e felicità fossero l’uno la conseguenza dell’altro la questione non si porrebbe.

Tutti rincorriamo la nostra felicità, nel senso che per ognuno di noi ha modi differenti di raggiungerla ma ciò che per tutti funziona è la leva del desiderio, inteso come progetto, di qualsiasi tipo.

Da bimbi, la realizzazione dei nostri desideri coincide con un gioco, un gelato o un momento di allegria in famiglia. Poi si cresce ed ognuno di noi prende strade diverse, coltivando sogni molto differenti, alla fine però conta che esistano, questi sogni, che ci diano il motivo per alzarci la mattina e sorridere.

Nel momento in cui pensiamo di realizzare qualsiasi cosa, che sia un progetto di lavoro, uno di vita vita con qualcuno, un viaggio o solamente un bagno caldo, abbiamo qualcosa da realizzare quindi qualcosa per cui vivere. Ma non sono solo questi i sogni che ci fanno stare meglio.

Ecco qui la magia della diversità tra noi tutti. Per me può essere entusiasmante una serata con bagno caldo, musica e cena a letto, facendo di volta in volta ciò che mi piace di più; per altri andare a ballare in un bel locale con amici con cui condividere musica etc…

L’importante è di averli, i progetti per qualcosa di bello, ed averne la consapevolezza, nel momento stesso in cui si sta vivendo quella situazione. Perché alla fine non c’entra ciò che ci rende felici ma l’attesa di quel momento e la consapevolezza quando lo realizzi. Il resto è assolutamente soggettivo.

Come sostiene Bertrand Russell “La mancanza di qualcosa che si desidera è una parte indispensabile della felicità”, proprio perché senza un progetto ma soprattutto l’entusiasmo che porta si rischia una vita amorfa.

Ed una vita senza sogni, di qualsiasi genere siano, ha un po’ meno gusto; ora, ad esempio, sogno di uscire di casa e di sentire il tepore del sole, finalmente, dopo qualche giorno di freddo e temperature sotto la media… Un desiderio piccolo-piccolo, vero, ma sono dell’idea che piccole realizzazioni portino a grandi soddisfazioni.