Emozioni a vendere

Tutti a caccia di nuove emozioni.

Se non ti sei lanciato da un ponte, ed intendo senza avere idee di suicidio, puoi buttarti in un punto del mare dove ti troverai faccia a faccia con gli squali.

Invece di fare bird watching, che è da sfigati perché non c’è pericolo, meglio cercare serpenti velenosi e fare a gara tra chi viene morso e riesce in meno tempo a coprire la distanza chilometrica per raggiungere un ospedale e farsi iniettare il siero che combatta esattamente quel tipo di veleno.

Sennò sei “out”.

Oppure molto di moda tutti quegli sport dove il pericolo esiste davvero.

Ci sono tante persone poco atletiche, visibilmente non allenate, che si buttano in rischiosissime prove col parapendio/deltaplano, rafting e kitesurfing, in luoghi dove il vento è così forte che ti porta tranquillamente a casa senza il bisogno del biglietto aereo di ritorno.

Perché di questi tempi l’importante è mostrare coraggio, soprattutto mostrarlo.

Quello vero, intendo la forza di esporsi realmente, di togliersi la maschera che si tiene addosso, è molto più difficile da trovare.

Allora via con il rischio per il nostro corpo, la nostra vita, un po’ una sfida tra noi e la natura.

Invece assolutamente bloccati quando ci viene richiesto di mostrarci al di là dei tatuaggi, l’abbigliamento aggressivo e le parole centellinate.

Molto più complicato aprirsi alle emozioni vere, quelle che ti scoprono veramente, ma che sanno regalare sensazioni uniche. Indimenticabili.

A volte una frase dettata dal cuore, ha maggior forza di una corsa sfrenata su un’auto da corsa.

Altra sensazione, direte, ed entrambe dettate dalla passione.

Ma, scusate, volete mettere una località che vi piace, con accanto una persona che vi trasmette qualcosa di bello e l’idea di condividere a presto altre emozioni, in un crescendo di aspettative?

Preferite ancora la corsa sfrenata o qualche altra diavoleria adrenalinica?!

De gustibus…

 

 

Lasciare il segno. Sempre.

Adoro la scrittura perchè rappresenta un modo per lasciare il segno: le tue parole restano.

In generale, anche per chi non ha la passione/capacità di fermare le parole e dar loro una forma scritta, è importante lasciare una traccia della propria presenza. Un ricordo, possibilmente buono.

Qualsiasi sia una tua caratteristica è bello che la gente ti associ a quella, magari non ad una cattiva.

Mi chiedevo del perchè io fossi poco fisionomista. In realtà non mi ricordo di chi non mi abbia colpita per qualche motivo.

E non intendo solo a livello fisico.

Pensiamoci bene. Se ci viene presentata una persona che non ci trasmette nulla, il nostro cervello non la prende nemmeno in considerazione, come se andasse direttamente nello SPAM della nostra mente. Oppure nel cestino.

Al contrario, se l’individuo è interessante, lo riconosceremo. Da lontano.

Perchè il nostro cervello è in grado di selezionare, spostare, cancellare o rendere indelebile qualsiasi informazione.

Ed è bello ricordarsi il suo nome, anche se ti è stato presentato da tempo. Un segno importante.

Fantastici siamo!

Allora come si può lasciare il segno? In molti hanno scritto sull’argomento e la conclusione rimane la stessa: ognuno può lasciare un’ ottima impressione di se stesso, dipende dalle sue caratteristiche. Anche ne avesse solo una speciale, a volte può essere determinante per colpire quella persona.

Se poi sei un insieme di qualità incredibili, allora sarai certamente ricordato da tutti.

Questo serve soprattutto nel mondo del lavoro.

Lasciando un ottimo ricordo di noi, saremo scelti da chi sta cercando collaboratori, rimarremo nella mente di chi ci ascolta, con i nostri progetti, le nostre idee, ed avremo maggiori possibilità di colpire il target di riferimento, se quello è il nostro obbiettivo.

Impressioniamo, lasciamo una traccia di ciò che siamo, del nostro sorriso, la voce, la dolcezza, la capacità, l’intraprendenza, l’impegno, la simpatia, lo sguardo, il modo di porsi/lavorare.

O rimarremo come impronte sulla sabbia: alla prima onda lunga non ci sarà più traccia di noi.

Naaaaaaaaaaa!

 

Collaborare/condividere

Nel lavoro e nella vita di tutti i giorni.

Com’è difficile collaborare/condividere, avere ottime relazioni di lavoro, e pure private, con le persone intorno a noi.

