Confort zone e calcolo del rischio…

La confort zone è di tutti, perché necessaria nella nostra vita: è uno stato mentale, una situazione di tranquillità che ci regala il rimanere in contatto con persone e situazioni che conosciamo bene e che ci toglie paure e stress. Può essere rappresentata da una casa ma anche solo da una stanza, addirittura un divano…

Però ci toglie la possibilità di sperimentare situazioni/persone nuove per trovare una situazione migliore.

Fantastica confort zone! Ma meraviglioso uscirne, per provare altre condizioni e metterci alla prova.

Perché di questo si tratta: la comodità del conosciuto  con la scomodità dell’ignoto. Ed il rischio di avere l’occasione di stare molto meglio! Ecco, il rischio e soprattutto la paura che ne deriva…

Anche nel mondo del lavoro è di certo più facile lamentarsi in continuazione piuttosto che lasciare la terribile ma sicura zona franca e buttarsi in nuove avventure. Chi lo fa, anche se non riesce a raggiungere tutti i propri obiettivi, di certo si arricchisce di un’esperienza unica.

Più spesso si è come imbozzolati in una situazione dalla quale non è così facile togliersi, ma la cosa importante è compiere il primo passo, tutto il resto viene di conseguenza e le sorprese sono spesso molto piacevoli.

Per non parlare dell’effetto domino, nel senso positivo! A volte possono presentarsi ottime occasioni a catena e darci così una maggior spinta e soddisfazione, quello di cui avevamo davvero bisogno!

Purtroppo non esiste una formula magica che ci possa guidare su una strada piuttosto che su un’altra, ma abbiamo la capacità di analizzare la nostra situazione del momento ed averne la consapevolezza, giusto per capire se davvero siamo soddisfatti di ciò che facciamo, oppure basterebbe un minimo sforzo per trovare il sorriso, ogni giorno.

Perché a volte, è solo una questione di punti di vista, e spesso la vita non siamo in grado di controllarla, programmarla, tanto quanto non abbiamo il potere di viaggiare se stiamo fermi in un solo punto.

Basterebbe solo muoversi un poco per capire se può valerne la pena. E aprire quella porta, andare…

Attenzione, attenzione!

Allerta meteo! Allerta attentato! Attenzione…

Vivere con i sensi sempre attenti, in attesa che arrivi la catastrofe!

Una vera fatica, e lo sanno bene quelli che devono farlo davvero, perchè una minima distrazione potrebbe mettere fine ai propri giorni!! Chi ha partecipato ad una guerra, intendo quelle vere, non quei giochi durante i quali cerchi di beccare con un arma giocattolo il nemico della squadra opposta!!

La chiamano infatti sindrome del Vietnam ma non è altro che  un disturbo da stress post traumatico, cioè la conseguenza ad un periodo stressante che porti alla situazione di continua vigilanza.

Senza tirare in ballo il PTSD, Post-Traumatic Stress Disorder, oggi siamo un po’ tutti portati ad avere un livello di attenzione così alto.  Ogni evento, anche il cambio di tempo metereologico, viene vissuto in maniera traumatizzante, anche quando reali motivi non esistono.

Ed ecco che l’informazione, ancora una volta, è responsabile dei nostri stati d’animo.

Dipende poi dal carattere e dal livello di stress cui siamo sottoposti ma di certo non aiuta che ogni evento sia preannunciato come attesa di una catastrofe.

Leggevo di uno studio relativo al sonno dei bambini, perché si sa che quando si diventa adulti il rapporto con il dormire si complica. Ebbene, i bimbi dei paesi industrializzati, soprattutto quelli che abitano nelle metropoli non dormono sonni tranquilli e sono stati riscontrarti tantissimi, troppi casi, in cui il sonno non li fa riposare come ne avrebbero bisogno, creando dei veri e propri disturbi.

Si sa che i bimbi vivono di riflesso allo stato emotivo dei genitori ed una famiglia sottoposta a stress eccessivo, anche riguardo il rumore,  non genera sonni tranquilli.

Poi, di contro, ci sono persone che riescono a rilassarsi maggiormente nel caos, rimane però innegabile che trascorrere la propria vita in una realtà agreste, con spazi più grandi ed il solo rumore della natura, sia indice di un dolce dormire, sempre se il gallo non decide ogni mattina di salutare il sole con estrema solerzia!

L’esperienza conta?!

Senza l’esperienza niente può essere conosciuto sufficientemente. Infatti “Sono proprio due i mezzi del conoscere: la dimostrazione e l’esperimento.”

