La legge dei mi piace

Mi piace, non mi piace. Il pensiero di questa mattina.

Strettamente legata a quella del dare e avere

Se una persona vi chiede di mettere un mi piace – un like – su una pagina, certo, dipende dal grado di amicizia: se la conoscete e stimate da trent’anni è una cosa, se è un’amica dell’amico dell’amica, forse cambia.

Ma non è detto. In genere cosa fate?

Non posso rispondere per gli altri ma personalmente, se mi viene chiesto di mettere il like ad una pagina che non sia la scuola di torture ai bambini, vado a visitarla e lo faccio: ci impiego un nanosecondo. Spesso vado oltre, perché per carattere sono curiosa e guardo di cosa si tratti, ne leggo a riguardo.

Perché è semplice. No?

E qui si apre un mondo che, come anticipavo, è strettamente legato al concetto del dare e avere.

Va da sé che se nella vostra vita avete messo migliaia di like richiesti da chicchesia, così, per indole, e quando li richiedete voi non arrivano, vi farete delle domande cui di certo darete delle risposte.

I mi piace/like, questo strumento di verifica di interazione, sarebbero da analizzare da un punto di vista sociologico e psicologico relazionale ma non è questo il contesto.

Un esempio: se sulla vostra pagina, qualsiasi cosa postiate – immagine, contenuto o video – avete un utente che clicca mi piace “a mazzi”, i casi sono due: guadagna in qualche maniera dal suo click o usa il like per palesare una fortissima attrazione verso la vostra persona. 

Ora, prima di guardare i mi piace altrui, facciamo una sana disamina di come noi affibbiamo i pollici alzati e capiremo meglio la situazione.

Quante volte avete cliccato il like sull’ennesima foto della vostra amica o del vostro amico, che cambia l’immagine di profilo come voi vi cambiate le mutande, pensando cose che è meglio non dire?

Sì, a volte i mi piace li cliccano così anche gli altri.

Quelli sinceri, che non generano stupore, rimangono quelli dei familiari, dei cari amici e soprattutto della mamma: generalmente a lei basta vedere il vostro nome  scritto, che parte in preda al click incontrollato.

Ma quei click hanno un valore affettivo, sanno di “ogni scaraffone è bello a mamma sua”.

Quelli che valgono davvero sono quelli sudati, guadagnati, dopo aver scritto migliaia e migliaia di parole, quelli apprezzati da quei pochi ma sani followers che vi leggono, e attraverso le vostre parole, magari, sentono parte delle vostre emozioni. Yeah!

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