Problem solving

Da anni si legge ovunque, e nel mondo del lavoro è richiestissimo chi si rivela un ottimo problem solver.

Perchè la vita lavorativa è colma di problemi e non è uno scherzo essere in grado di affrontarli nella maniera migliore e risolvere.

Non è così semplice!

Perchè per ogni situazione/difficoltà da risolvere, esiste un percorso che porta nella maniera più diretta/semplice a raggiungere la soluzione.

É stato scritto moltissimo sull’argomento, quindi sulle tecniche per affrontare ogni tipologia di problema e se volessimo riassumerle si potrebbe stilare una semplice lista di operazioni che seguite con criterio dovrebbe portare alla soluzione di qualsiasi tipo di problema.

Prima fra tutte la descrizione dettagliata della situazione, l’analisi delle cause che l’hanno portata ad esistere, le possibili alternative di soluzione, la scelta e la messa in pratica.

Detto questo, l’atteggiamento col quale ci si approccia  ad ogni problema è determinante per la soluzione dello stesso e da sempre sosteniamo che pensare positivo aiuti, e non di poco.

Ed è questo l’atteggiamento che un bravo problem solver assume.

Perchè non sono da sottovalutare le pressioni esterne e lo stress derivante, nel momento in cui si prendono le decisioni necessarie per la soluzione di qualsiasi questione ed è qui che viene fuori la vera anima di chi è capace davvero.

E risolvere realmente un problema significa essere in grado di sradicarlo completamente. Oppure si è solo tamponata la situazione che sicuramente può esplodere a breve con conseguenze ben peggiori.

Generalmente, infatti, per riuscire a risolvere qualsiasi situazione si presenti, nel lavoro ma anche e soprattutto nella vita, bisognerebbe allenarsi fin da ragazzi. Affrontare ogni difficoltà si presenti man mano e risolverla senza accantonarla o procrastinare significa già sapersela cavare.

Una caratteristica che si possiede o meno. Poi si può affinare e sviluppare ma il carattere/DNA di una persona lo svela da subito.

Chi nella vita sotterra i problemi o scappa da essi, prima o poi si ritroverà a doverli affrontare, magari tutti insieme.

Molto più semplice, invece, prenderne consapevolezza immediata ed affrontarli. Solo così potremo risolverli con maggior facilità. Una forma di responsabilità che ci prendiamo e senza la quale non si può affrontare nulla, figuriamoci risolvere!

Quindi grande rispetto per ogni bravo problem solver, capace di rimettere l’ordine dove prima c’era confusione, nel lavoro, e nella vita.

ROI, questo sconosciuto.

Il ROI, Return on investmen, è un concetto principalmente economico, usato nella pubblicità, per la maggior parte dei casi da chi ne sa, magari anche molto, di economia, ma non conosce granchè di comunicazione, o pensa di saperne.

Nonostante esista una formula ben precisa di calcolo per ottenerlo, mi rifiuto di credere al risultato cui porta.

Troppe sono le variabili da prendere in considerazione quando si tratta di un’azione di marketing pubblicitario.

Ricordo un appunto di Marco Montemagno, proprio riguardo a questo, e sosteneva che i clienti che vogliono risultati calcolati ancora prima di muoversi su qualsiasi mercato, sono inascoltabili. Concordo appieno.

Poi, dal momento in cui ognuno è padrone di chiedere ciò che vuole, quando un cliente me lo chiese non troppo tempo fa, gli risposi argomentando la questione variabili e lui mi argomentò riguardo ad un suo Master in Economia, preso in un ateneo statunitense di indubbia fama.

“Perfetto” gli risposi, e calcolai, secondo la formuletta, il ROI che chiedeva.

Succede spesso che siamo troppo rigidi rispetto a ciò che facciamo. Forse troppo sicuri di ciò che sappiamo, senza prendere in considerazione un minimo di elasticità mentale, capace di mettere d’accordo chiunque, soprattutto nel mondo del lavoro.

L’esperienza insegna che non esistono regole troppo rigide, nella comunicazione, che non possano essere sovvertite in qualche modo.

Naturalmente a vantaggio del cliente e del risultato del lavoro.

Per il resto ognuno la pensa come vuole e da tempo ho smesso di cercare di convincere chicchesia riguardo qualsiasi cosa.

Eccezion fatta rispetto ai figli, ma anche con loro il risultato non cambia.

Tornando al ROI e al cliente del caso, la situazione andò così: il lavoro lo presi, lo feci e, a distanza di 3 mesi, realizzai che il calcolo di cui sopra non fosse nemmeno vicino ai risultati ottenuti.

Ma, come si dice, il cliente ha sempre ragione.

Viaggiare per lavoro.

Oggi lavoriamo in remoto, possiamo spostarci il meno possibile ma in realtà siamo sempre in movimento: perché i clienti prima o poi ti vogliono vedere. É necessario.

Quindi è tutto un movimento tra mezzi pubblici, treni, auto etc…

Funzionassero perfettamente non ci sarebbero problemi ma dal momento in cui si sale su un autobus per percorrere 30/40 minuti di percorso, ci accorgiamo immediatamente che potrebbe andare molto meglio.

Tanto per iniziare diventa impossibile sedersi, e non perchè i posti siano occupati da persone anziane o signore in gravidanza: avrebbero la mia approvazione. Ma perchè seduti ci stanno bimbi/ragazzi, ed accanto a loro, genitori che fanno finta di nulla. Non mi addentro su questo argomento, non è il caso!

Allora continuiamo sulla scia dei nostro  modo di spostarci, prendendo unicamente in considerazione i nostri movimenti. E con noi i nostri strumenti di lavoro.