Il grande Monty, Marco Montemagno, dice:”Non c’è bisogno di andare d’accordo per lavorare insieme” ed argomenta col suo stile accattivante, elencando una serie di regole che potrebbero aiutarci ad avere la meglio.

Riassumendo il Monty’s pensiero le variabile sono tante, davvero tante, perchè nel mondo tante sono le teste che bisogna vadano d’accordo.

E se, nella vita privata, non ti aggrada una persona, non la frequenti, ma nel mondo del lavoro succede di collaborare con persone con le quali non si vorrebbe condividere nemmeno un caffè. Ma è necessario.

“Non sopporti un cliente, ma ti permette di pagare le bollette di casa”. Già questo un argomento sufficiente, perchè scegliere con chi lavorare è decisamente un lusso che la maggior parte delle persone non si può permettere.

Inoltre ci sono individui insopportabili ma con capacità manageriali notevolissime: sarebbe sciocco non collaborare con loro solo perchè sono poco sopportabili!

E qui si ritorna ad un tema importante: il lavoro in team, che implica, prima di tutto,  collaborazione e motivazione, gestione delle risorse, obbiettivi in comune.

E il lavoro di squadra, il team work, è capace di regalare risultati inaspettati.

Se il gruppo condivide uno scopo ed è capace di lavorare in stretta collaborazione, condividerà fatica/orari pesanti ma anche successi/soddisfazioni.

A volte anche condividere un insuccesso, comunque, è importante.

Per far funzionare il team è necessario il metodo, certo, ma soprattutto un certo “feeling” tra tutti i componenti. Va da sé che se ci sono persone che non vanno d’accordo o sono prevaricanti non funziona come dovrebbe.

Per lavorare in team c’è bisogno, prima di tutto, di reale spirito di collaborazione, di condivisione, oltre che di mentalità flessibili, elasticità di vedute ed un ottimo project manager, capace di coordinare tutti e risolvere eventuali problematiche.

Insomma, come per ogni cosa, è un mix di cui si ha bisogno. Anche elasticità mentale, spirito di adattamento.

Ma la cosa più importante, rimane il comune obbiettivo. Concentriamoci su ciò cui vogliamo arrivare, fortemente,  e sulle persone che ci possono aiutare a raggiungere quel traguardo! Avremo certamente ottimi risultati.

Logico, no?!

 

 

La scelta è una cosa seria

Passiamo la vita a scegliere, anche senza accorgercene: prendiamo una strada piuttosto che un’altra, guidati da non so cosa: forse l’istinto, il cuore, il cervello.

Comunque scegliamo, in continuazione.

Anche quando non vogliamo farlo: nel semplice gesto di “non scegliere” scegliamo una seconda situazione, di stallo.

Spesso poi pensiamo che sia stato il nostro cervello ad avere la meglio, quando, invece l’ha fatto il cuore, oppure insieme.

Ci sono scelte difficili da prendere, in base alle persone coinvolte, alle incognite, e ci accorgiamo di aver sbagliato proprio riguardo a quelle che abbiamo deciso con maggior sicurezza.

Come ci poniamo rispetto alle scelte? Rimandiamo? Tendiamo a far scegliere gli altri per noi? Chiediamo consigli? Facciamo di testa nostra?

C’è un infinito mondo di possibilità che si apre dinnanzi ad un bivio: sembrano due strade ma spesso sono almeno il doppio, tutte ugualmente percorribili.

Non ne faccio una questione di “giusto o sbagliato” ma di modalità con cui si prendono le decisioni.

Da giovanissimi è l’istinto, in genere, ad avere la meglio, più avanti con gli anni prende il sopravvento il cervello: l’esperienza insegna.

Esistono meccanismi capaci di riproporsi infinite volte ed è per questo motivo che si tende a fare lo stesso errore rispetto a determinate situazioni.

In teoria l’esperienza dovrebbe insegnare. In pratica non funziona spesso.

É importante avere l’umiltà di chiedere consiglio a chi, pensiamo, sia più saggio!

In genere chiediamo lumi, invece, alla persona più vicino a noi, magari con le nostre stesse caratteristiche, quindi funziona poco.

Certo è che siamo tutti bravissimi a dare consigli assennati. Trovandoci poi nella stessa situazione tutto cambia: la visione distaccata aiuta.

Dovremmo avere tutti a disposizione “il grande saggio”, in grado di aiutarci nelle scelte più difficili.

In realtà c’è chi si affida solo all’istinto e chi a qualche ciarlatano. Per poi ricordare, magari a distanza di anni, di aver fatto ancora, la scelta sbagliata.

