Collaboriamo?!

La magia del team!!

Uso spesso le citazioni e me ne viene in mente subito una che dice: “Chi fa da sé fa per tre“; ottima se vogliamo parlare del fatto che una persona debba imparare ad agire con la propria testa, le proprie forze, in totale autonomia. Ma questo è un altro discorso.

É quando si parla di unire le forze per far meglio ciò che vogliamo/sappiamo fare. La dimostrazione che la collaborazione sia un’ottima cosa è data dal fatto che soprattutto di questi tempi, se si vuole fare al meglio un qualsiasi lavoro, è utile avvalersi della collaborazione di altri professionisti, non solo nel proprio stretto campo di competenza ma anche di chi è in grado di fare bene qualcosa che, affiancato al nostro modo di lavorare ci dia quella marcia in più capace di farci raggiungere vette più alte.

Succede che avere la capacità di creare un team di esperti intorno a noi ci dona la possibilità di ottenere risultati migliori e, magari, accontentare un target più esteso di clienti, quindi guadagnare di più.

Ecco quindi che troviamo bar, dove oltre a bravissimi barman c’è una persona che si occupa di libri e letture e nascono così i bar letterari, dove la clientela può frequentarli non solo per la prima colazione o la pausa pranzo/caffè, ma anche per rilassarsi in compagnia di un libro e magari condividere serate di conversazioni interessanti.

Oppure la parrucchiera che ha all’interno del suo salone un angolo per intrattenere i bambini, mentre le mamme stanno facendosi la piega e tutti quei lavori che, integrando un professionista di genere affine, può accontentare un target ben più ampio.

Il team: si sa che quattro occhi sono meglio che due e due menti, soprattutto se in sintonia, riescono a stupire per i risultati ottenuti e regalano l’opportunità a tanti professionisti, di condividere la propria professionalità per aumentare il ritorno di tutti.

Una bella abitudine che sta crescendo, soprattutto in questi tempi, dove, se si uniscono le forze abbiamo maggiori possibilità di successo e soddisfazione personale!

Quindi, che ne dite, collaboriamo?

Parole in disuso

Quasi cimiteriali, direi. Parole desuete, appunto. Inutile dirlo, anche il linguaggio è cambiato ed ogni anno vengono aggiunti vocaboli che sono diventati di uso comune ed entrano, di diritto, nel nostro modo di parlare e a volte di scrivere.

Naturalmente ci sono parole che non si usano più, almeno non così frequentemente, soprattutto nelle conversazioni di tutti i giorni. Poi certo, la differenza tra il linguaggio parlato e scritto rappresenta un’altra questione, ne parleremo…

Pensavo che da tempo non sento persone utilizzare termini come bislacco, ramanzina, smargiasso, tanti altri, evidentemente poco “trendy” e, senza polemica, persino il di nulla, grazie, prego, salute, permette etc, pure queste si sentono davvero poco. Peccato!

Eppure ci si affeziona alle parole, rappresentano un proprio stile, tanto che ricordo mio nonno pronunciarne alcune che sono diventate rare, direi. Mi chiamava “signorina” anche quando avevo 4 anni! Altri tempi e a dire il vero, un poco di nostalgia ce l’ho.

Abbiamo però tutti imparato molte parole anglofone e ci sentiamo parte del mondo usandoli, spesso a sproposito, proprio perché non appartengono al nostro vocabolario di sempre.

Da tempo siamo abituati ad usare parole che sono strettamente legate al mondo informatico, vedi  linkare, swicciare etc… Oppure altre che sono ormai nostre, vedi mission, location, spesso usate a sproposito, e borderline, usato con accezione quasi positiva…

Dipende da infiniti fattori l’uso di un determinato vocabolario, rispetto ad un altro, il linguaggio usato in famiglia, che ha anche a che fare con l’educazione ricevuta. E poi il percorso scolastico, il lavoro, le amicizie…

Certamente tutto questo influisce ma rimane assodato che tutti noi, negli ultimi anni, abbiamo acquisito parole che non facevano affatto parte del nostro modo di parlare e ne abbiamo quasi dimenticate altre, come se la nostra evoluzione come persone, includesse questo meccanismo, al quale nessuno può scappare!

Ci avete mai pensato a tutti quei termini famigliari che da un pezzo non usate più e a quelli che da poco vi trovate a pronunciare, perché appresi dal linguaggio corrente, soprattutto se avete figli adolescenti in casa?

Ecco, questo intendo…

 

Siamo volubili?!

Inutile negarlo, il modo di vivere questa vita ci spinge inesorabilmente ad essere sempre più volubili, volente o nolente.

E non è questione di elasticità di idee, è proprio che a volte ci portano ad essere una cosa e subito dopo l’esatto contrario, perché così puoi andare avanti, diversamente stai fermo. E non si può.

Quando scegliamo l’acquisto di un qualsiasi oggetto abbiamo il tempo per cambiare idea, per poi pensare che effettivamente non era di quello che avevamo bisogno. Si rimanda indietro e via…

Rispetto ai viaggi decidiamo di andare al mare ma, guardando le offerte sul web ecco che potremmo recarci in un’ altra località, completamente diversa come clima, tipo di vacanza etc…. ad un prezzo inferiore: venduto!!

L’enorme scelta di qualsiasi genere ci porta inesorabilmente ad essere meno fermi sulle nostre scelte, il che non so se sia un bene o meno. Perché la conseguenza ovvia è che questo meccanismo faccia parte di noi anche quando ci sono di mezzo altre questioni, come persone/situazioni/sentimenti. Volubili sempre, insomma!

Sta aumentando l’abitudine, tra i più giovani, di scegliere il partner, anche occasionale, attraverso piattaforme dove si possono trovare in base ai propri gusti e nel giro di qualche clic ottenere un appuntamento che di certo andrà a buon fine, proprio perché anche l’altra persona sta cercando le stesse cose con le identiche modalità.

Così ho parlato con una persona che usa queste applicazioni per trovare incontri e mi confermava che ci sono tantissimi iscritti, appartenenti ai più differenti ceti sociali e che gli incontri che ne scaturiscono sono comunque ben selezionati e privi di sorprese.

Il meccanismo però porta inesorabilmente a continue uscite con differenti persone che se non corrispondono, anche per piccoli dettagli, alle aspettative, vengono ricambiate e accantonate, per passare oltre: nuovo giro, nuovo regalo.

In tutto questo mi viene in mente la possibilità che una persona, anche solo per difesa, utilizzi un atteggiamento ben differente dal suo reale, perciò sia scartato per un motivo, in realtà inesistente.

Inutile, colpisce il fatto che non ci siano fasi, necessarie a mio avviso, per far sì che due soggetti si conoscano con un minimo di tempo a disposizione, perché una qualsiasi relazione possa crescere, non fermarsi così, giusto per un fraintendimento…

Ma come ripeto sempre, ognuno è libero di fare ciò che vuole…