Anche non tirando in ballo Bacone e compagnia bella, direi che si può concludere che senza aver provato, non si può sapere nulla. Esempio semplice: come facciamo a sapere che il fuoco scotta se non abbiamo esperienza nostra o di qualcuno che abbia provato a mettere in contatto se stesso o un oggetto con il fuoco?

Possiamo studiare tutto sul fuoco e per questo non sfidarlo ma certo è che se ne abbiamo esperienza, allora ne siamo certi senza ombra di dubbio.

Per lo stesso motivo non possiamo conoscere qualsiasi altra cosa senza averla sperimentata. Così funziona sul lavoro:  a scuola hai studiato una materia ma è quando la devi mettere in pratica che la fai realmente tua e con l’esperienza la conosci sempre più a fondo.

Ecco, quindi, l’importanza dello studio e della formazione, ad ancor più dell’esperienza, quella in grado di approfondire e darti la possibilità di metter in pratica la teoria.

Proprio la differenza tra teoria e pratica, cioè dalle parole ai fatti.

A parole siamo tutti allenatori di calcio quando vediamo una partita, psicologi quando ascoltiamo i problemi di amici e chef stellati a tavola. Poi, però, al momento in cui, ad esempio,  metti in pratica le tue incredibili doti culinarie ti ritrovi una cena da buttare nella pattumiera e le pive nel sacco.

Perché qualsiasi mestiere, per portare a casa risultati deve scontrarsi con la realtà ed il tempo, bisogna sbagliare e riprovare, a volte dieci, altre mille volte,  e solo così si può migliorare fino al momento in cui si è abbastanza sicuri per poter garantire sempre un ottimo risultato. Qualsiasi cosa tu stia facendo, anche un castello di sabbia.

A questo proposito vorrei ricordarvi quando, muniti di secchiello e paletta, rastrello ed altri accessori, volete mostrare ai figli le vostre capacità costruttive in riva al mare. Conoscete i trucchi: sabbia bagnata, distanza dalle onde del mare, legnetti in aiuto per decorare… Questa sì che è la dimostrazione dell’esperienza!

Poi arrivano i piedi della sorella o di altri bambini e via… tutto distrutto!!! Perché l’esperienza è la dimostrazione che con l’impegno di può creare tutto, sempre tenendo conto delle infinite insidie create da agenti esterni!!

Il fallimento…

Quando pensi di fallire puoi riuscire in tutto!!

L’ho letto da qualche parte, e pensandoci bene quando sbagli dovresti imparare qualcosa, quindi il fallimento è terapeutico quanto lo è sbagliare. Senza errori come si fa ad imparare qualsiasi cosa? Impossibile!

Eppure tutta questa paura di fare perché c’è poi il rischio di cadere in errore…

Quante cose sbagliamo, anche facendoci male, prima di essere in grado di farle correttamente! Ricordate le cadute con i pattini, in bicicletta? Mettendosi alla prova fisicamente, e cercando di superarsi è davvero impossibile non cadere.

E così vale anche per le prove che fisiche non sono, ed a volte risultano ancor più difficili!

Quindi non dire ciò che provi ad una persona, perché c’è il rischio che non provi altrettanto e che tu possa essere deluso, ad esempio!  Ma pensate se alla fine anche l’altra persona nutre gli stessi sentimenti e per lo stesso motivo non si dichiara. Un disastro! Entrambi destinati ad una vita diversa da quella che potrebbe riservare un grande amore!

Oppure semplicemente si sogna di fare qualcosa per tutta la vita ma non si ha il coraggio di mettersi in gioco perché il rischio è appunto il fallimento!

Va bene, allora rimaniamo tutti nella confort zone, tranquilli, senza rischiare, e naturalmente lamentandoci della vita piatta e noiosa, che non ci consente di vedere realizzati i nostri desideri!

Un vecchio detto, ” Chi non risica, non rosica” riassume appieno il concetto.

Invece facciamole tutte, quelle cose che ci piacerebbe  fare, ma di cui abbiamo paura, diciamole, quelle parole che abbiamo in gola e sembra vogliano uscire ma poi, chissà il perché, rimangono lì!

Perché poi, va a finire che potrebbe pure andarci bene, ed i nostri piccoli/grandi sogni rischierebbero  di realizzarsi e alla fine ci toccherebbe pure sentirci felici davvero… Sia mai!!

Perfetto, diamoci da fare, che la felicità o un attimo di soddisfazione sono spesso a portata di mano, a volte molto più di quanto possiamo credere!!

Basta solo un po’ di coraggio.