C’est la vie!

 

 

 

L’unione fa la forza

Tutti sempre, perennemente, infuriati con il mondo.

A far finta di interessarsi agli altri, quando, al contrario, non si aspetta altro che far loro uno sgambetto.

Ma dove si pensa di andare con questo modo di fare?

E poi, diciamolo, gli uomini si coprono le spalle, si difendono pure, quando possono, invece questo esercito di donne agguerrite che dicono, a parole:”Ciao, cara, come sei bella, oggi”, invece pensano “Ma quanto fai senso con quel vestito, le occhiaie, poi, sembri un panda!”

Pensavo proprio a questo, stamattina: tutto così stupido. E controproducente!

Prendo spunto dal web, dove ho letto un post interessante e diceva più o meno così: se una donna, dal momento in cui si fidanza con un uomo, avesse l’ardire di comunicare con la ex-moglie/compagna/fidanzata dello stesso, potrebbe fare con lei una bella e produttiva chiacchierata.

Come solo certe donne sanno fare, fuori dai denti, la ex potrebbe consegnare alla nuova arrivata una lista completa e dettagliata dove vengono segnati i tratti importanti della persona in questione.

Un metodo che farebbe evitare tante perdite di tempo!

Invece no. Il nuovo arrivo spreca tempo ad odiare la persona che l’ha preceduta e viceversa. Sprecano entrambe energie che potrebbero usare per aiutarsi.

Mi rivolgo al genere femminile perché lo conosco meglio e poi perché  gli uomini, in genere, non si scagliano contro gli ex senza validi motivi.

Sprecare tempo ed energie per questioni controproducenti è davvero inutile.

Utile sarebbe comunicare nella maniera migliore per far sì che il nostro domani possa regalarci il raccolto di ciò che abbiamo seminato.

E pensare che se le donne si fossero sempre aiutate e sostenute sarebbero state in grado di cambiare il mondo, che non sarebbe lo schifo che è.

Col l’età si cambia, poi, ma si capiscono certe cose quando è troppo tardi.

Sempre la Legge di Murphy: saremmo in grado di attuare la strategia vincente ma oramai non serve più: la battaglia è una storia finita.

La cura dell’abbraccio

Sei curioso di sapere come sarà la tua giornata?

Quando ci alziamo dal letto, pensiamo di dare il via alle nostre attività  in conseguenza ai fatti che succedono.

Intendo dire che se ci alziamo ed il sole splende, riceviamo una telefonata gradita, la colazione è di nostro gradimento, allora sembra che tutto giri al meglio.

Se, al contrario, la giornata si presenta buia, sotto tutti i punti di vista, cambia tutto.

Se, nonostante la stanchezza, gli impegni infiniti da affrontare, riusciamo a salutare le persone con le quali viviamo con un sorriso ed un “Buongiorno!” degno di nota, sarà l’inizio giusto.

Personalmente la mattina preferisco non sentire alcun rumore, soprattutto quello della voce di chiunque.

Ma il corpo, col suo linguaggio sa fare molto bene la sua parte. Quindi basta un sorriso, un abbraccio senza dire una parola, ed la nostra persona gioisce.

Sapete che ogni abbraccio che riceviamo e che regaliamo scatena la produzione di ossitocina? Già, è un ormone capace di incredibili proprietà per la nostra salute.

Non rafforza solo il legame con gli altri, ma è in grado di migliorare il nostro stato emotivo, quindi fisico, ed aiutarci a stare in ottima salute. Gli abbracci abbassano anche i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

Secondo autorevoli scienziati un tot di abbracci al giorno portano il nostro corpo verso:

  • un minor rischio di malattie cardiache
  • una riduzione dello stress
  • una diminuzione della stanchezza
  • un rafforzamento del sistema immunitario
  • una diminuzione delle infezioni
  • un minor rischio di depressione

Quindi, se non amate sentire la voce di chiunque la mattina appena svegli, abbracciate chi avete intorno e la vita vi sorriderà. Lo so, è un’abitudine che qualcuno ha fatto sua, altri no.

Provate, non costa nulla, ed abituate i vostri figli a questo. Lo faranno sempre, anche da grandi.

Durante la fase adolescenziale, se avete avuto con loro una discussione la sera prima, un abbraccio di prima mattina, sincero e senza rancore, può aiutare a risolvere tutto. Funziona pure con il resto della famiglia!

Ed è gratuito, di questi tempi non è cosa da poco!!!