Ognuno ha i propri: mi capita spesso di vedere strumenti musicali, il più delle volte persone che usano pc, Mac, tablet per procedere con il proprio lavoro mentre il treno corre sui binari.

Corre, non sempre. Spesso si ferma in aperta campagna, sembra senza motivo. Oppure, come nel mio caso, sul Frecciarossa, si continuano a scusare: per la porta della seconda carrozza aperta, per il ritardo…

Invece di scusarvi apprezzeremmo il rimborso del biglietto, ad esempio!

Ma non siamo polemici, per carità! Avremo più tempo per lavorare, per immergerti nei nostri pensieri…

Così vorrei toccare un altro tasto:  veniamo informati erroneamente sul wi-fi del Frecciarossa, che non è affatto vero che funzioni, e ci troviamo a percorrere viaggi interminabili senza la possibilità di lavorare come vorremmo.

Poi conosciamo il modo per mettere in contatto il nostro smartphone con il pc e di risolvere la questione. Ma non è questo il punto.

E non tutti lo sanno. Sono le informazioni ad essere sbagliate: se dichiarate il wi-fi libero su certi treni, così deve essere.

Vogliamo poi parlare della temperatura polare nelle carrozze? Sarà fine estate ma viaggiare con 18° per più di tre ore può solo portare ad un malanno.

Sempre una questione di buonsenso. Allora proporrei un appello: “Buonsenso sui treni delle ferrovie italiane, presente?!”

Nessuna risposta.

Informazione e sue fonti.

Essere informati. Sempre e su ogni cosa, anche contro la nostra volontà.

Sì, perché volente o nolente, anche mentre siamo sintonizzati su qualsivoglia frequenza radiofonica, ci investono con le notizie del momento. Di qualsiasi genere.

Per questo siamo più informati? Ma va’, siamo solo più bombardati da ciò che vogliono farci sapere!

Ci sentiamo tutti più saccenti perchè ascoltiamo e sappiamo. Mi rendo conto di quante informazioni false ci arrivino in ogni momento, da qualsiasi mezzo di informazione, soprattutto il web.

Bisogna verificare,decisamente.

Le fonti sono importanti e se leggiamo che mangiare rucola ogni giorno fa dimagrire non corriamo dal fruttivendolo a comprarne quintali, perchè se approfondiamo l’argomento realizziamo di certo che c’è ben altro dietro un ottimo proposito di dimagrimento!

Così per qualsiasi altro argomento e, cosa più pericolosa, ciò che sentiamo/vediamo in tv o leggiamo sui giornali è sempre da bere come una medicina, non da ingollare tutto in un fiato, come acqua fresca di fonte.

Così leggiamo su un quotidiano notizie che su un altro sono diverse ed ecco svelato l’arcano: l’informazione non corrisponde alla realtà.

Come nella vita quotidiana: se siamo testimoni di un accadimento ne traiamo delle conclusioni; se ce lo raccontano, anche la persona più fidata al mondo, sarà sempre il risultato del suo modo di vederla/intenderla: una visione diversa.

Figuriamoci poi se chi racconta lo stesso è influenzato da idee politiche, preconcetti e soprattutto sa di poter dire/non dire determinate cose!

Cambia tutto!

Ecco perché spesso mi chiedo come sarebbe possibile vivere in un mondo migliore.

In parte si potrebbe partire dal non credere pedissequamente a tutto ciò che leggiamo/sentiamo. Perché può influenzare il nostro modo di porci, oltre naturalmente a rovinare le nostre giornate!

Ragioniamo con la nostra testa, usiamo il nostro cuore e cerchiamo di non giudicare “per sentito dire”.

Ed insegniamolo ai nostri figli, perché un conto è vivere seguendo l’opinione pubblica, un altro é usando il proprio cervello.

 

 

Avere ragione. Sempre.

Chi la pensa così non fa di certo parte del mio mondo.

Trovo che si sbagli in continuazione, nelle piccole cose. A volte nelle grandi, ma siamo umani, non macchine.

E quelli che pensano di sbagliare poco sono i peggiori: non sono in grado di comprenderlo perché sbagliano pure in questo ragionamento!!

Alla fine si pensa di avere la verità in tasca, senza accorgersi che la stessa situazione si può vedere da prospettive diverse.

E poi, come ci è arrivata quella ragione, nelle tasche?

La convinzione di sapere/conoscere a fondo ogni contesto, quindi essere depositari della verità, è come essere convinti di conoscere tutto su un argomento, non avere più nulla da imparare. Qui sta lo sbaglio.

É una forma di presunzione.

Sarà che io penso sempre di non sapere abbastanza su un qualsiasi argomento ed approfondisco in continuazione.

Per mia natura, sicuramente, per lavoro, che incontra la mia stessa natura,  e perché sono convinta dell’assoluta ignoranza di chiunque.

Un po’ la storia della nonnina, che a 95 anni diceva di non voler morire soprattutto perché ogni giorno avrebbe potuto imparare ancora qualcosa. E ancora, e ancora.

Un po’ perché la verità per una persona è come una prospettiva. Se una foto la scatto io, il risultato è determinato da me, ma se chiunque altro decide di ripetere l’identico scatto, il paesaggio cambia. Ma va’?!

E di verità assolute, nella vita, incontrastabili, ce ne sono davvero poche.

Comunque, a tutti quelli che credono di avere sempre ragione, ed insistono, direi tranquillamente: “Rilassatevi! Tanto la terra gira nella stessa maniera e tutto prosegue anche senza la vostra opinione. E capita, nella vita, di avere anche torto!”

Consiglio di riderci sopra, o berci sopra, se preferite!

Sennò continuate a credere di essere nel giusto e un giorno capirete che è come camminare su un leggero strato di ghiaccio: prima o poi cederà.