ROI, questo sconosciuto.

Il ROI, Return on investmen, è un concetto principalmente economico, usato nella pubblicità, per la maggior parte dei casi da chi ne sa, magari anche molto, di economia, ma non conosce granchè di comunicazione, o pensa di saperne.

Nonostante esista una formula ben precisa di calcolo per ottenerlo, mi rifiuto di credere al risultato cui porta.

Troppe sono le variabili da prendere in considerazione quando si tratta di un’azione di marketing pubblicitario.

Ricordo un appunto di Marco Montemagno, proprio riguardo a questo, e sosteneva che i clienti che vogliono risultati calcolati ancora prima di muoversi su qualsiasi mercato, sono inascoltabili. Concordo appieno.

Poi, dal momento in cui ognuno è padrone di chiedere ciò che vuole, quando un cliente me lo chiese non troppo tempo fa, gli risposi argomentando la questione variabili e lui mi argomentò riguardo ad un suo Master in Economia, preso in un ateneo statunitense di indubbia fama.

“Perfetto” gli risposi, e calcolai, secondo la formuletta, il ROI che chiedeva.

Succede spesso che siamo troppo rigidi rispetto a ciò che facciamo. Forse troppo sicuri di ciò che sappiamo, senza prendere in considerazione un minimo di elasticità mentale, capace di mettere d’accordo chiunque, soprattutto nel mondo del lavoro.

L’esperienza insegna che non esistono regole troppo rigide, nella comunicazione, che non possano essere sovvertite in qualche modo.

Naturalmente a vantaggio del cliente e del risultato del lavoro.

Per il resto ognuno la pensa come vuole e da tempo ho smesso di cercare di convincere chicchesia riguardo qualsiasi cosa.

Eccezion fatta rispetto ai figli, ma anche con loro il risultato non cambia.

Tornando al ROI e al cliente del caso, la situazione andò così: il lavoro lo presi, lo feci e, a distanza di 3 mesi, realizzai che il calcolo di cui sopra non fosse nemmeno vicino ai risultati ottenuti.

Ma, come si dice, il cliente ha sempre ragione.

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