L’importanza di essere social

Socializzare oggi è così, inutile negarlo: tutti empatici, rivolti verso il mondo, con un’ attenzione deliziosa verso la natura, gli animali, le questioni sociali ed il pianeta intero. Commovente!!!

Quanti auguri di compleanno, sentiti, e complimenti a chicchesia rispetto qualsiasi cosa. Quanta falsità!

Ed infiniti like, cuoricini, affetto a costo zero. Certo, perché il punto è proprio questo: poca fatica.

Se, al contrario una persona necessita aiuto, aiuto vero, non risolvibile con un cuoricino, allora il social scappa come un gruppo di scarafaggi quando si accende la luce! Spariti.

Perché la reale condivisione ed il vero aiuto, gli auguri di compleanno ed una carineria, un tempo costavano tempo e denaro. Oggi costano un click, quindi è facile travisare l’interesse per una semplice abitudine, l’affetto per noia.

In un mondo ideale sarebbe fantastico potessero esistere entrambe le situazioni, quindi avere una vita social ed una brillante e spontanea comprensione verso il prossimo ed una naturale propensione ad aiutarlo.

Naturalmente esistono persone che racchiudono in sé entrambe le caratteristiche ma generalmente non è così.

Si possono usare i social per rafforzare tutto questo, non che sostituiscano l’unico possibile contatto sociale, la comunicazione affettiva, capace di creare rapporti reali.

Come dice Vittorino Andreoli, psichiatra di fama internazionale, “Quando l’uomo delega le sue funzioni più evolute a protesi digitali, innesca una regressione da “sapiens sapiens” a “stupidus stupidus”, la sua mente perde progressivamente razionalità e affettività”.

Purtroppo non è difficile comprendere le parole del professore e proprio oggi andrò ad una sua conferenza dove spiegherà questa sua affermazione e darà qualche suggerimento sul come invertire la rotta ed evitare il declino della nostra civiltà.

Il titolo di questo appuntamento è “L’agonia della civiltà”, il che non promette nulla di positivo ma penso sempre sia meglio realizzare di avere un problema, piuttosto che credere che infiniti sintomi siano solo l’effetto di fugaci disturbi.

Così non si riesce a curare nulla e se ci fosse qualche piccolo rimedio in grado di porre fine a questo esasperato individualismo, credo sia nostro dovere, oltre che diritto, venirne a conoscenza.

Non per salvare il mondo, ma almeno per salvare se stessi…

 

 

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